TERREMOTO IN EMILIA

Tornano i bambini?

Ac, Agesci, Scuola di Pace: le iniziative per stare a fianco dei più piccoli

Dove sono i bambini nell’Emilia che continua a tremare? Come vivono il terremoto? E cosa si può fare per loro? Per dare una risposta si può guardare ai diversi campi allestiti dalla Protezione Civile: fra le tende spuntano di frequente piccoli che corrono, ridono, piangono e giocano. Sono però, quasi sempre, figli di immigrati, ovvero di coloro che – privi di rete di supporto, come più volte è stato detto – hanno dovuto più degli altri chiedere aiuto. Giovani e giovanissimi s’incontrano talora pure per strada: stanno nelle tendopoli spontanee sorte su ogni area verde, oppure dormono in macchina. Ma bambini è difficile vederne. Perché? Chi poteva ha mandato i propri figli altrove, da parenti o amici le cui case in queste settimane non stanno tremando.

A Carpi confermati i campi-scuola. "Tanti bambini e ragazzi sono andati via, ma ora stanno cominciando a tornare", avverte Ilaria Vellani, presidente diocesana dell’Azione Cattolica di Carpi. Qui tutto il territorio è colpito e le parrocchie – in 25 delle quali è presente l’associazione – sono inagibili, con pochissime eccezioni. "Per l’estate avevamo in programma, prima del sisma, alcuni campi-scuola diocesani per giovani, ma anche per adulti e ‘adultissimi’ (dai 55 anni in poi, ndr), oltre a diversi organizzati dalle parrocchie per i ragazzi dell’Acr. Ora confermiamo quelli gestiti a livello diocesano, e ci piacerebbe che venissero mantenuti anche tutti quelli parrocchiali". La presidente diocesana non nasconde, però, come in questo frangente siano sorti "problemi economici: con tante famiglie che hanno perso il lavoro o rischiano la cassa integrazione pure il costo di un campo può fare la differenza". In questi giorni si parla di ben altre cifre rispetto alle poche centinaia di euro che servono per mandare i propri figli a un campo-scuola, ma anche queste esigenze vanno considerate, magari attivando "una catena di solidarietà" per evitare che "vada perduta un’opportunità preziosa per i più giovani".

Il gioco li unisce. A Mirandola, nel campo della Valle d’Aosta, e a Quarantoli, in quello Friuli 2, è giunta "La scuola di pace", un’associazione di volontariato attiva pure ad Haiti, in Libano, Bosnia, Serbia e Romania. Nel suo background, sei mesi trascorsi nella più grande tendopoli dell’Abruzzo post-sisma, quella di Piazza D’Armi. "Abbiamo volontari in tutta Italia e altri se ne stanno aggiungendo in questi giorni", spiega il presidente Italo Cassa. "In tendopoli – conferma – vanno quanti non possono fare altrimenti, e per questo domenica a Mirandola c’erano solo un paio di bambini italiani, mentre tutti gli altri erano figli di stranieri". Anche se, a dir la verità, "moltissimi sono italiani a tutti gli effetti, al di là della provenienza geografica dei loro genitori", e se nei campi stanno affiorando malumori e scontri tra le diverse etnie, ciò non riguarda i più piccoli, anzi, "il gioco li unisce". "Noi lavoriamo sull’aspetto didattico", precisa Cassa, raccontando che "per il momento andiamo nei campi quando possiamo, non tutti i giorni, ma vorremmo organizzare una presenza quotidiana e continuativa".

Le tensioni degli adulti. I volontari fanno "colorare, preparare delle maschere, giocare in gruppo. Poi viene distribuito materiale – come pennarelli e album da colorare – che i bimbi possono portare nelle loro tende". In più, si sta valutando "la proiezione di film per ragazzi", ma anche "entrare negli altri campi di Mirandola per distribuire materiale per i più piccoli". Insomma, "le possibilità sono tante, bisogna solo darsi da fare". Rimboccarsi le maniche è importante, soprattutto in un’ottica di lungo periodo: per questo sono necessari volontari nei mesi estivi. "Bisogna fare in modo che la vita sia il più possibile normale", aggiunge Cassa, convinto che i bambini "in un primo momento colgono la novità legata al cambiamento di abitudini. Però il disagio si sta sviluppando adesso, e se i grandi stanno male, sono tesi e impauriti, loro ne subiscono le conseguenze".

L’Agesci nei campi della Protezione Civile. All’estate guardano anche gli scout dell’Agesci, che attualmente contano 44 "attivazioni ufficiali" in 11 campi, a cui si aggiunge l’impegno degli scout che vivono nelle zone colpite. "Essendo parte integrante della Protezione Civile regionale – spiega Sergio Bottiglioni, incaricato regionale alla comunicazione – abbiamo avuto queste ‘attivazioni’, che riguardano solo i capi (maggiorenni). Ma nei luoghi del terremoto c’era una forte presenza scout, con due gruppi a Mirandola e uno a Medolla, Cavezzo, Finale, San Felice, Rovereto, solo per citarne alcuni. Gli scout che vivono ancora lì danno una mano: a Cavezzo, ad esempio, seguiamo il magazzino della Caritas". Quelli "attivati" dalla Protezione Civile, invece, gestiscono generalmente le segreterie e i magazzini dei campi. "Il nostro mandato – precisa Bottiglioni – è però stare con i più piccoli", un compito che ora va conciliato con la necessità di far fronte pure ad "attività logistiche", ma a cui gli scout intendono far fronte "soprattutto nei mesi estivi". "E comunque – conclude – ci stiamo già organizzando con turni di animazione e abbiamo realizzato una ludoteca a Medolla e un’altra a Mirandola".