TERREMOTO IN EMILIA

Lo Stato è qui

La visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

È partita da Bologna, questa mattina, la visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sui luoghi del terremoto. Nella sede della regione Emilia Romagna il capo dello Stato ha incontrato i rappresentanti delle istituzioni, dai presidenti Errani (Emilia Romagna), Zaia (Veneto) e Formigoni (Lombardia) a tanti sindaci dei Comuni colpiti dal sisma. "Lo Stato è qui, lo Stato è nelle sue istituzioni nazionali, lo Stato è a Palazzo Chigi e al Quirinale, lo Stato è in tutti i Comuni oggi all’opera per fare la loro parte", ha esordito rivolgendo un saluto "speciale" ai sindaci, che "costituiscono i pilastri dell’edificio costituzionale della vita democratica e possono dare un contributo essenziale soprattutto in circostanze complesse e drammatiche", come quelle che si stanno vivendo.

Lo Stato è qui. "Sono qui per dovere e per responsabilità, per vedere e ascoltare", ha detto Napolitano dopo aver ascoltato le testimonianze degli amministratori locali, aprendo un lungo intervento a braccio. Il capo dello Stato ha rimarcato la "pluralità, oltre che la vastità delle dimensioni" del dramma che ha "colpito al cuore un’area di eccellenze", dal punto di vista del "patrimonio storico, artistico, culturale e religioso", sul piano "del grado di sviluppo economico e sociale raggiunto in queste zone", come pure del "livello di civismo" e della "capacità di vita associata". "Dobbiamo avere come obiettivo fondamentale la salvaguardia di tutto questo – ha aggiunto – e il ristabilimento di queste condizioni, di queste conquiste". Ricordando le vittime delle due scosse del 20 e del 29 maggio, e in particolare i morti sul lavoro, "spettacolo che colpisce e ferisce", il presidente della Repubblica ha invitato ad "affrontare innanzitutto il rischio di un regresso delle attività produttive", facendo leva "sui nostri grandi punti di forza" ed evitando "che se ne vadano le aziende che non possono riprendere la loro attività in tempi ragionevoli".

Piano di sicurezza contro i terremoti. Dunque, "bisogna darsi da fare perché riprenda l’attività nelle condizioni essenziali di sicurezza", ha precisato richiamando la possibilità di "agibilità temporanee" per evitare chiusure che potrebbero "essere fatali", ma al tempo stesso rilanciando la richiesta di un "piano di sicurezza nazionale rispetto al rischio sismico". "Non si può impedire che la terra tremi o un vulcano erutti, ma si può evitare che un paese sia travolto dalle acque se ci sono le giuste opere di prevenzione, ed è un delitto non farlo", ha osservato Napolitano. Il presidente ha quindi fatto riferimento al discorso per il 2 giugno richiamando il necessario impegno di tutto il Paese per affrontare l’emergenza, con "uno spirito di corretta divisione dei compiti, dei ruoli" e "definizione degli obiettivi". Riguardo al decreto legge varato dal governo e firmato "a occhi chiusi", lo ha giudicato "una buona risposta alle esigenze" poste dagli amministratori locali. Infine, uno sguardo di speranza al futuro, pensando a tante altre tragedie che hanno funestato il nostro Paese. "Dobbiamo avere il senso non solo di quello che abbiamo passato, ma di ciò che abbiamo superato", ha sottolineato, nella certezza che "finiranno le scosse e bisogna reagire" per "superare questo periodo così duro come ne abbiamo superati altri". L’importante è che "si diano le prove annunciate di coesione, responsabilità, slancio, e che non scemi l’attenzione una volta passata la fase incandescente". L’impegno a tornare, da ultimo, vuol essere nelle intenzioni di Napolitano "per verificare i risultati, non perché la casa brucia ancora".

Puntare sulla prevenzione. "Vorremmo che l’Italia della generosa e immediata risposta all’emergenza fosse anche l’Italia dell’ordinaria e più faticosa attività di prevenzione", ha dichiarato, da parte sua, il capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli, per il quale "26 morti in seguito alle scosse del 20 e del 29 maggio, oltre 40 nelle alluvioni dello scorso anno sono un prezzo assurdo e insostenibile, che un Paese civile ed evoluto come il nostro non si può permettere". "Non ci sono ragioni economiche o alibi pseudo storico-culturali – secondo Gabrielli – che possano giustificare un simile e sistematico disprezzo delle regole, un bizantino rinvio di disposizioni che impongono comportamenti virtuosi". La Protezione Civile, ha ricordato, "fin dalle prime ore successive al sisma del 20 maggio è presente con oltre 4 mila uomini e donne" tra volontari delle colonne mobili delle Regioni, delle Province autonome e delle organizzazioni nazionali, operatori ed esperti, Vigili del fuoco, personale delle forze armate e dell’ordine, ai quali "si uniscono i tanti cittadini sparsi in ogni dove che, in varie forme e modi, hanno dato la loro disponibilità ad accogliere chi sta soffrendo, a dare sostegno materiale ed economico". Secondo gli ultimi dati diffusi oggi dalla Protezione Civile sono 16.064 le persone assistite nelle tre regioni colpite, di cui 14.417 in Emilia Romagna (9.616 persone nelle tendopoli, 2.535 nelle strutture al coperto e 2.266 in albergo), 1.583 in Lombardia (1. 232 nei 10 campi, 351 nelle 11 strutture al coperto), 64 in Veneto (tutti accolti in albergo).