L’Ue in breve

Commissione: mercato unico e direttiva ServiziLe piccole e medie imprese segnalano all’Ue “che permangono ostacoli alle loro attività nel mercato unico europeo”. La Commissione e gli Stati membri devono quindi “collaborare fianco a fianco per migliorare le modalità di attuazione, applicazione ed esecuzione delle norme del mercato unico”. Questo perché “la crescita economica figura in cima alla nostra agenda e dobbiamo cogliere ogni singola occasione di promuoverla”. Michel Barnier, commissario per il mercato interno e i servizi, ha presentato l’8 giugno una “linea d’azione volta ad assicurare che le norme del mercato unico funzionino meglio in concreto”. L’Esecutivo ha proposto anche misure “intese a migliorare le modalità di funzionamento del settore dei servizi”, ritenuto “fondamentale” per il sistema-Europa in quanto ad esso (regolato dalla direttiva Servizi del 2006) fanno riferimento attività economiche che rappresentano circa il 45% del Pil dell’Unione. La strategia che la Commissione propone alle altre istituzioni comunitarie, ossia Parlamento e Consiglio, comprende anzitutto una comunicazione su “Una governance migliore per il mercato unico”, dove si propone di “concentrare gli sforzi nei settori che presentano il più vasto potenziale di crescita, ossia, nel 2012-2013, i servizi e le industrie di rete”. In questi settori “la Commissione invita gli Stati membri a sottoscrivere una tolleranza zero per il recepimento tardivo e non corretto delle direttive e, per parte sua, rafforzerà l’assistenza al recepimento in modo da appianare gli eventuali problemi”. In caso di infrazione, la procedura non dovrà durare più di 18 mesi (attualmente è di 25,5 mesi) e “lo Stato membro dovrà conformarsi alla decisione della Corte entro 12 mesi”. La seconda comunicazione comprende indicazioni concrete per l’attuazione della direttiva Servizi.Tutela e promozione dei diritti dei minori nell’Ue”Garantire lo stanziamento del bilancio Ue per gli investimenti sociali è un dovere dell’Europa”. È uno dei temi affrontati l’8 giugno al Parlamento europeo nel corso del workshop “Che cosa può fare l’Europa?” promosso da alcune organizzazioni no profit che si occupano della tutela e promozione dei diritti dei bambini. “È noto che gli Stati membri hanno sottoscritto la strategia Europa 2020 e il suo impegno di sottrarre 20 milioni di persone dalla povertà, ma è importante che il Consiglio sostenga la proposta della Commissione di destinare parte del bilancio dell’Ue all’inclusione sociale e a investire sui bambini e renderli visibili nel bilancio europeo”, ha dichiarato Michela Costa di Eurochild. Questa organizzazione, in particolare, sostiene con forza la de-istituzionalizzazione delle strutture di assistenza residenziale per bambini senza genitori o senza cure parentali. “Diversi Paesi hanno adottato delle misure per smantellare i propri sistemi di assistenza sociale, ma molto di più deve essere ancora fatto – ha dichiarato Delia Pop, direttrice del programma Hope and Homes for Children – come per esempio creare e garantire dei servizi di supporto alla famiglia e ai genitori, affinché la separazione di un bambino dalla sua famiglia sia davvero l’ultima risorsa”. Contrariamente alla credenza comune, la grande maggioranza dei bambini collocati in istituti non sono orfani; spesso sono temporaneamente abbandonati da genitori in difficoltà. “Più che investire nelle strutture occorre sostenere le famiglie e i bambini, specialmente se disabili, affinché si trovi la soluzione opportuna per il loro benessere ed è per questo che contiamo sul contributo delle istituzioni europee”, ha concluso Delia Pop.Sì ad aiuti umanitari, nonostante crisi economicaL’88% dei cittadini Ue, cioè 9 punti in più rispetto all’ultimo sondaggio del 2010, “trovano importante che l’Unione continui a dispensare aiuti umanitari e una percentuale simile (84%) ritiene che l’Ue debba continuare a finanziare gli aiuti a prescindere dalla crisi economica e dalle pressioni sulle finanze pubbliche”. Eurobarometro ha reso noto nei giorni scorsi un sondaggio sugli aiuti umanitari e la vera sorpresa, secondo gli esperti dell’istituto demoscopico, risiede proprio nel fatto che “la politica di aiuti umanitari” attuata dai 27 “guadagna sostegno nell’opinione pubblica nonostante la crisi”. Kristalina Georgieva, commissaria per la cooperazione internazionale e gli aiuti umanitari, ha osservato: “Anche in tempi di crisi l’opinione pubblica europea continua ad appoggiare il nostro impegno in soccorso delle popolazioni che ovunque nel mondo si ritrovano in gravi difficoltà”. Un ulteriore sondaggio di Eurobarometro rivela invece che i cittadini dell’Unione temono in misura crescente possibili catastrofi naturali oppure causate dall’attività umana. “A suscitare principale preoccupazione (75%) sono le catastrofi causate dall’uomo, come le maree nere e gli incidenti nucleari, seguite da inondazioni e terremoti (67%)”, vi si legge. Il 64% degli interpellati ha dichiarato invece di “essere preoccupato per gli attentati terroristici e il 59% per i conflitti armati”.