IEC 2012
Mons. Piero Coda alla vigilia del Simposio teologico di Dublino
Alla vigilia del Congresso eucaristico internazionale (Iec 2012) si terrà dal 6 al 9 giugno al Saint Patrick’s College di Dublino un Simposio teologico che, sul tema della ecclesiologia di comunione a 50 anni dal Concilio Vaticano II, vedrà confrontarsi oltre 320 teologi provenienti da tutto il mondo. Sul tema del Simposio Maria Chiara Biagioni, per Sir Europa, ha intervistato mons. Piero Coda, teologo italiano, preside dell’Istituto Universitario Sophia e tra i relatori del convegno.Se la Comunione è la profezia, oggi la Chiesa si scontra con un’immagine di se stessa opacizzata da ben altre notizie. Dove si colloca la realtà?”La realtà è che la Chiesa non va identificata semplicisticamente con le istituzioni che la rappresentano. La Chiesa è il Popolo di Dio che cammina nella storia, la condivisione cioè della esperienza cristiana che si realizza in tutto il mondo là dove vi sono due o più riuniti nel nome di Cristo nel grande concerto della Chiesa universale. Come sempre anche oggi questa realtà di Chiesa semplice, vicina agli uomini e in particolare ai poveri e agli ultimi, è una straordinaria e luminosa presenza, che è però poco visibile all’opinione pubblica. Ovviamente, la Chiesa è sempre impastata dell’umano, delle tentazioni e dei rischi che sono tipici della nostra condizione storica, e quindi non devono scandalizzare più di tanto le difficoltà ed anche gli scacchi nell’incarnare il grande progetto dell’amore di Dio e, oggi, della profezia conciliare. Certamente tutte le difficoltà che si incontrano, e le sconfitte che si sperimentano, sono un invito deciso alla conversione, all’umiltà e a individuare le forme sempre più trasparenti e incisive per esprimere questo dono meraviglioso della Chiesa comunione. Non bisogna fare gli struzzi, e cioè nascondere la testa sotto la sabbia di fronte ai limiti, agli errori, ai peccati: bisogna piuttosto chiederne perdono a Dio e ricominciare con rinnovata energia e speranza e con la volontà di rendere la vita della Chiesa nei suoi dinamismi, nelle sue strutture, nelle sue decisioni sempre più conforme al Vangelo di Gesù”.Che ruolo gioca l’Eucaristia?”L’Eucaristia è centrale perché non è solamente il modello di ciò che Gesù ha fatto donandoci se stesso per unirci al Padre e tra noi. Essa è la trasmissione efficace della sua stessa vita: ricevendo Lui, come dice Benedetto XVI nella ‘Deus Caritas est’, noi veniamo tirati dentro l’atto di donazione che Gesù fa di sé. Ricevendo l’Eucaristia, noi siamo investiti dall’amore che pulsa nella vita della Trinità e che viene riversato nei nostri cuori, e perciò siamo abilitati a fare della nostra vita un atto gratuito e responsabile di dedizione. L’Eucaristia, quindi, è la sorgente e la misura sempre smisurata dell’amore che siamo chiamati a vivere concretamente nella vita di tutti i giorni. Senza l’Eucaristia la Chiesa comunione sarebbe una illusione. L’Eucaristia vissuta, o meglio il lasciarsi vivere da Gesù nell’Eucaristia, è ciò che rende ciascuno di noi, e come comunità, capace di costruire ponti di comunione tra di noi e con tutti”. Eppure l’Eucaristia è un ostacolo nella costruzione di ponti proprio con chi ci è più vicino, e cioè un ostacolo per la comunione piena tra i cristiani…”L’Eucaristia non è solamente la sorgente della comunione piena in Cristo. È anche il segno efficace e visibile di questa comunione. In tal senso ritengo che sia imboccare una scorciatoia pensare a una ospitalità eucaristica troppo a buon mercato, perché significherebbe passar sopra al significato e al valore di una esistenza in cui pienamente ci ritroviamo in ciò che Gesù ci ha donato. Gesù, in realtà, si è donato a noi, nella sua morte e resurrezione, facendoci un dono direbbe Dietrich Bonhoeffer che gli è costato caro. Anche noi siamo chiamati a bere al suo stesso calice. Se ancora non ci riconosciamo fino in fondo e pienamente come membri dell’unico suo corpo, vuol dire che non possiamo ancora ricevere insieme il sacramento che ci fa uno. È una sofferenza da vivere, un invito forte alla conversione per mettere da parte tutto ciò che è secondario e frutto solo del nostro modo di vedere e ritrovare invece ciò che viene da Dio e realmente ci unisce”. La Chiesa comunione è una profezia. L’unità dei cristiani, un traguardo da pagare a caro prezzo. Non c’è il rischio di immobilismo nella Chiesa?”Penso proprio di no. La profezia è qualcosa di estremamente dinamico, scalda i cuori, accende la visione e dà l’energia per camminare di buona lena. Se la profezia ci lasciasse al punto di partenza, non sarebbe profezia! Ciò, poi, che è a caro prezzo, tiene vivo davanti agli occhi del nostro cuore il fatto che tutto ci è donato per amore da Dio in Cristo sino al dono della vita, e che dunque non possiamo assolutamente sprecarlo. Non si raggiunge la vetta di una montagna stando ai suoi piedi, ma camminando, faticando, scalando insieme”.Cosa ha da dire oggi l’Eucaristia ad un mondo che ha perso il senso di Dio?”Sarebbe meglio chiederci che cosa hanno da dire oggi i cristiani trasformati dall’Eucaristia. C’è bisogno di una testimonianza cristiana semplice e disarmante. Il nostro tempo è segnato dal sospetto: è il tempo del disincanto. Occorrono grande coerenza, limpida testimonianza, apertura sincera al soffio dello Spirito, fortezza nell’amore e fiducia in Dio per riaccendere la speranza e il fascino della sequela cristiana. L’Eucaristia è la sorgente gratuita e sovrabbondante di tutto questo”.