50° CONCILIO VATICANO II
La Chiesa vive anche di partecipazione e corresponsabilità
In un tempo in cui Dio "è diventato per molti il grande sconosciuto e Gesù semplicemente un grande personaggio del passato", le Conferenze episcopali sono chiamate a dare un nuovo slancio all’azione missionaria, a un "rinnovamento della qualità della nostra fede e della nostra preghiera". È un discorso preoccupato quello che Benedetto XVI pronuncia incontrando i vescovi italiani, riuniti, nell’aula nuova del Sinodo in Vaticano, per la loro assemblea generale. Nel Vecchio Continente è il secolarismo che caratterizza sempre più la società: "Snche una terra feconda rischia di diventare deserto inospitale". Di qui l’impegno che chiede il Papa di tornare "noi stessi per primi a una profonda esperienza di Dio".
Parole che hanno come punto di riferimento il Concilio: ascoltarlo, afferma il Papa, e fare nostre le indicazioni è la strada con cui la Chiesa "può offrire una risposta significativa alle grandi trasformazioni sociali e culturali del nostro tempo, che hanno conseguenze visibili anche sulla dimensione religiosa". C’è bisogno di dare risposte alla crescente domanda di spiritualità e di soprannaturale, "segno di una inquietudine che alberga nel cuore dell’uomo che non si apre all’orizzonte trascendente di Dio".
Visibile oggi la diminuzione della pratica religiosa, e tanti battezzati "hanno smarrito identità e appartenenza: non conoscono i contenuti essenziali della fede o pensano di poterla coltivare prescindendo dalla mediazione ecclesiale". È Dio a restare escluso dall’orizzonte di tante persone; "e quando non incontra indifferenza, chiusura o rifiuto, il discorso su Dio lo si vuole comunque relegato nell’ambito soggettivo, ridotto a un fatto intimo e privato, marginalizzato dalla coscienza pubblica". La crisi che le nazioni del Vecchio Continente stanno vivendo, crisi spirituali prima ancora che economica, ha come radice proprio la difficoltà dell’uomo di oggi di aprirsi al trascendente.
In questo contesto, si domanda il Papa, come possiamo corrispondere alla responsabilità che ci è stata affidata dal Signore? Come possiamo seminare con fiducia la Parola di Dio, perché ognuno possa trovare la verità di se stesso, la propria autenticità e speranza?
Il 28 ottobre 1965 con 2.319 voti favorevoli il Concilio consegna alla Chiesa e al popolo di Dio il decreto sulla missione pastorale dei vescovi nella Chiesa, la "Christus Dominus". Non è un testo, come dire, per soli addetti ai lavori, ma è una guida per capire meglio ruolo e compiti dei pastori e delle Conferenze episcopali, alla luce di un interrogativo che ha guidato la riflessione del Concilio: "Chiesa che dici di te stessa?". E qui s’inserisce un altro documento, la costituzione sulla sacra liturgia, la "Sacrosanctum concilium", del 4 dicembre 1963: "Il culto divino ha ricordato Benedetto XVI ai vescovi orienta l’uomo verso la Città futura e restituisce a Dio il suo primato, plasma la Chiesa, incessantemente convocata dalla Parola, e mostra al mondo la fecondità dell’incontro con Dio".
Due documenti che, in qualche modo, ci permettono di fare un approfondimento sugli organismi di partecipazione. Con la "Christus Dominus" veniva affrontato il discorso sui Sinodi e sulla sinodalità. Bisogna avere il coraggio di credere negli organismi di partecipazione; le stesse Conferenze episcopali sono, per il Concilio, luoghi "sommamente utili" perché i vescovi della stessa nazione o regione ritrovandosi periodicamente, attraverso "uno scambio di esperienze e di pareri" possano far sgorgare "una santa armonia di forze, per il bene comune delle Chiese". I Sinodi, inoltre, hanno una funzione di stretta collaborazione con il Papa. Da questo discende una più stretta collaborazione tra vescovi, sacerdoti e fedeli, un cammino di comunione e di collaborazione per costruire insieme scelte pastorali e momenti di impegno delle comunità cristiane. Non è sempre un cammino facile, ma l’esperienza di comunione non può essere messa in un angolo e può aiutare a colmare quelle difficoltà che molti hanno di accogliere le verità insegnate dalla Chiesa, accontentandosi di una religiosità più semplice, una sorta di fede fai-da-te in cui i pochi valori accolti sono quelli che più si avvicinano ai desideri del singolo. Non è un caso che il decreto sulla missione pastorale dei vescovi pone l’accento sulle varie forme di apostolato che devono essere "opportunamente coordinate e intimamente unite tra loro" sotto la guida del vescovo; apostolato che compete a tutti i fedeli, e le forme di questa presenza devono essere "adattate alle necessità dei nostri giorni si legge ancora nel decreto del Concilio tenendo presenti le varie esigenze degli uomini: non solo spirituali e morali, ma anche quelle sociali, demografiche ed economiche".
La Chiesa negli anni del post-Concilio ha dato vita a Consulte, Consigli pastorali diocesani, parrocchiali, altri organismi di dialogo e di partecipazione che possono essere elementi utili e importanti per una crescita della presenza dei cristiani nella vita della comunità. Ma oggi questi organismi sembrano vivere un momento di stanchezza. Con il suo discorso ai vescovi italiani Benedetto XVI invita anche a un rinnovato impegno ad annunciare, mostrare e guidare all’incontro con Dio. Ma la prima importante condizione: "Parlare di Dio è parlare con Dio".
Fabio Zavattaro
(28 maggio 2012)