CARITAS E CRISI

Allargare lo sguardo

Piemonte e Valle d’Aosta: ”uscire dall’autoreferenzialità”

Rinnovare il modello di welfare nel segno della fraternità, offrendo all’intera società risposte nuove per affrontare il problema della povertà. È su questo tema che oltre 350 persone, tra volontari, animatori e direttori delle Caritas di Piemonte e Valle d’Aosta, si sono interrogati oggi a Colle Don Bosco (Asti), per l’annuale confronto regionale delle Caritas parrocchiali.

Sentinelle della fraternità. "Il tempo di crisi in cui stiamo vivendo interpella in modo forte tutto il comparto socio assistenziale, sia pubblico che privato", ha detto Pierluigi Dovis, direttore della Caritas di Torino e delegato regionale Caritas di Piemonte e Valle d’Aosta. "Nel momento in cui le oltre trecento Caritas parrocchiali e diocesane piemontesi e valdostane assistono a un aumento esponenziale delle richieste di aiuto", nasce – ha specificato il delegato regionale – l’esigenza di ricercare "strade nuove e possibili per rinnovare il modello di welfare nel segno di quella fraternità che Benedetto XVI ha potentemente invocato nell’enciclica Caritas in Veritate". Per Dovis, infatti, "alle Caritas è richiesta una missione speciale: essere sentinelle delle comunità cristiane, ma anche della società civile, per scorgere le povertà nascoste e per appassionare le comunità nei confronti dei più poveri". E nel contempo, ha aggiunto, "creare relazioni vere e forti tra le persone, le comunità, le associazioni e le istituzioni per promuovere un’integrazione del welfare, incalzando i decisori pubblici affinché non sia dato per carità ciò che è dovuto per giustizia. Perché la carità sia un attore essenziale di un nuovo modello di welfare".

Cercare risposte nuove. "Con l’istituzione dei diaconi, la comunità cristiana primitiva non ha rimbalzato il problema della povertà a qualcun altro, ma si è attivata per fare qualcosa di concreto, pur nel piccolo", ha fatto notare don Roberto Davanzo, direttore della Caritas di Milano, tra i relatori del seminario. In questo senso, le Caritas sono chiamate a "sperimentare forme nuove di assistenza per poi consegnare questi nuovi modelli al sistema del welfare, affinché li estenda a tutti". Perché, ha precisato don Davanzo, "mentre le istituzioni sono grandi e poco agili, le Caritas sono più agili e possono inserire la loro azione anche nel piccolo, sui territori".

I doni delle Caritas. Ma quali sono i doni che le Caritas possono mettere a disposizione del sistema di welfare? "Prima di tutto l’educazione alla condivisione delle comunità, attraverso gesti concreti – ha sostenuto Dovis -. E poi la promozione di un’alleanza intra-ecclesiale, tra Caritas parrocchiali e diocesane, a tutti i livelli, per unire le risorse, le idee e le prospettive; per creare un modello fondato sulle sinergie". Per fare questo, però, ha sottolineato il delegato regionale, "serve capacità di conversione, che consenta di allargare lo sguardo e di uscire dall’autoreferenzialità che spesso contraddistingue i nostri contesti": "bisogna avere il coraggio di costruire nuovi modelli e di riqualificare e riorganizzare le modalità del servizio per impostarlo in maniera più efficace, con l’idea forte di entrare in relazione con tutti i soggetti coinvolti, dagli operatori al terzo settore, fino alle istituzioni".

Oltre i tagli. "La crisi ha portato gli enti pubblici a tagliare sulla spesa per il welfare: per poter affrontare questa situazione, occorre riflettere sulle strade percorribili, facendosi capaci di dire con chiarezza e in maniera costruttiva le cose, le difficoltà, i problemi, ma anche le prospettive", ha rimarcato Dovis, richiamando i temi dell’omelia pronunciata nella mattinata da mons. Francesco Ravinale, vescovo di Asti e incaricato regionale per la Carità e l’Immigrazione. "Non tutte le voci di spesa hanno lo stesso peso etico – ha specificato il delegato regionale -, è importante, quindi, pianificare le scelte attraverso un confronto con la società civile, per poter capire effettivamente su quali risorse economiche e di servizio è possibile fare affidamento e per avere una visione globale che permetta progettualità di lungo termine"