UE-MIGRAZIONI

Qual è la strada giusta?

Relazione della Commissione e parere dei cittadini europei

“L’Unione europea ha bisogno di una politica di migrazione forte e coerente, che sappia rispondere alle esigenze sul breve e sul lungo periodo. Dobbiamo garantire una gestione efficace delle frontiere esterne, tutelare il diritto di libera circolazione all’interno del territorio dell’Unione e assicurare una reale protezione a chi ne ha bisogno, aprendo al tempo stesso canali di migrazione legale e mobilità”. Cecilia Malmström, svedese, commissaria Ue per gli affari interni, rilegge e interpreta la Relazione annuale sugli sviluppi nel 2011 in materia di immigrazione e asilo. Si tratta di un tema fondamentale se si pensa che nell’Unione europea vivono 20,2 milioni di cittadini di Paesi terzi, grosso modo il 4% della popolazione totale dell’Ue (502,5 milioni) e il 9,4% di tutti i migranti a livello mondiale (214 milioni secondo stime).Favorevoli e contrari. La crisi economica, le conseguenze della primavera araba e le pressioni sulla zona Schengen, avvenute nel corso del 2011, hanno messo seriamente alla prova la solidarietà dell’Ue verso gli altri Paesi e anche la fiducia reciproca tra gli Stati membri. I cittadini europei non sono di per sé contrari alle migrazioni, purché queste siano effettuate nel rispetto delle leggi dei Paesi europei, non vadano a intaccare la sicurezza e non sovvertano lo “stile di vita” del vecchio continente. Non mancano infatti posizioni che vedono nei migranti dei “concorrenti” diretti nel mercato del lavoro e si constatano numerosi casi di xenofobia e razzismo, elementi che accompagnano storicamente i fenomeni migratori. La Relazione della Commissione, presentata dalla Malmström il 1° giugno, era fra l’altro accompagnata da un’indagine di Eurobarometro sugli stessi argomenti. Secondo tale sondaggio, otto europei su dieci ritengono che sia dovere degli Stati membri “offrire protezione e asilo a chi ne ha bisogno” e che “le regole per l’ammissione dei richiedenti asilo debbano essere le stesse in tutta l’Ue”. Eurobarometro rivela che “il 68% del campione intervistato pensa che si debbano riconoscere agli immigrati legali gli stessi diritti di cui godono i cittadini”. Quattro europei su dieci (42%) pensano che l’Unione debba “incoraggiare la migrazione di lavoratori da Paesi terzi per fronteggiare le sfide demografiche e le carenze di forza lavoro”, mentre il 46% non è d’accordo. Presenze irregolari. Livello d’attenzione alto per quanto riguarda l’immigrazione irregolare. Nel 2011 sono stati negati – stando ai dati dell’Esecutivo Ue – 343mila ingressi nell’Unione, con una diminuzione del 13% rispetto al 2010. Sempre nel 2011 sono state fermate 468mila persone (in calo rispetto alle 505mila del 2010), mentre gli Stati membri hanno rimpatriato circa 190mila cittadini di Paesi terzi (15% in meno rispetto al 2010). Al riguardo otto europei su dieci ritengono che l’Unione europea debba “dare maggiore assistenza agli Stati membri nella gestione della migrazione irregolare, anche attraverso una politica comune”, e ben il 78% pensa che il costo della gestione della migrazione irregolare vada suddiviso tra gli Stati membri. Integrazione, libera circolazione. Il 53% delle persone sentite da Eurobarometro (i campioni di intervistati dall’istituto demoscopico Ue sono sempre superiori ai 20mila soggetti, presi in tutta l’Ue) ritiene che l’immigrazione rappresenti un “arricchimento economico e culturale” e il 60% degli europei è consapevole che gli immigrati “possano incontrare difficoltà d’integrazione legate alla discriminazione”. La Relazione della Commissione dimostra infatti che il tasso medio di occupazione dei cittadini provenienti da altri Stati europei non Ue, dall’Africa, dalle Americhe, dall’Asia, compresi tra i 20 e i 64 anni, si aggira attorno al 58%, rispetto al 68% della popolazione totale nella stessa fascia di età. A proposito di Schengen (ossia il trattato per la libera circolazione entro i confini comunitari), per gran parte degli europei (67%) è poi “importante poter viaggiare per l’Ue senza subire controlli alle frontiere interne”.Sistema unico d’asilo. Le relazioni annuali rispondono all’invito rivolto nel 2008 dal Consiglio europeo nell’adottare il patto su immigrazione e asilo per “continuare a lavorare per un’integrazione efficace, così da trarre pieno vantaggio dal potenziale offerto dai migranti”, non solo in termini economici ma anche sociali e culturali. Per la Commissione Ue è fra l’altro importante ridurre la migrazione irregolare anche tramite il dialogo e la cooperazione con i Paesi terzi. Obiettivo del 2012, tenendo conto della stessa Relazione e dei dati di Eurobarometro, è di realizzare un sistema comune di asilo che assicuri protezione a chi ne ha bisogno. Malmström è convinta che solo con una politica coerente che tenga conto di tutti questi aspetti, l’Ue potrà “trarre pieno beneficio dagli apporti positivi della migrazione”. L’Esecutivo ha nel frattempo presentato una proposta per accrescere l’efficienza di Eurodac, sistema in funzione dal 2003 per favorire l’identificazione rapida e corretta dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di asilo.