50° CONCILIO VATICANO II
La “Gaudium et spes” nelle parole del Papa in Toscana
Spetta ai governanti essere "i promotori dell’ordine e della pace tra gli uomini"; spetta a loro promuovere i diritti e tener conto "dei bisogni e delle legittime aspirazioni degli altri gruppi, anzi del bene comune dell’intera famiglia umana".
È il 7 dicembre 1965 quando papa Paolo VI firma la Costituzione sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, la "Gaudium et spes", e si era ben lontani dal prevedere le difficoltà con cui la politica avrebbe dovuto fare i conti: non solo crisi economica, ma anche calo di fiducia, antipolitica e fenomeni di corruzione e di malapolitica. Il Concilio, nel messaggio indirizzato ai governanti, li invitava a non aver timore della Chiesa fatta a immagine del suo maestro "la cui misteriosa azione non usurpa le vostre prerogative, ma guarisce l’umano dalla sua fatale caducità, lo trasfigura, lo inonda di speranza, di verità e di bellezza". La salvezza operata da Cristo, scrivono i padri conciliari, non è solo la salvezza di ogni singola anima, ma è la salvezza della famiglia umana e della sua storia. Non esistono due storie, come non esistono Chiesa e mondo come due realtà separate e spesso ritenute contrastanti". Per questo deve essere garantito all’uomo "il diritto a scegliersi liberamente lo stato di vita e a fondare una famiglia, il diritto all’educazione, al lavoro, alla reputazione, al rispetto, alla necessaria informazione, alla possibilità di agire secondo il retto dettato della sua coscienza, alla salvaguardia della vita privata e alla giusta libertà anche in campo religioso".
Tornano alla mente le parole della "Gaudium et spes" che i padri conciliari cinquant’anni fa hanno consegnato al mondo, ascoltando la riflessione che Benedetto XVI ha svolto ad Arezzo e Sansepolcro. Una riflessione per affermare, ancora una volta, la dignità di ogni persona e il vero senso della libertà; e per ribadire la necessità che ognuno "svolga la propria parte per il bene comune". E in questo senso i laici cristiani sono chiamati ad essere il motore della società nella promozione della pace attraverso la giustizia. Laici che siano "fermento nella società", "cristiani presenti, intraprendenti e coerenti", ha detto il Papa nell’omelia pronunciata ad Arezzo, attenti all’accoglienza e alla solidarietà con i poveri, riconoscendo "il progetto di Dio creatore che ha fatto di tutti una sola famiglia".
L’attenzione agli altri, ha sottolineato papa Benedetto, soffermandosi sulla crisi economica e la complessità dei problemi, "ha mosso la Chiesa a farsi solidale con chi è nel bisogno, condividendo risorse, promuovendo stili di vita più essenziali, contrastando la cultura dell’effimero". Parole che sono state seguite con attenzione dai politici presenti e, in modo particolare, dal presidente del Consiglio Mario Monti, che, assieme alla moglie, ha accolto il Papa al suo arrivo e ha assistito alla celebrazione.
Di qui l’invito, in piena sintonia con la "Gaudium et spes", a reagire "alla tentazione dello scoraggiamento", superando le "logiche puramente materialistiche" che finiscono "per annebbiare il senso della solidarietà e della carità", e riprendere la via del "rinnovamento spirituale e etico".
Il Concilio chiedeva a tutti i cristiani di "prendere coscienza della propria speciale vocazione nella comunità politica", sviluppando "in se stessi il senso della responsabilità e la dedizione al bene comune". I partiti poi, sono sempre parole della "Gaudium et spes", "devono promuovere ciò che, a loro parere, è richiesto dal bene comune; mai però è lecito anteporre il proprio interesse al bene comune". Quanti poi sono chiamati ad agire nella realtà politica devono agire "con integrità e saggezza contro l’ingiustizia e l’oppressione, il dominio arbitrario e l’intolleranza di un solo uomo o di un solo partito politico".
Papa Benedetto, nel discorso in piazza Torre di Berta a Sansepolcro, si richiama ai contenuti della Costituzione conciliare quando dice: "Oggi vi è particolare bisogno che il servizio della Chiesa al mondo si esprima con fedeli laici illuminati, capaci di operare dentro la città dell’uomo, con la volontà di servire al di là dell’interesse privato, al di là delle visioni di parte. Il bene comune conta di più del bene del singolo, e tocca anche ai cristiani contribuire alla nascita di una nuova etica pubblica".
Un riferimento per tutti è il beato Giuseppe Toniolo, l’economista di Dio, come è stato chiamato, che il Papa definisce "splendida figura" e indica come testimone di un impegno serio del cristiano nella costruzione della città dell’uomo. "Alla sfiducia verso l’impegno nel politico e nel sociale afferma Benedetto XVI i cristiani, specialmente i giovani, sono chiamati a contrapporre l’impegno e l’amore per la responsabilità, animati dalla carità evangelica, che chiede di non rinchiudersi in se stessi, ma di farsi carico degli altri". Ai giovani inoltre rivolge l’invito "a saper pensare in grande: abbiate il coraggio di osare. Siate pronti a dare nuovo sapore all’intera società civile, con il sale dell’onestà e dell’altruismo disinteressato. È necessario ritrovare solide motivazioni per servire il bene dei cittadini".
Perché è sempre il Concilio a ricordarcelo la Chiesa "stima degna di lode e di considerazione l’opera di coloro che per servire gli uomini si dedicano al bene della cosa pubblica e assumono il peso delle relative responsabilità".
Insomma, il cristiano, come ricordava don Primo Mazzolari, ha il dovere di non chiudere gli occhi alla realtà: "Il cristiano che non vede, che non capisce il proprio momento, il cuore del fratello, non sarà mai né un cristiano fratello, né un cristiano apostolo".
Fabio Zavattaro
(14 maggio 2012)