CRISI ED EUROPA

La parola dei cristiani

Intervista con il card. Péter Erdő, presidente del Ccee

"Una parola sana, che abbia il dinamismo della speranza, altrimenti le persone cadrebbero nella disperazione". È questo il ruolo che le Chiese cristiane in Europa possono svolgere in questo momento di crisi economica e di ricerca di soluzioni per vincere recessione, disoccupazione e crolli delle borse. A indicarlo a margine del Terzo Forum europeo cattolico-ortodosso è il metropolita del patriarcato di Costantinopoli Gennadios di Sassima. "In Grecia – aggiunge –, i politici hanno perso credibilità. Molte persone sono in sciopero, molte altre hanno perso il lavoro, molte ancora hanno perso ogni speranza e in tante sono arrivate addirittura al suicidio. La Chiesa condivide questa sofferenza umana del suo popolo. Usa tutti gli strumenti materiali a sua disposizione per rispondere alla richiesta di aiuto ai poveri e a quelli che sono divenuti poveri ma ci sono anche altri strumenti a cui la Chiesa fa riferimento e sono la fede, la speranza e il ritorno alle radici della nostra vita spirituale". Dopo tre giorni di lavoro e confronto sul tema della crisi economica e della povertà, il Forum si conclude oggi con la diffusione di un messaggio finale. Maria Chiara Biagioni, a Lisbona per Sir Europa, ha chiesto al card. Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee), di stilare un bilancio del Forum.

Cristiani e ortodossi a Lisbona per parlare di crisi economica e povertà. Che cosa è emerso?
"Abbiamo cercato i motivi della crisi attuale, abbiamo sentito esperienze di diversi Paesi. Si ha l’impressione che nei Paesi occidentali si ha ancora una certa tendenza a ridurre il problema forse perché i problemi dettati dalla crisi si manifestano ancora solo in una certa parte della popolazione mentre in altre regioni europee i problemi della crisi e della povertà sono più palesi e profondi. Per esempio, in Ungheria il salario medio arriva appena al 20% del salario medio tedesco, mentre i prezzi sono quasi gli stessi".

Quali soluzioni sono emerse?
"Abbiamo sentito alcune relazioni di esperti di economia; non abbiamo centrato l’incontro sulla ricerca di soluzioni tecniche, ma di risposte alla luce della nostra fede comune perché è diventato chiaro che anche sul tema della crisi economica e della povertà le fedi cattolica e ortodossa hanno la stessa base per affrontare queste difficoltà. Non possiamo quindi dare consigli di tecniche economiche alla società: possiamo però ribadire importanti principi etici, partendo dalla realtà".

Partiamo dall’analisi della realtà.
"La realtà è complessa. Ma vorrei dire che la realtà non è soltanto la vita terrena e il mondo che noi vediamo e conosciamo. La realtà è anche il mondo fondato sull’esistenza di Dio. Questa realtà elementare comporta delle conseguenze etiche: non siamo soltanto responsabili del creato, della nostra vita e degli altri esseri umani ma siamo chiamati a rispondere al grande progetto divino di cui facciamo parte. E se guardiamo l’essere umano in modo non riduttivo, ma nella sua completezza insieme alla sua vocazione eterna, allora anche il concetto di bene comune riceve un contenuto molto più ricco".

E i principi etici, invece, quali sono?
"Abbiamo visto che l’economia deve funzionare non soltanto in base a una tecnica matematica o astratta della finanza ma deve avere forti rapporti prima di tutto con l’economia reale: le finanze devono avere rapporti stretti con l’economia reale e soprattutto con il mondo del lavoro. Certamente anche l’economia reale non può e non deve staccarsi dalla vita delle persone. Siamo di fronte a una molteplicità di alienazioni: le finanze alienate dall’economia reale; l’economia reale alienata dallo Stato e dalla società; lo Stato e le società tante volte alienati dalla vita delle persone".

Come vincere queste alienazioni?
"Dobbiamo rafforzare la famiglia, come luogo di socializzazione dove la persona impara la responsabilità e il rispetto verso l’altro, l’amore. Poi dobbiamo apprezzare il lavoro umano come valore e come fonte di benessere. Occorre inoltre approfondire la nostra responsabilità nei confronti della comunità. Oggi, in un mondo così soggettivizzato, è grande la tentazione di perdere la fiducia nella conoscibilità di norme oggettive di comportamento sociale".

Cosa può fare la Chiesa?
"Può fare tanto: dare speranza, trasmettere valori e norme etiche e aiutare. Abbiamo una rete di Caritas sul territorio che riescono ad arrivare alla gente e mobilitare la solidarietà".