EDITORIALE
L’Ue ha bisogno anche di responsabilità e solidarietà
All’esterno del Parlamento europeo, a Bruxelles, si può ammirare la cosiddetta “statua dell’Euro”. Una donna in posa solenne solleva, trionfante, una versione gigante dell’emblema della valuta europea. La statua è kitsch, una sorta di versione occidentale della scultura realista sovietica. Nelle circostanze attuali, risulta vagamente imbarazzante.I politici sono in uno stato di confusione riguardo all’Euro, mentre gli elettori europei inviano segnali contraddittori. Nel novembre 2011 il partito conservatore ha conquistato il potere in Spagna, e nel maggio 2012 il suo equivalente più vicino è stato sconfitto in Francia. Ad aprile 2012, il governo liberale olandese è caduto su una crisi di bilancio: se neppure i Paesi Bassi riescono a rimanere entro i limiti di deficit concordati dall’Unione europea, quale governo potrebbe riuscirci? Anche in Germania, i cristiano-democratici della signora Merkel hanno perso pesantemente le elezioni nel Land più popoloso. Queste contraddizioni possono essere facilmente spiegate. I governi, di qualunque ideologia, associati alla governance dell’Eurozona sono stati puniti – o liberati dalle loro battaglie disperate. La gente, però, non sperimenta una simile liberazione.La situazione peggiore è quella della Grecia, la quale (si potrebbe pensare) ha sofferto abbastanza, ma il fatto che possa continuare ad appartenere all’Eurozona sembra dipendere dalla sua accettazione di una nuova operazione di salvataggio soggetta a condizioni punitive. Né coloro che con riluttanza accettano questo accordo, né coloro che lo rifiutano riescono a formare un governo, motivo per cui la Grecia è attualmente alla deriva, in attesa di un’amministrazione ad interim, in preda al timore che la corsa alle sue banche possa gettarla nel panico.Dopo le elezioni francesi, il pilastro rappresentato dalla collaborazione franco-tedesca viene messo in discussione. François Hollande sicuramente si sentirà obbligato a cercare di rinegoziare il patto fiscale che la signora Merkel rifiuta. Hollande insiste (e il caso della Spagna lo conferma) sul fatto che un regime d’austerità inalterato porterebbe a conseguenze sociali intollerabili. La signora Merkel, pur non opponendosi alla crescita in quanto tale, non sembra disposta a permettere che venga finanziata attraverso ulteriori prestiti, dato che i livelli del debito sono già molto alti. Se l’austerità non può essere ulteriormente imposta politicamente, e se l’incentivo finanziato dal deficit non può costituire una risposta, cosa possiamo fare ora? L’ex primo ministro belga Guy Verhofstadt ha sottolineato che i livelli del debito sia degli Stati Uniti che del Giappone sono di gran lunga superiori a quelli dell’Eurozona e identifica il vero problema come la mancanza di una governance economica pienamente europea, senza la quale i problemi della Grecia, ad esempio (che rappresenta solo il 2% dell’economia dell’Ue) diventano insormontabili. Questa tesi risulterebbe più convincente se la Grecia fosse l’unico Paese in difficoltà. Eppure è risultato vero che una moneta senza una governance coordinata si è dimostrata pericolosamente fragile. Soprattutto se le politiche francesi e tedesche divergono, la sostenibilità dell’Euro dipenderà dall’accettazione di una responsabilità politica più ampiamente condivisa.Nel frattempo, le aspettative di un percorso sereno verso una prosperità paneuropea stanno crollando. Tuttavia, quei sogni sono sempre stati insignificanti, dal momento che le finalità umane trascendono di gran lunga il perseguimento della crescita economica. Una buona gestione economica è di fondamentale importanza – ma era vista dai fondatori dell’Unione Europea come uno strumento per raggiungere obiettivi più radicali. Il nostro obiettivo non può più essere la crescita in quanto tale, ma dovrà diventare la sostenibilità, la responsabilità personale e politica, una giustizia sociale radicata nella solidarietà.