GIOVANNI PAOLO II
Riflessione del card. Bertone in questi giorni in Polonia a 25 anni dal pellegrinaggio apostolico di Papa Wojtyla
"La testimonianza e il magistero di Giovanni Paolo II hanno reso un grande servizio alla promozione della cultura della vita. Quando pregava, quando insegnava e proclamava verità impegnative, quando con gioia incontrava le persone e le accoglieva, e quando portava la croce della sofferenza, fino alla fine". Lo ha detto il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, durante l’incontro a Łódz (Polonia) con il mondo della cultura e della scienza, al Seminario maggiore. Anni prima di essere eletto alla Cattedra di Pietro – ha ricordato il card. Bertone nella sua conferenza, dal titolo "Giovanni Paolo II testimone e maestro della vita" Karol Wojtyla disse: "Come vescovo, ho il dovere di essere il primo che serve questa causa, la grande causa dell’uomo". E, diventato Papa, dichiarò: "Cristo vuole che io renda testimonianza davanti al mondo di ciò che costituisce la grandezza dell’uomo dei nostri tempi e la sua miseria. Di ciò che è la sua sconfitta e la sua vittoria". Il card. Bertone è dall’8 giugno in Polonia dove rimarrà fino a mercoledì prossimo. Nei giorni scorsi ha tenuto una relazione sul ruolo delle università cattoliche nell’orizzonte della nuova evangelizzazione e domani presenterà il pensiero di Benedetto XVI su etica ed economia.
Testimone della "cultura della vita". "L’esperienza dei due totalitarismi da lui vissuta ha detto il segretario di Stato ripercorrendo la biografia del Beato Giovanni Paolo II ha dimostrato ciò che può fare la cultura della morte, e ha fatto crescere ancora di più la preoccupazione per la promozione di una cultura della vita, che è possibile a tutti, dai dotti ai semplici, e che si esprime nelle maniere più varie, non ultima quella di un’attenzione concreta verso ogni singola persona". Fin dall’inizio del suo pontificato, "Giovanni Paolo II ha aiutato tutti a comprendere che la vita umana ha senso in qualunque stadio si trovi, e che il senso è più facilmente riconoscibile se è intimamente legato alla relazione d’amore con un’altra persona". In sintesi, "tutta la sua vita è stata una grande testimonianza della cultura della vita, specialmente nei momenti di sofferenza. Papa Giovanni Paolo II non ha mai fatto mistero della sua malattia, non ha mai tentato di nasconderla".
Famiglie, donne e bambini. Nel vasto magistero del Papa polacco, secondo il card. Bertone occupa "un posto di grande rilievo" l’enciclica Evangelium vitae del 1995, che "ha orientato la riflessione sulle sfide moderne concernenti la vita", fra cui "la nascita e lo sviluppo sempre più diffuso della ricerca scientifica, specialmente nel campo della bioetica, che ha conseguito traguardi inimmaginabili, non senza però alcuni rischi che includono prospettive drammatiche quando viene a svanire ogni riferimento etico e religioso". Di qui l’"ineludibile responsabilità di scegliere incondizionatamente a favore della vita", come scrive Giovanni Paolo II nell’enciclica citata, perché "la causa del diffondersi della cultura della morte è sempre voltare le spalle a Dio". Nel "costruire la cultura della vita", per Giovanni Paolo II svolge un "ruolo determinante e insostituibile" la famiglia, e un "ruolo speciale" è assegnato alle donne, che "possono contribuire ad allargare la razionalità e l’amore reciproco". Karol Wojtyla ebbe inoltre "un’attenzione specifica per i bambini", verso i quali "alzò la voce per difenderli, e per dire che il mondo non può essere indifferente" alle loro sofferenze.
Giovani e anziani. Particolarmente vicini a Giovanni Paolo II sono stati, infine, i giovani: "Da saggio ed esperto educatore ha osservato il card. Bertone egli li metteva in guardia di fronte alla ‘cultura della morte’ e ai ‘miraggi della vita facile’". Da parte loro, "i giovani sapevano che il Papa li amava e accoglievano con fiducia e attenzione le sue indicazioni, anche impegnative, come quelle relative alla costruzione della civiltà della vita e dell’amore". Il Papa polacco insegnava anche che "la vera civiltà umana è caratterizzata dal rispetto e dall’amore verso le persone anziane". Di sé stesso disse: "Nonostante le limitazioni sopraggiunte con l’età, conservo il gusto della vita".
No ad aborto e eutanasia. "Con fermezza" Giovanni Paolo II "chiedeva il rispetto per i nascituri, che non sono né intrusi né aggressori", e denunciava "i vari tipi di trattamento degli embrioni umani, che portano all’uccisione di quegli esseri umani". Analoga condanna verso "i vari tipi di eutanasia, che viola la legge di Dio e offende la dignità dell’uomo", oltre che di piaghe come l’aborto e il calo delle nascite. Per diffondere e promuovere la "cultura della vita", ha concluso il card. Bertone, Giovanni Paolo II auspicava una "permanente formazione delle coscienze", come "priorità" per la comunità cristiana e come "compito" che spetta anche agli intellettuali cattolici e ai media.