FAMILY 2012

Uniti grazie alle famiglie

A colloquio con mons. Anthony (Pakistan), Paese con il 3% di cristiani

I modi di fare famiglia sono diversi nel mondo e, a volte, possono funzionare al di là dei pregiudizi. Per esempio, in Pakistan, dove “sono i parenti che decidono i matrimoni e spesso abbiamo visto che è un vantaggio se le famiglie di origine sono coinvolte nel lavoro di costruzione della coppia”. È il parere di mons. Rufin Anthony, vescovo di Islamabad – Rawalpindi, che il Sir ha incontrato a Milano al VII Incontro mondiale delle famiglie, in corso fino al 3 giugno.

Un aiuto alle famiglie in crisi. Il vescovo racconta di una realtà molto diversa da quella europea e nordamericana, ma “siamo qui per ascoltare e imparare – dice – e crediamo che anche gli altri possono imparare qualcosa da noi”. Mons. Anthony sottolinea che “comunque sia, anche se i parenti propongono lo sposo o la sposa, i ragazzi possono rifiutare; in ogni caso le famiglie da noi sono molto unite, c’è molto rispetto e fedeltà tra marito e moglie. Quello che eventualmente mette in crisi la vita familiare è il cambiamento sociale, molti si spostano in città, ma non sono preparati: arrivano perché cercano lavoro, in campagna c’è meno occupazione perché l’agricoltura si è meccanizzata e anche perché sono aumentati i bisogni e le necessità, indotte dai modelli proposti dai media. Il problema è che non c’è lavoro per tutti e meno del 50% dei giovani è istruito; nella sola Karachi vivono 16 milioni di persone, un numero esagerato di gente”. Non c’è una vera e propria pastorale familiare nel Paese, ma ci sono dei gruppi di focolarini che aiutano le famiglie che sono un po’ in crisi, soprattutto, appunto nelle città, o quando sono sposati senza il sostegno delle famiglie.

Vivere in minoranza. I cristiani, sono solo il 3% della popolazione, a maggioranza musulmana: la Chiesa cattolica ha 7 diocesi e una prefettura; “i cristiani sono pakistani autoctoni”, ci tiene a dire il vescovo, mentre altre religioni sono arrivate da “fuori”. I cristiani godono di libertà religiosa, ma nella società sono discriminati, soprattutto nel lavoro e i “matrimoni misti sono scoraggiati”. Le Chiese sono “protette” dalla polizia, ma ci sono anche membri interni della comunità che controllano chi entra e chi esce dalle chiese; a Natale e a Pasqua, all’ingresso degli edifici di culto cristiani, vengono posti i metal detector: “Fino ad ora non ci sono stati attentati contro i cristiani e vogliamo evitare che accadano”. Per il vescovo, il problema principale, soprattutto a Karachi, non è comunque il terrorismo, quanto lo “scontro tra le diverse etnie”.

La collaborazione ecumenica. In questo contesto, il dialogo interreligioso non è praticato, funziona molto bene il dialogo e la collaborazione ecumenica tra cattolici e protestanti, che hanno momenti di preghiera e di festa comuni e dalla maggioranza musulmana sono considerati alla stessa stregua.

(01 giugno 2012)