FEDE E CITTÀ

Le ragioni per vivere

A fine giugno a Orvieto la 62ª Settimana del Cop sull’Eucarestia

Quattro giorni a cavallo tra l’espressione chiave della fede cristiana e il "mondo". "L’Eucaristia per la vita del mondo. La comunità cristiana contempla e testimonia" è il tema della 62ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale, che si terrà a Orvieto dal 25 al 28 giugno prossimi. Organizzata dal Centro di orientamento pastorale (Cop – www.centroorientamentopastorale.org), l’iniziativa vuol partire da quel corpo e sangue di Cristo che "posto al centro della vita cristiana non si riduce a una devozione o a una delle tante pratiche"; per riflettere intende "entrare nella vita concreta della gente di fede e lasciarsi interrogare dai fatti", tra i quali vi è l’esperienza del miracolo eucaristico di Bolsena, che risale al 1263-1264. Per approfondire le tematiche della Settimana, Francesco Rossi, per il Sir, ha incontrato mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina, presidente della Commissione episcopale Cei per il laicato e del Cop.

Perché la scelta di questo tema?
"L’Eucaristia è il centro della comunità cristiana e ultimamente la gente sta riscoprendo la bellezza dell’adorazione. C’è quindi un ritorno al dialogo con il Signore nell’Eucaristia, nella preghiera e quindi nella contemplazione di questo mistero. Ecco, il nostro obiettivo pastorale è aiutare le comunità cristiane a centrare l’attenzione sull’Eucaristia e la sua celebrazione, ovvero la Messa, che non è una semplice devozione, ma il centro della vita cristiana, partendo anche da quei fatti che hanno caratterizzato la devozione verso l’Eucaristia presso la nostra gente, come il miracolo di Bolsena, di cui nel prossimo anno si ricordano i 750 anni, o l’espressione artistica che vi è nel duomo di Orvieto, o ancora la festa del Corpus Domini".

L’adorazione eucaristica va oltre la messa, soprattutto vista solo come un "precetto"…
"L’adorazione è legata alla celebrazione dell’Eucaristia, parte da lì e ne è in un certo modo un prolungamento, sfatando immediatamente l’idea che la Messa sia un tributo da pagare o un dovere. Non è un dovere, ma una finestra aperta sull’eternità, al centro della quale c’è Gesù che dona se stesso attraverso la sua morte e risurrezione. L’adorazione permette al cristiano di prolungare dentro la preghiera e la contemplazione la bellezza della celebrazione eucaristica che si celebra tutti insieme".

La Settimana fa riferimento all’Eucaristia "per la vita del mondo". C’è un modo di testimoniare l’Eucaristia?
"Non facciamo una devozione per ‘mettere a posto’ l’anima o provare qualche emozione, ma ci misuriamo sull’Eucaristia, sul corpo e sangue di Cristo donato e versato, per vivere dentro al mondo la nostra testimonianza. Se spezziamo il corpo e il sangue di Cristo, non possiamo ‘spezzare’ la nostra vita per gli altri".

Nella testimonianza ci si può rivolgere anche ai non credenti?
"Sì, un non credente può così cogliere che il centro del cristianesimo non è un’attività, una manifestazione, ma mettersi in contatto interiormente con questo mistero. È un dedicarsi, da parte del cristiano, al suo Dio in termini assolutamente gratuiti. L’adorazione è una preghiera, un gesto gratuito fatto per contemplare questo dono che Dio ha fatto di sé attraverso il suo figlio, Gesù Cristo".

In un mondo così frenetico, che insegue il "fare", che spazio trova l’adorazione eucaristica?
"Abbiamo bisogno di scoprire le ragioni per cui viviamo. Quante volte ci facciamo domande essenziali per la nostra esistenza. La scienza va bene, ma non basta per un cristiano, che riesce ad arrivare a risposte e prospettive soltanto raccogliendosi nel mistero principale della sua vita cristiana. Il cristiano ha sempre trovato nell’Eucaristia la sua forza: pensiamo all’esempio di san Tarcisio, uno dei primi martiri, che ancora ragazzino andava per Roma a portare il corpo di Cristo fino a quando, scoperto, si lasciò ammazzare pur di non consegnarlo a quanti lo avrebbero profanato. Ecco qui la consapevolezza di avere un centro che dà la forza e le ragioni della vita".

Viene da pensare ai tanti suicidi, che ora vengono perfino sovraesposti sui media ma continuamente si verificano. Persone che hanno smarrito queste "ragioni della vita". Come può comportarsi un cristiano di fronte a queste situazioni?
"Sempre con grande rispetto perché non sappiamo le tribolazioni di chi arriva a togliersi la vita, ma con un netto distacco da questo comportamento. Per noi la vita è qualcosa da donare, non da buttare. Uccidersi nasce da uno squilibrio della mente, non può essere una scelta ragionata: una vita ha bisogno di realizzarsi, e si realizza nel donarsi, magari anche con il sacrificio estremo se necessario, ma mai autodistruggendosi".

C’è anche un valore "pubblico" dell’Eucaristia, un legame tra questa e la società?
"Non si può ignorare come la testimonianza del cristiano nel mondo venga da quel corpo e sangue di Cristo versati. L’Eucaristia ha una valenza assolutamente politica e civile: ecco perché nacque la festa del Corpus Domini, portando in giro per la città il Santissimo Sacramento. Siamo cristiani, crediamo in questo gesto, ci rappresenta, cerchiamo di imitarlo anche se ne siamo lontanissimi".