L’Ue in breve

Progetti per l’accessibilità per le persone con disabilità”Togliere la clausola antidiscriminatoria dalla proposta della Commissione europea sulla politica di coesione mette a repentaglio finanziamenti importanti a sostegno dei cittadini europei, in particolare di quelli più svantaggiati”. Questo il messaggio lanciato da più parti durante un recente seminario tenutosi al Parlamento europeo, promosso dall’eurodeputata Danuta Hübner, presidente della commissione per lo Sviluppo regionale, e dal Forum europeo della disabilità. “Abbiamo accolto con favore la proposta della Commissione europea in merito al pacchetto sui Fondi strutturali presentato il 6 ottobre 2011 – ha dichiarato Yannis Vardakastanis, presidente del Forum -. In questo modo, infatti, si stabilisce che le autorità nazionali dovranno utilizzare questi fondi anche per garantire la realizzazione di progetti a sostegno dell’accessibilità per le persone con disabilità, per promuovere la parità tra i sessi, per combattere la discriminazione e per garantire l’accesso alle nuove tecnologie, come la banda larga”. Spesso la maggior parte delle persone con handicap non riesce a partecipare pienamente alla vita sociale ed economica, sia a causa di barriere fisiche o di altro tipo sia perché discriminate. Inoltre, le difficoltà che incontrano nell’accesso all’istruzione o a posti di lavoro si traducono in un maggior rischio di esclusione sociale e in un tasso di povertà più elevato. “Secondo l’Ue eliminare le barriere che ostacolano l’integrazione delle persone disabili e far sì che queste godano dei loro diritti come chiunque altro è innanzitutto un dovere sociale, ma soprattutto riflette gli impegni assunti dall’Unione e dai suoi Stati membri nel sottoscrivere la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità nel 2007, nonché quanto sancito nella Carta dei diritti fondamentali dell’Ue (art. 21 e 26) e nel Trattato sul funzionamento dell’Ue (art.10)”, ha sottolineato l’eurodeputata Hübner. “Solo se la solidarietà sarà il paradigma alla base delle scelte future l’Europa potrà uscire dalla crisi e potrà attuare un vero e proprio salto di qualità, ma le ultime discussioni in seno al Consiglio europeo potrebbero minare i successi fin qui ottenuti, mettendo a repentaglio il finanziamento di progetti chiave per le persone con disabilità”, ha infine concluso Ádám Kósa presidente dell’Intergruppo disabilità del Parlamento europeo.”I diritti dei bambini siano al centro dell’agenda Ue”Centinaia di migliaia di bambini nel vicino Oriente e dei Balcani occidentali continuano ad affrontare sfide enormi. La violenza, la discriminazione, lo sfruttamento, la mancanza di un’adeguata istruzione sono solo alcune delle problematiche che colpiscono gravemente i bambini e le società. Questo il tema al centro della conferenza organizzata dagli eurodeputati Traian Ungureanu e Leonidas Donskis lo scorso 8 maggio al Parlamento europeo che hanno, in particolare, raccontato la loro esperienza diretta in Romania e Lituania. “È merito dell’Europa se nelle nostre nazioni sono iniziate delle politiche per promuovere i diritti dei bambini e in favore della loro protezione”. “Grazie all’intervento della Ue – ha incalzato Donskis – abbiamo raggiunto in pochi anni risultati di rilievo, ma si può fare di più per sistematizzare le procedure e rafforzarne le strategie”. Nel corso dell’evento è stato inoltre presentata da Daniela Buzducea, Director Advocacy di World Vision Romania, una relazione che ripercorse le tappe salienti delle riforme attuate in Romania dal 1997 al 2007 che “hanno permesso a molti bambini di raggiungere standard elevati di benessere”. “Nel 1997 quando è iniziato questo percorso, senza l’infuenza dell’Ue, a molti bambini sarebbe stato precluso un futuro – ha sottolineato l’esperta -. Ora l’Europa deve di nuovo porsi alla guida di una svolta, in quanto ci troviamo in una fase cruciale di transizione nella quale i diritti dei bambini devono essere posti al centro dell’agenda europea ed è compito di tutti gli europarlamentari battersi per nuove e sostanziali riforme in loro favore”.Commissione: un sito contro le discriminazioni”Esistono due tipologie fondamentali di discriminazione: quella diretta e quella indiretta. La discriminazione diretta si ha quando una persona riceve un trattamento meno favorevole rispetto ad altri a causa della sua origine etnica o razziale, della sua religione o del suo credo, del suo handicap, della sua età o del suo orientamento sessuale”. Per discriminazione indiretta si intende “una prassi o un criterio apparentemente neutri” che “potrebbero mettere in una posizione di svantaggio alcune persone per motivi di origine etnica o razziale, religione o credo, handicap, età od orientamento sessuale, a meno che tale condotta non possa essere giustificata da uno scopo legittimo”. La Commissione europea ha aperto un sito internet, disponibile in tutte le lingue ufficiali dell’Unione, specificamente dedicato a tutte le forme di discriminazione presenti in Europa o che potrebbero costituire una minaccia alla “diversità” culturale, etnica, religiosa tipica del vecchio continente. L’indirizzo internet è http://ec.europa.eu/justice/fdad/cms/stopdiscrimination.