UE

Poche certezze

Dati economici e quadro politico pongono interrogativi all’Europa dei 27

Neppure l’Eurogruppo e l’Ecofin di questi giorni sono stati in grado di sciogliere i nodi dell’economia e della politica europea. A Bruxelles si tenta semmai di mettere in fila i problemi che devono essere affrontati con diplomazia, pazienza e lungimiranza. La situazione di instabilità greca (sempre a rischio default e senza una solida maggioranza di governo), il peggioramento dei conti spagnoli, l’indebolimento politico della cancelliera tedesca Merkel dopo l’ennesima sconfitta elettorale: sono solo tre elementi di un quadro in movimento. E mentre continua il braccio di ferro tra sostenitori del “rigore” e paladini della “crescita”, la Commissione rende note le Previsioni economiche di primavera, che non portano buone notizie. Pochi segnali favorevoli. “L’economia europea attualmente si trova in una fase di lieve recessione. Si prevede una ripresa nella seconda metà dell’anno. Tuttavia la crescita del Pil sarà modesta e la situazione non è uniforme tra i Paesi Ue. Lo stesso dicasi per l’occupazione. In alcuni Stati i senza lavoro sono in aumento, specialmente tra i giovani”. Olli Rehn, commissario Ue agli affari economici e monetari, ha presentato l’11 maggio le Previsioni economiche con uno scenario che arriva al 2013. Alcuni segnali favorevoli si riscontrano nell’aumento degli scambi a livello mondiale, mentre la situazione della produttività e quella del credito sono ancora in sofferenza. Il documento presentato dal commissario finlandese si compone di 182 pagine. “Per il 2012 – vi si legge – il Pil nella zona euro dovrebbe subire una lieve contrazione nell’Eurozona (-0,3%), mentre sarà pari allo zero per cento nei 27 Paesi dell’Unione. Per il 2013 i dati saranno in crescita sia nell’Ue che nella zona euro” (circa 1%). “Si tratta di ipotesi basate sul ritorno alla fiducia nei mercati e fra i consumatori” e legate alle azioni dei singoli governi. Riforme e rigore. “Stiamo assistendo a un aggiustamento degli squilibri di bilancio e strutturali accumulati prima e dopo l’inizio della crisi, resi ancora più gravi da un sentimento economico tuttora debole. Senza un’ulteriore azione determinata, tuttavia, i bassi livelli di crescita nell’Ue potrebbero permanere”. Olli Rehn si sofferma sulle grigie prospettive economiche per l’Europa comunitaria, benché non manchi di sottolineare che, “con adeguate riforme e rigore nei bilanci”, la ripresa si può intravvedere nella seconda metà del 2012 e, pur con dati sempre modesti, nel 2013. “Finanze pubbliche sane sono essenziali per una crescita duratura, e sulla base del nuovo quadro della governance dobbiamo sostenere l’aggiustamento accelerando le politiche di rafforzamento della stabilità e della crescita”. La lettura delle Previsioni di primavera non lascia invece scorgere significativi margini di miglioramento per quanto riguarda il mondo del lavoro. La disoccupazione dovrebbe rimanere “a un livello elevato”, pari al 10% nell’Ue27 e all’11% nell’area dell’euro. L’inflazione dovrebbe “diminuire via via che viene meno l’impatto del rincaro dei prezzi petroliferi e degli aumenti fiscali”. Si prevede inoltre che “il risanamento del bilancio prosegua, con disavanzi pubblici destinati a calare nel 2013 al 3,3% nell’Ue e a poco sotto il 3% nell’area euro”. Paese per Paese. Il quadro continentale è però molto diversificato: per quanto riguarda i dati sul Prodotto interno lordo, ad esempio, la Germania evidenzia uno 0,7% su base annua nel 2012, per passare a 1,7% l’anno venturo; caso analogo per la Francia, con 0,5 quest’anno e 1,3 nel prossimo; per il Regno Unito l’anno in corso riserva un modesto 0,5%, per passare all’1,7 nel 2013. L’Italia mostra un dato negativo quest’anno, -1,4%, per risalire a +0,4% l’anno prossimo. Le situazioni più problematiche si confermano però quelle della Grecia (-4,7% nel 2012; 0,0% nel 2013) e della Spagna (rispettivamente -1,8 e -0,3%). La Polonia è in controtendenza: a un positivo 2,7% dell’esercizio in corso fa prevedere il 2,6% per l’anno in arrivo. Il parere del commissario. Sulla base delle Previsioni economiche, la Commissione formulerà il 30 maggio le sue “raccomandazioni” per ciascuno dei Paesi aderenti, che saranno poi oggetto di analisi nel successivo Consiglio europeo del 28 e 29 giugno (un ulteriori Consiglio straordinario è però fissato il 23 maggio). Ma il vice presidente Rehn anticipa alcune chiavi di lettura nazionali, dopo essersi detto ancora una volta “fiducioso” che i governi proseguiranno sulla strada “del rigore di bilancio, premessa necessaria per rilanciare la crescita”. Sul difficile momento dei Paesi Bassi Rehn indica l’obiettivo della riduzione del deficit; per l’Italia non ritiene necessarie misure aggiuntive a quelle assunte dall’esecutivo Monti; alla Francia chiede, dopo il cambio alla guida dell’Eliseo, di proseguire le misure per il controllo di bilancio. Rehn si dice molto preoccupato per la Grecia e spera che si formi un governo “in grado di mantenere gli impegni assunti con l’Ue”. Sul referendum che porterà gli irlandesi a pronunciarsi, il 31 maggio, sul trattato “fiscal compact” il commissario non si esprime direttamente, ma afferma: “Spetta i cittadini dell’Irlanda decidere. Comunque la Commissione è favorevole al trattato, che è uno strumento utile per tutti gli Stati”.