UNIVERSITÀ CATTOLICA

Per un futuro comune

Incontro su cristianesimo e unità d’Italia, presente il presidente della Repubblica

La presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nell’aula magna dell’Università Cattolica di Milano, questo pomeriggio, riassume meglio di tante parole l’apporto della tradizione cristiana alla formazione della nostra identità nazionale. Un contributo, non solo religioso, ma culturale e identitario che, fino al 16 maggio, sarà analizzato dai relatori che interverranno al convegno "Tradizione cristiana, identità culturale e unità italiana". "L’Unità d’Italia – spiega Angelo Bianchi, preside della Facoltà di lettere e filosofia, organizzatrice della tre giorni – non è il frutto di un mero conflitto politico, ha radici profonde, che affondano nella tradizione storica, letteraria, artistica e religiosa del Paese, e che ne costituiscono i caratteri distintivi e gli elementi decisivi".

L’adozione dell’Italia unita. Un contributo che va al di là della contrapposizione politica originaria tra clericali e laici perché, come ha ribadito nel suo intervento il ministro per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione, Andrea Riccardi, fin dai primi anni dell’Unità "l’opposizione cattolica, seppur critica, ha una funzione di cementazione nella costruzione statuale, di cui andrebbe misurata l’ampiezza". Anzi, continua Riccardi, è proprio nei momenti difficili della nazione in cui "la Chiesa, non madre dello Stato nazionale, compie l’adozione dell’Italia unita". È avvenuto così, ad esempio, nel 1929, quando si dichiara che la religione cattolica è quella d’Italia e Roma città sacra; avviene nel 1943, quando il Papa e i vescovi divennero defensor civitatis, e anche, nel 1978, quando la Repubblica scossa dall’assassinio Moro trova in papa Montini un sostegno allo Stato nazionale. Un ragionamento che richiama le recenti parole pronunciate da Benedetto XVI in merito alla crisi economica e sociale che stiamo vivendo.

Un’unità da rilanciare. Ed è così anche oggi, ha ricordato il prorettore dell’Università Cattolica, Franco Anelli, nel suo saluto a Napolitano, in questa stagione di difficoltà, "in cui le identità nazionale ed europea sembrano dover essere rinsaldate". "Tempi – ha proseguito Anelli – che ci ricordano che nulla è acquisito per sempre, che l’unità di una nazione, pur affermatasi sul piano delle istituzioni politiche da oltre un secolo e mezzo, deve essere alimentata e rinnovata costantemente". La visita di Napolitano alla Cattolica di Milano arriva a due settimane da quella di papa Benedetto XVI alla Facoltà di medicina e chirurgia di Roma. "Nei due incontri – ha affermato il prorettore – è simbolicamente racchiuso un connotato costitutivo dell’identità dell’Università Cattolica, che fu pensata e voluta da padre Agostino Gemelli come realtà al servizio della Chiesa e della società italiana".

Il ruolo della tradizione cristiana per il futuro. Un legame saldo tra l’Ateneo e la comunità nazionale ribadito anche dal card. Dionigi Tettamanzi, presidente dell’Istituto Toniolo, ente fondatore e garante dell’Università Cattolica. Il cardinale ha ribadito, riprendendo le parole scritte al Capo dello Stato da Benedetto XVI nel marzo 2011, come "il Risorgimento sia passato come un moto contrario alla Chiesa" mentre in realtà "costituì il naturale sbocco di uno sviluppo identitario nazionale". Un’idea ripresa dallo stesso presidente Napolitano quando – come ha ricordato sempre il card. Tettamanzi – affermò che "le ferite della storia" sono ormai risanate e "da lungo tempo, la Repubblica italiana e la Chiesa cattolica s’incontrano in un rapporto di reciproco rispetto e di feconda collaborazione". "Queste – ha detto Tettamanzi – sono parole che esprimono la consapevolezza del ruolo tuttora operante della tradizione cristiana nella realtà profonda del nostro Paese, una risorsa anche oggi preziosa per cercare assieme un futuro comune all’altezza delle tante attese di questo momento storico".

Quale contributo in una società plurale? Passato e futuro si sono intrecciati nell’intervento del ministro Riccardi, che ha ricordato come "con l’Unità avviene una trasformazione della Chiesa che si rimodella sulla dimensione della nazione, per la prima volta in una storia bimillenaria", creando un orizzonte unitario tra Nord e Sud. Ma proprio all’incapacità di guardare al passato Riccardi collega la difficoltà del Paese di ripensare al proprio futuro. "La mancanza di visione del futuro – ha spiegato – è un problema che attanaglia oggi non solo la classe politica, ma anche la cultura, un po’ tutta la società italiana". Un cammino in cui la cultura e la tradizione cristiana sono chiamate a dare il proprio contributo. "Sono convinto – ha proseguito – che, nel patrimonio storico e culturale del cattolicesimo italiano, ci siano materiali per una visione – certo di complessa elaborazione – del futuro". Questo a maggior ragione oggi, in una società trasformata e una nazione "divenuta plurale etnicamente e religiosamente". "Bisogna riprendere a parlare di politica con profondità storica e con speranza per il futuro – ha concluso il ministro – perché storia e slancio del futuro stanno insieme".

a cura di Michele Luppi, inviato Sir a Milano