CHIESE E ARCHITETTURA

I luoghi della bellezza

”Dal rito al progetto”: una riflessione sull’edilizia di culto

"Liturgia e spazio architettonico. Dal rito al progetto" è stato il tema del seminario di studio di due giorni (13-14 giugno) promosso a Roma dall’Ufficio liturgico nazionale e dal Servizio nazionale per l’edilizia di culto. Vi hanno preso parte circa 150 tra architetti, tecnici, artisti, progettisti, esperti di liturgia, dirigenti e referenti diocesani per l’edilizia di culto. Durante la due-giorni sono state proposte relazioni e tavole rotonde sull’antropologia dello spazio rituale, su struttura e dinamismo del rito cristiano, sui "luoghi e percorsi" del rito, sul rapporto tra l’architettura e il sacro, su arte e luoghi liturgici e sono state analizzate numerose chiese recenti circa la progettazione e gli esiti liturgici (info: www.edculto.it). Oltre alle nuove chiese, si è parlato anche degli adeguamenti delle chiese esistenti per cui a volte si pongono problemi di tipo spaziale di particolare complessità. Per raccogliere i risultati di questo seminario Luigi Crimella, per il Sir, ha intervistato mons. Giuseppe Russo, responsabile del Servizio nazionale per l’edilizia di culto.

"’Dal rito al progetto’ è il titolo che avete scelto per il seminario di studio. Significa forse che l’ideazione delle chiese si deve sottomettere a canoni "liturgici"?
"No. La Chiesa da sempre è grata agli architetti, e con loro agli artisti, che realizzano e abbelliscono le cattedrali, le basiliche, le semplici chiese di piccole parrocchie. Tuttavia, con questo seminario, che ha avuto una partecipazione notevole di esperti, docenti, progettisti, artisti, abbiamo cercato di prospettare e raggiungere un obiettivo: quello di proporre e condividere le prospettive che sono proprie della Chiesa, cioè di muovere dall’azione liturgica per cogliere le profondità dei dinamismi della fede e giungere a progettare e realizzare chiese che sappiano essere delle case accoglienti per i fedeli".

Si può dire che alcune progettazioni siano inadeguate?
"In effetti, accanto a molte lodevoli progettazioni, appaiono anche edifici che sembrano concepiti come contenitori che ospitano poli liturgici statici, poco vitali. In questo modo rischiano di disattendere l’importanza che viene attribuita ai percorsi liturgici e spirituali che animano e sostengono la vita di una comunità. Se si ignorano i percorsi celebrativi e i motivi profondi che li innervano, anche la celebrazione stessa può risultare meno partecipata".

Ma forse la Chiesa intende ridurre la portata della creatività architettonica?
"Questo no, anzi. Nessuno vuole ridurre l’architettura o l’arte in maniera subalterna rispetto alla liturgia. C’è invece viva gratitudine nei confronti dei professionisti che si cimentano con le loro progettazioni e idee. Ciò che si vuole promuovere è la possibilità di incontrarci, di dialogare, di collaborare riuscendo così a coniugare nel miglior modo possibile e con efficacia, la ricerca di bellezza, da un lato, e l’azione liturgica e di preghiera della Chiesa, dall’altro. Quello che appare opportuno è che la progettazione, quindi lo spazio sacro, sia modellato sul corpo della Chiesa e sui suoi dinamismi, cosicché i fedeli possano non solo sostare ma muoversi in esso. In questo modo si restituisce pienamente il luogo sacro all’azione liturgica. L’estetica si realizza e si declina agendo sulle forme e sullo stile complessivo richiesto a livello liturgico".

Per migliorare questo rapporto con architetti e artisti quali sono i fattori decisivi?
"Direi che indubbiamente un fattore importante è il ruolo del ‘committente’, cioè la parrocchia, o la Chiesa in genere. Essa dovrebbe saper stimolare un lavoro sinergico, a più livelli, tramite la proposta di un impegno lento e costante di riflessione. Da questo rapporto bene impostato può emergere a livello ideativo e creativo un risultato corretto tra spazio e liturgia. La comunità dei fedeli, del resto, non va trascurata e lasciata ai margini di questo dinamismo di scambio, come troppo spesso avviene. Coinvolgere la comunità in maniera adeguata permette di far emergere idee e suggerimenti che possono essere utili a progettisti valenti e creativi, che dopo aver ascoltato e dialogato saranno più capaci di giungere a un’opera di qualità".