50° CONCILIO VATICANO II
Benedetto XVI al Congresso eucaristico internazionale
A cinquant’anni dal Concilio Vaticano II, se "è chiaro che il risultato è stato molto grande", è "ugualmente chiaro che vi sono state molte incomprensioni e irregolarità", mentre "rimane ancora molto da fare sulla via del vero rinnovamento liturgico". Lo ha affermato Benedetto XVI nel videomessaggio trasmesso al cinquantesimo Congresso eucaristico internazionale che si è concluso domenica a Dublino. Un messaggio che ci consente di tornare a riflettere sulla riforma liturgica e su quanto il Vaticano II aveva messo in atto e come quelle aperture si sono poi concretizzate nella storia e nel vissuto delle comunità cristiane.
Intanto ricordiamo, con le parole di Paolo VI nel discorso di chiusura del Concilio, 7 dicembre 1965, il tempo in cui si è celebrato questo evento: "Un tempo diceva papa Montini che ognuno riconosce come rivolto alla conquista del regno della terra piuttosto che al regno dei cieli; un tempo in cui la dimenticanza di Dio si fa abituale, e sembra, a torto, suggerita dal progresso scientifico; un tempo in cui l’atto fondamentale della personalità umana, resa più cosciente di sé e della sua libertà, tende a pronunciarsi per la propria autonomia assoluta, affrancandosi da ogni legge trascendente".
Il Concilio vive la sua stagione con gli occhi puntati anche alle grandi novità che si stanno avviando nel mondo: nascono una ventina di Stati in Africa, dopo l’esperienza coloniale, come l’Algeria che ottiene l’indipendenza dalla Francia; ma è soprattutto il confronto tra Unione Sovietica e Stati Uniti a tenere il mondo con il fiato sospeso, dopo che l’anno prima vi era stato il tentativo americano di far cadere Fidel Castro portando così sempre più Cuba nella sfera d’influenza sovietica. È l’anno successivo, 1963, che conoscerà l’apice di questo confronto con il braccio di ferro per i missili a Cuba e il rischio di un conflitto che solo all’ultimo è stato evitato, anche grazie alle parole di Giovanni XXIII, che avrebbe poi consegnato al mondo l’enciclica "Pacem in terris".
Ma vive, il Concilio, soprattutto la grande voglia di riforma che da più parti viene chiesta alla Chiesa cattolica. E nella grande stagione dei cambiamenti, forse è la liturgia il terreno dove maggiormente si avverte la novità sconvolgente del Vaticano II. E non è inutile ricordare che proprio alcuni documenti, e in modo particolare il testo sulla riforma liturgica, sono stati al centro di critiche soprattutto da quella parte di vescovi, e in modo particolare dai componenti del "Coetus internationalis patrum", un gruppo avviato da mons. Marcel Lefebvre che si riuniva in un’aula del collegio degli Agostiniani di fronte al Sant’Uffizio. Come sappiamo, proprio la questione liturgica sarà uno dei temi, non l’unico, che porterà alla nascita della comunità tradizionalista di Econe (Lefebvriani) e alla conseguente rottura con la Chiesa di Roma e allo scisma.
Nel suo messaggio al Congresso eucaristico di Dublino, Benedetto XVI ricorda l’Anno della fede, che si aprirà l’11 ottobre, e ricorda il Concilio, "un evento che lanciò il più ampio rinnovamento del Rito Romano mai visto prima. Basato su un apprezzamento sempre più profondo delle fonti della liturgia, il Concilio ha promosso la piena e attiva partecipazione dei fedeli al Sacrificio eucaristico".
C’è da dire che il risultato di questo rinnovamento liturgico è stato molto grande, "ma è ugualmente chiaro che vi sono state molte incomprensioni e irregolarità". Benedetto XVI, nel suo messaggio, sottolinea che il rinnovamento delle forme esterne "era proteso a rendere più facile l’entrare nell’intima profondità del mistero. Il suo vero scopo era di condurre la gente a un incontro personale con il Signore, presente nell’Eucaristia, e così al Dio vivente, in modo che, mediante questo contatto con l’amore di Cristo, l’amore reciproco dei suoi fratelli e delle sue sorelle potesse anch’esso crescere".
Forse è il caso di ricordare che proprio il Sinodo dei vescovi del 1985, chiamato a riflettere sul Concilio, chiedeva alla Chiesa, a tutta la comunità dei credenti di conoscere meglio i frutti del Vaticano II, invitando altresì a intensificare lo studio e l’approfondimento non solo per meglio comprenderli, ma soprattutto per metterli in atto. Ricorda papa Benedetto nel messaggio che "non raramente, la revisione delle forme liturgiche è rimasta a un livello esteriore, e la partecipazione attiva è stata confusa con l’agire esterno". Resta, dunque, molto da fare sulla via del rinnovamento liturgico, in un mondo in cui sempre più l’uomo è convinto di poter agire come se Dio non esistesse.
Nel suo discorso a conclusione del Concilio, Paolo VI sottolineava che la Chiesa aveva scelto la medicina della misericordia, per ricordare le parole di Giovanni XXIII, che era entrata in dialogo con l’uomo, "ha assunto la voce facile e amica della carità pastorale, ha desiderato farsi ascoltare e comprendere da tutti".
La riforma liturgica ne è esempio e non solo perché "gli innumerevoli linguaggi delle genti oggi esistenti diceva papa Montini sono stati ammessi ad esprimere liturgicamente la parola degli uomini a Dio e la parola di Dio agli uomini".
Ed ecco che Benedetto XVI ci ricorda che "dobbiamo imparare a riconoscere di nuovo la presenza misteriosa del Signore Risorto, il solo che può dar respiro e profondità alla nostra vita. L’Eucaristia è il culto di tutta la Chiesa, ma richiede anche il pieno impegno di ogni singolo cristiano nella missione della Chiesa; contiene un appello a essere il popolo santo di Dio, ma pure l’appello alla santità individuale; è da celebrarsi con grande gioia e semplicità, ma anche nella maniera più degna e riverente possibile; c’invita a pentirci dei nostri peccati, ma anche a perdonare i fratelli e le sorelle; ci unisce insieme nello Spirito, ma anche ci comanda, nello stesso Spirito, di recare la buona novella della salvezza agli altri".
Fabio Zavattaro
(18 giugno 2012)