TERREMOTO IN EMILIA
Oltre 3 mila sfollati, 7 morti, numerose chiese ed edifici storici danneggiati
Chiese inagibili, patrimonio artistico andato distrutto, abitazioni evacuate, 7 morti e oltre 50 feriti, più di tremila persone che hanno dovuto lasciare la propria casa. È il bilancio del terremoto che dalla scorsa notte sta scuotendo l’Emilia. Ferrara-Comacchio, Modena-Nonantola, Carpi e Bologna le diocesi i cui territori sono stati maggiormente colpiti, mentre danni si sono registrati pure in Lombardia, nel mantovano. La scossa più forte questa notte, alle 4.04, con magnitudo 6.0; al momento in cui scriviamo, però, sono state 75 le scosse di assestamento, la più forte delle quali, alle 15.18, è arrivata a 5.1 di magnitudo e ha provocato il ferimento di un pompiere. Epicentro del sisma nei comuni modenesi di Finale Emilia e San Felice sul Panaro, e in quello mantovano di Sermide.
La preghiera della Chiesa. Le vittime del terremoto sono state ricordate, questa mattina, nella messa per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali celebrata a Roma dal presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco. Vicinanza, preghiera e solidarietà li ha rivolti l’arcivescovo di Milano, card. Angelo Scola, in un messaggio a mons. Roberto Busti, vescovo di Mantova, zona che ha registrato seri danni per il terremoto. "Mentre insieme a tutta la Chiesa ambrosiana ha scritto il cardinale affido al Signore le vittime del sisma che ha colpito le popolazioni dell’Emilia Romagna, i loro familiari e tutti coloro che sono nella prova, voglio esprimere la mia vicinanza, la preghiera e la solidarietà a te e alla gente della tua diocesi che in questa circostanza ha subito gravi danneggiamenti". "In questa ulteriore prova, che sopraggiunge in un periodo già segnato dalla crisi economica, sono certo afferma il card. Scola che lo Spirito Santo, dono che invochiamo dal Risorto, saprà animare i cristiani che non mancheranno di dare testimonianza della propria fede e del legame di solidarietà che li unisce". A Bologna l’arcivescovo, card. Carlo Caffarra, portando in processione l’immagine della Beata Vergine di san Luca, l’ha invocata chiedendole di essere "’di speranza fontana vivace’ per chi sta soffrendo a causa del terremoto, per le chiese distrutte e per le case rese inospitali, per i luoghi di lavoro rasi al suolo" e di concedere "il riposo eterno alle vittime e la forza di risorgere a quelle comunità".
Il messaggio della diocesi di Modena. Dalla diocesi di Modena-Nonantola, invece, in una nota, il vescovo mons. Antonio Lanfranchi e tutta la Chiesa modenese "si stringono alle persone colpite dal sisma" e "in particolare assicurano la propria vicinanza alle comunità di San Felice sul Panaro, Finale Emilia, Medolla, Cavezzo e San Biagio quelle più duramente colpite, e a tutte le altre, ferite nell’intimo e colpite nelle strutture". "La Chiesa modenese prosegue la nota considera preziosa l’opera svolta da chi ha portato i primi soccorsi, dai tecnici della Protezione civile e da quanti da subito si sono impegnati per garantire la totale sicurezza dei cittadini, attraverso le verifiche sull’agibilità degli edifici pubblici e privati". Vicinanza anche da parte delle Chiese di Ferrara-Comacchio e di Carpi, che in queste ore stanno facendo la conta dei danni nei luoghi di culto e affrontando le esigenze della popolazione. A tal proposito, l’Ufficio beni culturali della diocesi di Modena ha deciso di mettere a disposizione gli spazi del Museo benedettino e diocesano di arte sacra di Nonantola "per accogliere e custodire, fino a quando sarà necessario, le opere d’arte delle chiese danneggiate dal sisma".
Edifici danneggiati e tremila sfollati. Tra queste vi è pure il duomo di Nonantola, mentre a Carpi non si sono tenuti i festeggiamenti (peraltro già annullati in segno di lutto per l’attentato a Brindisi), né la processione per la festa patronale. Qui, secondo informazioni giunte al Sir, è inagibile il duomo e vaste aree del centro storico sono state chiuse per precauzione; chiuse pure gran parte delle chiese nella bassa mirandolese, mentre è crollata la chiesa di San Martino Carano, nel comune di Mirandola. Situazione seria pure nel ferrarese, con molte chiese danneggiate nella zona che va da Ferrara a Bondeno (vicina all’epicentro), tra cui alcune da poco restaurate, e l’ordine della prefettura di non entrare per precauzione in tutte le chiese. In diocesi di Bologna, danni seri alla chiesa di Sant’Agostino ferrarese, dove la parte superiore del campanile è crollata su una sala annessa all’edificio di culto; anche qui si registrano molte chiese con lesioni gravi nella provincia (nessuna, però, in città) ed è praticamente rasa al suolo quella di Mirabello. Frattanto, oltre 3 mila persone si stanno preparando ad affrontare una nuova notte da sfollati, la prima per diversi di loro, ai quali è stato ordinato di abbandonare le abitazioni in via precauzionale, dal momento che si attendono ancora scosse. Palpabile è la paura per la terra che continua a tremare, e non si sa ancora se il peggio sia passato.