GIORNALI FISC

L’opinione del territorio

Gli editoriali delle testate cattoliche

Il terremoto, il "Family 2012", le lettere trafugate al Papa, l’attentato a Brindisi, la crisi e l’attualità politica… Sono alcuni degli argomenti di cui parlano gli editoriali dei settimanali diocesani aderenti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici) in uscita in questi giorni. Ne proponiamo una rassegna tra quelli giunti in redazione.

Terremoto. "Sgomento, dolore e ancora tanta paura". Sono i sentimenti che accomunano molti editoriali dedicati al terremoto che, il 29 maggio, ha nuovamente colpito l’Emilia Romagna. "Purtroppo – scrive Luigi Lamma, direttore di Notizie (Carpi) in un editoriale rilanciato dal Sir e ripreso da molte testate tra cui la Vita Cattolica (Udine) – si contano delle vittime sotto il crollo di chiese, fabbriche e abitazioni. Tra queste il vescovo monsignor Francesco Cavina e la diocesi di Carpi piangono un sacerdote, don Ivan Martini, parroco della parrocchia di Santa Caterina, a Rovereto sulla Secchia, comune di Novi di Modena. Don Ivan è stato sorpreso dalla scossa delle ore 9 all’interno della chiesa parrocchiale mentre con un vigile del fuoco effettuava un sopraluogo probabilmente anche con l’intento di mettere al sicuro qualche opera o oggetto di valore". Massimo Manservigi, direttore della Voce di Ferrara-Comacchio, racconta il terremoto "vissuto in redazione" mentre concludeva l’impaginazione dell’ultimo numero del giornale. "Purtroppo – annota Manservigi – ci sono altri morti e le mie mani vorrebbero smettere di scrivere, ma è necessario che raccontiamo i fatti, perché i giornalisti non devono abbassare l’attenzione su coloro che stanno subendo le peggiori conseguenze di queste scosse". La "nuova scossa", "di entità e durata paragonabili a quelle del 20 maggio", dice Paolo Seghedoni, vicedirettore di Nostro Tempo (Modena-Nonantola), "rappresenta davvero una mazzata, prima di tutto per i morti (‘piangiamo le pietre e non i morti’, affermava alla veglia di Pentecoste il cappellano di Finale Emilia don Roberto, ora purtroppo piangiamo anche tante vite spezzate, soprattutto persone tornate al lavoro proprio tra lunedì e martedì), ma anche per la paura di non riuscire a ripartire, a rialzarsi". Mario Barbarisi, direttore del Ponte (Avellino), alla luce dell’esperienza del terremoto del 1980 in Irpinia, invita a "prevenire" il crollo degli edifici, che causa tante morti: "Oggi, grazie alla tecnologia, è possibile la messa in sicurezza anche di edifici secolari". Il Corriere Eusebiano (Vercelli) pubblica una nota di don Osvaldo Carlino, direttore della Caritas diocesana, in cui fa sapere che "tutti noi, come Caritas, diocesi e singoli cristiani, vogliamo, ancora una volta, farci prossimo di chi ha perso l’accogliente sicurezza della casa e con essa la speranza".

Family 2012. Al centro degli editoriali dei settimanali anche il VII Incontro mondiale delle famiglie, sul tema "La famiglia: il lavoro e la festa" (Milano, 30 maggio – 3 giugno). Per L’Ora del Salento (Lecce), si tratta di un "evento controcorrente, in un tempo in cui molti considerano la famiglia un’istituzione superata: storicamente più fragile, non aiutata, messa in discussione nella sua natura originaria. Invece, pur tra mille difficoltà, la famiglia c’è e di essa c’è grande e segreta nostalgia". Da qui l’appello di Corrado Avagnina, direttore dell’Unione Monregalese (Mondovì) e della Fedeltà (Fossano): "La società, la politica, la finanza, il mercato… dovrebbero mettersi in ascolto del mondo familiare, fatto di persone. Invece spesso e volentieri guardano al microcosmo familiare come a contesti di singole presenze, come a possibili clienti, come a soggetti da tassare e da spremere… Ma lì, invece, si condensa la vita più vera. Senza famiglia si è sradicati e smarriti". Al centro dell’Incontro, nota Guglielmo Frezza, direttore della Difesa del Popolo (Padova), "c’è un binomio emblematico: il lavoro e la festa. (…) È sulla concretezza di questi temi che, non da oggi, il mondo cattolico sfida e provoca tutti a ridisegnare un modello di sviluppo che appare sempre più schiavo dell’effimero, intrinsecamente fragile e drammaticamente lontano da quel bene comune a cui pure, a parole, tutti dicono di richiamarsi. È una strada lunga e non priva di ostacoli, quella che ci è di fronte. Ma è anche una straordinaria occasione, sul piano pastorale e su quello della testimonianza che i cattolici possono dare all’intero Paese". Riflettendo sempre sul binomio "lavoro" e "festa", al centro dell’Incontro di Milano, Vincenzo Tosello, direttore di Nuova Scintilla (Chioggia), rileva "l’urgenza di una più equa e saggia ‘politica del lavoro’ che sappia contemperare le esigenze dei singoli e della loro dignità con quelle della famiglia e delle sue peculiarità. Per evitare, o limitare almeno, crescenti marginalità e per ammonire sulle giuste priorità da rispettare, pena la dispersione dei cuori e l’estraniazione delle menti, che fanno – da più parti e per diverse ragioni – sgretolare le strutture portanti di Chiesa e società". Emilio Pastormerlo, direttore dell’Araldo Lomellino (Vigevano), ricorda, tra l’altro, a chi "sui social network ha proposto di annullare la sfilata del 2 giugno e la visita del Papa a Milano e devolvere le spese organizzative per i terremotati", che "il Papa viene a Milano per indicare la strada della ricostruzione, che passa dalla famiglia, dal lavoro, dalla festa… e così fortifica le tante ricostruzioni da cominciare nei luoghi terremotati, che partono dall’anima e dalla solidarietà prima ancora che dai progetti tecnici o dalle sovvenzioni". La Voce Alessandrina (Alessandria), in un editoriale di Fabrizio Casazza, delegato vescovile per la famiglia, augura che "lo stile di famiglia respirato nei vari momenti della trasferta milanese possa continuare a caratterizzare i rapporti all’interno delle nostre comunità in diocesi; le famiglie restino sempre aperte alle sorprese della benedizione divina".

Lettere trafugate al Papa. Altro argomento, che attira l’attenzione di molti media in tutto il mondo e di cui si occupano i giornali Fisc, è il trafugamento di un gran numero di documenti riservati appartenenti al Papa. "I fatti dolorosi e sconcertanti di questi giorni – osserva Giampiero Moret, direttore dell’Azione (Vittorio Veneto) – sono certamente sfruttati da coloro che non credono al mistero di Dio presente nella Chiesa, per decretare ancora una volta la fine di questa che essi ritengono una grande impostura. Per i credenti, invece, questi fatti devono essere un’occasione per riconoscere le loro infedeltà ed errori e impegnarsi con più decisione alla conversione: a ritornare a quell’essenziale che costituisce la vera grandezza della Chiesa, ma anche ad adeguare con tutte le proprie forze a questo volto nascosto anche il suo volto esterno". Marco Bonatti, direttore della Voce del Popolo (Torino), evidenzia che "il Papa stesso ha scelto di riflettere pubblicamente sulla sofferenza e il disagio che investono la Santa Sede – e con essa l’intera Chiesa – per questa ‘tempesta’ fatta di notizie trafugate, fiducia tradita, silenzi violati. Come entrare in questa riflessione? La via maestra è quella indicata da Benedetto XVI stesso: sforzarsi di guardare e comprendere quanto accade tenendosi nella prospettiva della fede". Secondo Adriano Bianchi, direttore della Voce del Popolo (Brescia), "le carte svelate dimostrano che il Papa non è fuori dalla realtà, come qualcuno vorrebbe far credere, e che, nello stile con cui ha affrontando questa crisi, Benedetto XVI è per noi Pietro, la roccia: sulla sua fede la Chiesa è salva e gli inferi non prevarranno contro di essa". La Chiesa, afferma Giordano Frosini, direttore della Vita (Pistoia), "ha conosciuto da sempre tempi difficili e pericoli apparentemente mortali. Ma il Papa ci ha giustamente ricordato, proprio in queste ore, che i venti e le tempeste non potranno mai abbattere la casa saldamente fondata sulla roccia. Tale è la Chiesa (…)". Per il Ticino (Pavia), "la Chiesa è bella nella varietà delle forme di vita in cui si manifesta: bella nella sua fragilità, bella nella dialettica anche vigorosa in cui si esprime. L’unica condizione è che rimanga umile, che non dimentichi che la luce delle genti è Cristo". In questo momento, dice Vincenzo Rini, direttore della Vita Cattolica (Cremona), "dobbiamo stringerci a Benedetto XVI, pregare per lui, fargli sentire la nostra solidarietà e il nostro affetto. Nella speranza che presto la bufera si plachi e che i colpevoli vengano allontanati". Anche Stefano Fontana, direttore di Vita Nuova (Trieste), invita a "non lasciare solo il Papa in questo momento" e a "intensificare la nostra fedeltà e vicinanza". Secondo il Corriere Apuano (Massa Carrara-Pontremoli), "per il popolo di Dio e i suoi pastori è questo il tempo – parafrasando la lettera ai Romani – di rinnovare la propria mente per poter discernere la volontà di quel Dio che il cardinale Ratzinger così pregava dopo la denuncia dei mali della Chiesa, nella Via Crucis al Colosseo: ‘Abbi pietà della tua Chiesa… Salva e santifica la tua Chiesa. Salva e santifica tutti noi’". Prendendo spunto dal Sinodo diocesano, il Nuovo Diario Messaggero (Imola) ribadisce che "Gesù avverte che la nostra opera è prima di tutto ‘credere’ in Lui, cioè ‘aderire’ al suo cuore per vivere le realtà della fede nella speranza e nella carità". Il Nuovo Giornale (Piacenza-Bobbio) pubblica il testo integrale dell’intervista rilasciata dall’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, a "L’Osservatore Romano" del 30 maggio, in cui "la pubblicazione delle lettere trafugate" viene considerata "un atto immorale di inaudita gravità".

Siria e attentato a Brindisi. Le notizie di cronaca degli ultimi giorni, in particolare l’attentato alla scuola di Brindisi e la strage di Hula, in Siria, con l’uccisione di 100 persone tra cui 48 bambini, hanno molto colpito l’opinione pubblica e i settimanali diocesani. I fatti di questi giorni, viene sottolineato sulla Cittadella (Mantova), "hanno tragicamente riproposto ancora una volta la questione del male, della cattiveria e della follia che albergano nei nostri cuori e che purtroppo spesso vengono prepotentemente allo scoperto. (…) Le domande sul male e sulla morte (che siano frutto del peccato umano oppure no) sono quelle più difficili e di fronte alle quali gli uomini moderni (o forse di tutti i tempi) tendono a essere sfuggenti e recalcitranti. Rischio dal quale non siamo immuni nemmeno noi credenti. Eppure è un rischio che bisogna superare perché il tema del dolore va affrontato. (…) Su questo versante non possiamo pensare a scorciatoie o a percorsi semplificati. Ed è su questi temi che, probabilmente, si giocheranno i confronti più difficili ma anche più affascinanti e fruttuosi tra la dimensione della fede e quella della secolarizzazione che segna l’attuale modernità". Parlando della strage di Hula, Marco Piras, direttore dell’Arborense (Oristano), scrive: "Ancora una volta nella storia dell’uomo, i bambini sono vittime innocenti di nuove violenze. Ma il mondo – soprattutto quello occidentale – sembra non accorgersene o comunque sembra non dare il giusto risalto alla vicenda. (…) ‘Abbiamo perso la capacità d’indignarci’, scriveva Indro Montanelli nella sua rubrica sul ‘Corriere della Sera’ il 26 marzo 2001. Sono passati più di dieci anni e, purtroppo, continuiamo di questo passo. Anzi, in alcuni casi, peggioriamo. È tempo di sapersi immedesimare nella diversità della realtà, di non girare la testa di fronte all’ingiustizia, di credere che non si è fatti per una vita comoda. È davvero tempo di aprire gli occhi".

Crisi e prospettive. La crisi economica e i suoi effetti continuano a tenere banco sulle testate diocesane. In questo momento, si legge su Emmaus (Macerata), "serve una comunità che non lasci solo chi è colpito dalla crisi: le parole che incoraggiano a reagire al fallimento siano accompagnate da azioni di sostegno, che mettano a disposizione tempo, relazioni e risorse economiche per offrire a chi sta subendo gli effetti della crisi la possibilità di costruire un nuovo percorso". Francesco Zanotti, direttore del Corriere Cesenate (Cesena-Sarsina), indica l’orizzonte del "bene comune" che "è un insieme di condizioni, un clima favorevole che punta alla perfezione delle persone e delle comunità in cui le persone sono inserite. Il bene comune è uno stravolgimento dell’orizzonte verso il quale volgere lo sguardo. È per la perfezione, quindi per il meglio di quanto può capitare a ogni uomo e a ogni donna. Non c’è altro da aspettare: il bene comune è da realizzare, adesso, qui e subito".

Attualità politica. Al centro degli editoriali dei settimanali, infine, l’attualità politica. "Cosa debbono fare da qui al 2013 i partiti per scongiurare la decapitazione di un’intera classe politica, così come avvenne venti anni fa con tangentopoli?", riflette Pino Malandrino, direttore della Vita Diocesana (Noto), per il quale occorrono "poche ma significative azioni: la riforma del sistema elettorale, innanzitutto, per ridare ai cittadini il potere di scegliere i loro candidati, e poi procedere a un vero rinnovamento della classe dirigente. (…) Basterebbero questi gesti minimi per favorire l’avvento di una nuova classe dirigente da individuare fra le forze migliori della società". Bruno Cescon, direttore del Popolo (Concordia-Pordenone), parla della recente visita del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a Pordenone: "Nella festosa accoglienza a Napolitano la città ha detto il suo grazie a colui che, come ha ricordato il sindaco Pedrotti, è davvero il presidente di tutti gli italiani. (…) È l’uomo delle istituzioni in dialogo con il suo popolo. Di rispetto delle istituzioni ne avevamo bisogno, così vilipese con incredibile leggerezza e superficialità dai partiti. E di un presidente, padre di questa nostra patria, ne sentivamo l’urgenza". La crescita del tasso di disoccupazione, certificata in recenti statistiche insieme ad altri dati allarmanti che riguardano la situazione dei giovani, la recessione e la condizione dei lavoratori, porta La Guida (Cuneo) a dire che "non stupisce che aumenti il disagio sociale in Italia e nel mondo, che non si fermino i flussi dei migranti, che cresca l’instabilità politica e corra pericolo la democrazia. Stupisce invece che un’intera classe dirigente, italiana ed europea, continui a danzare sull’orlo del baratro, parlando troppo e d’altro e trascurando i numeri che ha davanti agli occhi".