IEC 2012
Terra Santa e Irlanda: sofferenze diverse e una comune speranza
È tutto pronto a Dublino (Irlanda) per la 50a edizione del Congresso eucaristico internazionale (Iec 2012) con a tema “L’Eucaristia: Comunione con Cristo e tra di noi” (10-17 giugno). Per sette giorni i circa 40 mila partecipanti attesi da ogni parte del mondo – 80 mila previsti a Croke Park per la “statio Orbis” finale -, seguiranno il denso programma di eventi che uniranno fede e cultura. Tra questi spiccano 150 tra laboratori e gruppi di discussioni, 18 interventi di relatori internazionali, messe e celebrazioni in sette lingue, film, musica, teatro, concerti ed uno spazio dedicato ai 2.500 giovani iscritti. “Una giornata mondiale degli adulti” lo ha definito padre Kevin Doran, segretario di Iec 2012, che mette al centro “la celebrazione quotidiana dell’Eucaristia” cuore ispiratore dell’evento. Come a Milano per il recente incontro internazionale delle famiglie, anche a Dublino sarà presente una delegazione dalla Terra Santa, guidata dal patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, e dal suo ausiliare, mons. William Shomali, al quale Daniele Rocchi, per Sir Europa, ha posto alcune domande. “Tutto deve ripartire da Gerusalemme!” ha affermato più volte il patriarca Twal ribadendo l’impegno della Chiesa madre di Gerusalemme ad essere sempre più presente e attiva nella vita della Chiesa universale. Ed è in questo ambito che va ricercato il senso della sua partecipazione al congresso di Dublino e agli appuntamenti che seguiranno come la visita del Papa in Libano a settembre ed il Sinodo per la Nuova evangelizzazione di ottobre. Mons. Shomali, dopo Milano, un’altra delegazione dalla Terra Santa è pronta a partire, questa volta per Dublino, al Congresso eucaristico…”La delegazione è composta da 34 persone e sarà guidata dal patriarca Twal. Con lui anche quattro sacerdoti e alcune famiglie provenienti da Palestina, Israele e Giordania. Diversi componenti appartengono alla Legio Mariae e sono molto felici di recarsi in Irlanda dove la Legio è nata all’inizio degli anni ’20. Siamo una piccola delegazione ma molto grande se consideriamo l’esiguità dei fedeli della nostra Chiesa di Gerusalemme”.Come vi siete organizzati?”Va detto subito che l’assemblea degli Ordinari cattolici di Terra Santa ha voluto fortemente questa partecipazione. Abbiamo dovuto superare tante difficoltà, in primis quelle legate al viaggio. Ottenere visti, come si sa, qui non è facile ma nonostante tutto siamo riusciti ad organizzarci e a prepararci bene. Siamo entusiasti e non vediamo l’ora che si apra il Congresso. Veniamo da tre Paesi diversi, ma dalla stessa Chiesa. L’assemblea rappresenta l’unione di diversi riti e a Dublino saremo presenti con quattro riti: latino, greco-cattolico, maronita e siro-cattolico. La composizione del gruppo è un segno di comunione”.Quella “comunione” richiamata anche nello slogan del Congresso…”Il tema scelto ci ha spinto ad organizzare ogni cosa in comunione, attivandoci tutti vescovi, parroci e laici. Abbiamo istituito un Comitato per Dublino che ha promosso oltre dieci incontri preparatori, tra cui uno a Betlemme ed uno in Giordania, con a tema l’Eucarestia. Agli incontri hanno fatto seguito scambi di mail nelle quali abbiamo ricordato ai partecipanti designati scopi e contenuti del Congresso eucaristico. La preparazione è stata fondamentale e lo sarà di più una volta che rientrati a casa”.Una partecipazione fortemente voluta: ma quali sono i motivi principali che vi hanno spinto a partire?”Per prima cosa onorare l’Eucarestia per riaffermare la nostra fede. In secondo luogo, visto che la Chiesa di Terra Santa è aperta ed accogliente verso i tanti pellegrini, essere a nostra volta pellegrini per condividere i doni che si hanno. Ma c’è anche un altro motivo che mi preme sottolineare”.Quale?”Sostenere la Chiesa locale segnata dallo scandalo degli abusi. A Dublino sentiranno la nostra presenza che ribadirà che la Chiesa irlandese è viva nonostante la debolezza di qualche suo componente. La parte umana è ferita ma quella divina, incarnata in Cristo Signore è viva. Dio resta la guida e non permetterà che la sua Chiesa cada. Da parte nostra porteremo solidarietà umana e spirituale. È la preghiera che guarisce e contiamo su di essa per guarire anche le ferite della nostra Terra Santa”.Ci saranno momenti dedicati alla Terra Santa nel programma del Congresso?”Il patriarca Twal presiederà una messa in programma il 15 giugno (ore 16), nel corso della quale amministrerà l’unzione dei malati. Ci sarà poi una conferenza sul tema dei pellegrinaggi che porterà la Terra Santa all’attenzione dei partecipanti”.Chi invece resterà in Terra Santa come vivrà la comunione con i fratelli che saranno a Dublino?”Gli Ordinari di Terra Santa, in occasione del Congresso, inviteranno parroci, religiosi e laici ad organizzare una Giornata eucaristica a livello diocesano, parrocchiale e comunitario. Un modo di intrecciare preghiera, impegno pastorale e sociale”.