IL PAPA ALLA SCALA
Per ascoltare la musica e le voci del mondo
Ieri sera il Papa alla Scala, non al posto di onore ma in platea. Certamente non una indelicatezza, Benedetto XVI non la conosce proprio, ma un messaggio che solo da lui poteva venire.
Ha scelto il posto migliore per ascoltare la magistrale esecuzione della Nona di Beethoven e per ascoltare il mondo, rappresentato nel teatro, dalle delegazioni di famiglie.
È il Papa dell’ascolto. Un ascolto vissuto come spazio interiore per accogliere gli altri e l’Altro.
Tutta la vita di Benedetto è ascolto perché è dall’ascolto che nasce il magistero più alto.
Come un padre e una madre nei confronti dei figli.
Ascoltare è il primo fondamentale passo dell’educare e del lasciarsi educare alla verità e alla bellezza.
Una esperienza che la Chiesa, in questo Family 2012, sta vivendo e sta comunicando al mondo con il linguaggio della responsabilità e della speranza.
Ascoltare è amare.
Un amore che ha al primo posto nel cuore la sofferenza, la fatica, la fragilità, l’angoscia delle famiglie.
Il terremoto, la disoccupazione, le sofferenze e la povertà sono al centro dei pensieri di questo incontro.
La festa, come questa a Milano, non viene meno per le criticità che attraversano la famiglia ma si libera dal superfluo, dall’effimero e dall’apparenza per diventare stile di vita dove le lacrime e i sorrisi trovano sintesi nella gioia.
Parola, questa, che il Papa ripete sovente con il simpatico accento che viene da una lingua robusta come è quella tedesca.
Il Papa va oltre, parla e anche ieri ha parlato con la lingua di Dio dopo aver ascoltato Dio che parla anche attraverso la musica e il canto. Ancora una volta ha intonato un inno alla gioia che si alza da un immenso popolo in cammino verso la verità, verso la felicità.