IMMIGRAZIONE

Dialogo tra le sponde

Caritas del Mediterraneo a convegno a Cagliari per Migramed 2012

I flussi di migranti dal Nord Africa non si fermeranno. Lo confermano testimonianze da Libia, Tunisia, Marocco, Algeria. Intanto in Italia non è ancora risolta la questione dello status giuridico dei 21.000 profughi di diverse nazionalità arrivati dalla Libia nel 2011 e accolti in centri e alberghi, tra cui 3.000 nelle strutture delle Caritas diocesane. Dopo i dinieghi delle Commissioni territoriali che hanno respinto le richieste di asilo, Caritas italiana chiede a gran voce la concessione del permesso temporaneo per motivi umanitari per evitare di saturare una situazione già al collasso. Se ne sta parlando in questi giorni a Cagliari al Migramed 2012, il meeting internazionale delle Caritas del Mediterraneo organizzato dal 16 al 18 maggio dal Coordinamento nazionale immigrazione di Caritas italiana insieme alla Caritas diocesana di Cagliari, sul tema "Dialogo tra le sponde". Sono presenti delegati dalle Caritas nazionali della sponda Nord e Sud del Mediterraneo e oltre trecento rappresentanti delle Caritas diocesane.

Sì a cittadinanza e adeguamento normative. "Facilitare la cittadinanza italiana ai figli degli immigrati nati in Italia e completare l’adeguamento legislativo per quanto riguarda sia i richiedenti asilo, sia gli immigrati in generale, nella prospettiva della crescita del Paese": sono le due richieste espresse, in apertura di convegno, da mons. Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari. Don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, ha ricordato che, per la terza volta, le Caritas del Mediterraneo si incontrano per parlare di migrazioni: a Trapani nel 2010, lo scorso anno a Roma. Migramed 2012 "vuole fare il punto sul presente e il futuro delle migrazioni nel Mediterraneo – ha detto -, sugli effetti della crisi in Medio Oriente e Nord Africa e sul ruolo dell’Europa tra crisi economica e emergenza umanitaria dei profughi". Don Marco Lai, direttore della Caritas di Cagliari, ha sottolineato l’importanza, anche per la Sardegna, di "aprirsi alla dimensione della mondialità".

In Libia è ancora caos, previsti nuovi arrivi. In Libia, nonostante le elezioni imminenti, "è come se il conflitto non fosse ancora finito: c’è un caos enorme, tutti sono armati, c’è ancora tanta insicurezza e conflitti tribali al sud. La situazione dei migranti subsahariani è peggiorata e già dalla settimana prossima si prevedono nuovi flussi verso l’Italia": lo ha detto a Cagliari Oliviero Forti, di Caritas italiana, introducendo la tavola rotonda con tutte le Caritas dei Paesi della sponda sud del Mediterraneo. Fonti libiche raccontano di un migliaio di migranti dall’Africa subsahariana (Nigeria, Mali, Congo, Somalia, Eritrea, ecc), tra cui molte donne solo con bambini, ancora assistiti dalla Chiesa cattolica a Tripoli. "Tutti gli africani subsahariani vogliono partire dalla Libia – ha spiegato – perché è aumentato il razzismo nei loro confronti. Ci sono gruppi organizzati che fanno la caccia al nero, le compagnie straniere non sono ancora tornate e non c’è più lavoro per nessuno". In Libia, ha precisato Forti, "si parla di 3000 persone morte in mare lo scorso anno, una cifra molto più alta di quelle ufficiali". Intanto le scorse settimane il governo italiano ha stipulato un accordo con il governo di transizione libico "di cui, come al solito, non si sa niente": "Ci risulta che nei giorni scorsi tre imbarcazioni sono state bloccate dalle forze libiche e riportate in Libia. Anche se non si tratterà di un esodo di massa come l’anno scorso, bisogna liberare posti per poter accogliere la nuova ondata".

Algeria, meno partenze, più minori soli. “L’Unione europea ha spostato le frontiere nel Nord Africa, scaricando il problema migranti a questi Paesi. Gli sbarchi di algerini in Sardegna sono diminuiti perché c’è un accordo per impedire le partenze dall’Algeria verso l’Europa”. Lo ha detto Jean Francois Debargue, di Caritas Algeria. Dal 2006, da quando è cominciato il flusso migratorio verso la Sardegna, sono transitati circa 4.000 algerini. La maggior parte va in Francia. Suor Lorence Huard, di Caritas Algeria, ha invece denunciato il crescente fenomeno del traffico di minori non accompagnati verso l’Europa, soprattutto dal Camerun e dalla Costa d’Avorio: "Non ci sono cifre ufficiali – ha precisato -. Ma se prima in Algeria arrivavano due o tre bambini, ora i numeri sono moltiplicati per dieci".

I profughi siriani in Libano e Turchia. Sono circa 36.000 i cittadini siriani fuggiti dal conflitto in Siria e ora accolti in Libano, in due zone diverse (10.000 al nord e 26.000 in un’altra regione). Altri 27.000 hanno cercato riparo in Turchia. Ma i numeri potrebbero essere anche più alti perché molti rifiutano di registrarsi all’Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) per timore di ritorsioni nei confronti delle famiglie rimaste in Siria. È quanto emerso dalle testimonianze di Caritas Libano e Caritas Turchia. "Dal marzo 2011 – ha spiegato Najia Chahda, di Caritas Libano – sono iniziati gli afflussi dei profughi siriani alle frontiere, molti dei quali accolti dai parenti che vivono in Libano. La Caritas è stata una delle prime organizzazioni ad aiutarli, con un distribuzione di alimenti e kit per l’igiene. In maggioranza sono musulmani sunniti. Ma ci sono anche famiglie cristiane". In Turchia i profughi siriani arrivano dall’aprile 2011, con ondate di arrivi e partenze, anche a causa di tensioni con la popolazione locale. "Attualmente sono 27.000 – ha spiegato Belinda Mumcu, di Caritas Turchia -. Il governo turco sta rispondendo ai bisogni. La settimana scorsa è stata presentata, per la prima volta, una bozza di legge per regolarizzare i richiedenti asilo. Ma senza il permesso delle autorità è difficile visitare i campi e capire cosa succede veramente. Ci dicono che i profughi si lamentano per la qualità del cibo e dell’acqua potabile".

a cura di Patrizia Caiffa, inviata Sir a Cagliari