50° CONCILIO VATICANO II
L’adorazione nella vita della Chiesa e del cristiano
Nella sua omelia pronunciata nel giorno del Corpus Domini a San Giovanni, Benedetto XVI ha voluto riflettere sul valore del culto eucaristico e, in modo particolare, dell’adorazione del santissimo Sacramento. Ci siamo già soffermati sulla Costituzione sulla sacra liturgia, approvata dal Concilio il 4 dicembre 1963 con 2.147 voti favorevoli. Ci torniamo proprio alla luce delle parole che il Papa ha pronunciato nel corso della celebrazione, che si è conclusa con la processione dalla cattedrale di Roma fino a Santa Maria Maggiore.
Papa Paolo VI, aprendo i lavori della seconda sessione del Concilio, il 29 settembre 1963, cioè a poco più di due mesi dall’approvazione della Costituzione conciliare "Sacrosanctum Concilium", affermava che "è venuta l’ora in cui la verità circa la Chiesa di Cristo deve essere esplorata, ordinata ed espressa, non forse con quelle solenni enunciazioni che si chiamano definizioni dogmatiche, ma con quelle dichiarazioni con le quali la Chiesa con più esplicito e autorevole magistero dichiara ciò che essa pensa di sé". La Costituzione sulla liturgia esprime proprio questa volontà, anche se non possiamo dire che tutto ciò che il primo dei documenti conciliari aveva voluto offrire alla comunità dei credenti sia stato compreso nei suoi intenti e orizzonti. Certo la riforma proposta è figlia di un cammino iniziato già prima del 1900 con quel movimento che poneva al centro una domanda, la cosiddetta questione liturgica, sul senso e sulla portata dei riti nella vita della Chiesa.
Benedetto XVI, con la sua omelia, offre un’altra pista di riflessione per aiutarci a comprendere che "è sbagliato contrapporre la celebrazione e l’adorazione, come se fossero in concorrenza l’una con l’altra". Per papa Benedetto c’è stata una "interpretazione unilaterale" del Concilio che si è focalizzata soprattutto nel riconoscere "la centralità della celebrazione, in cui il Signore convoca il suo popolo, lo raduna intorno alla duplice mensa della parola e del pane di vita, lo nutre e lo unisce a sé nell’offerta del sacrificio". E questa valorizzazione dell’assemblea liturgica "è andata a scapito dell’adorazione, come atto di fede e di preghiera rivolto al Signore Gesù, realmente presente nel sacramento dell’altare".
Cosa vuole dire il Papa con queste parole? Credo che voglia aiutarci a considerare meglio ciò che la "Sacrosanctum Concilium" ha proposto, in questa riscoperta della liturgia. Siamo passati da un tempo in cui la liturgia era ridotta, quasi sacrificata, a un meccanismo di concessioni di grazie e di etichette formali, a un’apertura conciliare in cui attraverso la liturgia e con la liturgia che aveva come obiettivo di riscoprire "il senso della presenza costante di Gesù in mezzo a noi e con noi, una presenza concreta, vicina, tra le nostre case, come cuore pulsante della città, del paese, del territorio con le sue varie espressioni e attività. Il Sacramento della Carità di Cristo deve permeare tutta la vita quotidiana", ha detto il Papa.
Proviamo a dare un’ulteriore definizione di questa azione "propriamente umana", come ha scritto ne "La liturgia dopo il Vaticano II" Marie-Dominique Chenu; di questa "risposta che la Chiesa dà alla chiamata divina e per questo coinvolge l’uomo in tutte le sue dimensioni". La liturgia è costituita da una serie di gesti umani, di cose umane che vogliono indicare significati che trascendono la cosa stessa; come dire, la liturgia è il legame profondo con il mistero di Dio nella storia. E allora ha senso quella espressione che dice: le legge fondamentale della liturgia non è dire quel che si fa, ma fare quel che si dice. È vero, oggi c’è oggettivamente una difficoltà nel comprendere il senso della liturgia, e forse questo è dovuto a una visione della vita e della società meno aperta al mistero e al sacro. Non è un caso, allora, che Benedetto XVI abbia voluto introdurre, già nel suo primo incontro con i giovani, Colonia nel 2005, un momento di adorazione liturgica. Lo ripeterà in tutti gli appuntamento delle Giornate mondiali della gioventù, proprio per ribadire che il modo di agire di Dio è diverso da come lo immaginiamo: "Contrappone al potere rumoroso e prepotente di questo mondo il potere inerme dell’amore".
Ad Ancona, al Congresso eucaristico, Benedetto XVI ricorda che "dopo aver messo da parte Dio, o averlo tollerato come una scelta privata che non deve interferire con la vita pubblica, certe ideologie hanno puntato a organizzare la società con la forza del potere e dell’economia. La storia ci dimostra, drammaticamente, come l’obiettivo di assicurare a tutti sviluppo, benessere materiale e pace prescindendo da Dio e dalla sua rivelazione si sia risolto in un dare agli uomini pietre al posto del pane". Allora ha senso lo stare in silenzio davanti al Signore: "È una delle esperienze più autentiche del nostro essere Chiesa". Afferma ancora il Papa: "Comunione e contemplazione non si possono separare, vanno insieme. Per comunicare veramente con un’altra persona devo conoscerla, saper stare in silenzio vicino a lei, ascoltarla, guardarla con amore".
Fabio Zavattaro
(11 giugno 2012)