EUROPA CENTRALE

Il peso della crisi

Ondrej Socuvka (Cebsi): rischio di sfiducia nell’Ue

“La crisi ci insegna che prima o poi ci troviamo a fare i conti con le conseguenze dei nostri comportamenti”, che vanno a sommarsi a fattori e condizionamenti esterni. Ondrej Socuvka è presidente del Central European Business and Social Initiative: Danka Jaceckova, per Sir Europa (Bratislava), lo ha intervistato sull’impatto della crisi economica nei Paesi dell’Europa centrale.Professore, cos’è anzitutto il Central European Business and Social Initiative (Cebsi) e quali sono le finalità principali di questa istituzione?”Il Cebsi è un’organizzazione non governativa indipendente, apolitica e senza scopo di lucro. La sua missione è di sostenere i sistemi economici e sociali e le politiche, sulla base dei valori morali fondamentali e nel rispetto della libertà di ogni persona. L’attività del Cebsi si fonda sull’idea universale della responsabilità personale, dell’imprenditoria privata, della solidarietà e del libero mercato. Il Cebsi si adopera per superare i pregiudizi e la percezione errata di questi valori, ancora presenti nei paesi dell’Europa centrale. La nostra istituzione promuove le sue finalità organizzando programmi didattici, seminari, dibattiti e conferenze pubbliche, collaborando con rinomati esperti e organizzazioni all’interno dell’Europa centrale, ma anche oltre i suoi confini, in collaborazione con le nostre istituzioni partner in Austria, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Croazia e altri Paesi”.Come si riflette la crisi economica sulla vita di questi Stati?”Attualmente, percepiamo la crisi economica nei nostri Paesi soprattutto attraverso la crescente disoccupazione e una crescita economica debole. In una prospettiva a lungo termine, possiamo vedere atteggiamenti negativi da parte degli abitanti nei confronti dell’imprenditorialità e degli imprenditori in Europa centrale. Questi sentimenti sono spesso il riflesso di esempi negativi di imprenditori disonesti, ma non tengono conto di tanti piccoli e medi imprenditori, così come di molti grandi imprenditori, che creano valori con il loro lavoro onesto, che danno lavoro a tanti padri e madri di famiglia. La crisi economica ha accentuato ancora di più questi stereotipi. Come risultato, molte persone preferiscono rimanere passive piuttosto che cercare di superare gli ostacoli e aiutare se stessi, i loro parenti e la loro comunità”.Come descriverebbe in generale l’atteggiamento dei paesi dell’Europa centrale nei confronti della soluzione della crisi?”Molti cittadini nell’Europa centrale si cullano nell’illusione che lo Stato si prenderà cura di ciascuno di loro durante la crisi, indipendentemente che facciano la propria parte o meno. Questo è associato a due tipi di rischi. Uno è una fede cieca nelle promesse populiste dei politici. Questo atteggiamento non solo è irresponsabile nei confronti delle generazioni future, ma neppure rispecchia i valori fondamentali dell’insegnamento della Chiesa cattolica, in particolare quelli dell’amore, della sussidiarietà e della giustizia. Un altro rischio è associato all’incapacità di vedere e valutare criticamente le decisioni dei funzionari statali, che sono spesso inefficaci, troppo burocratiche e viziate dalla corruzione. Questi atteggiamenti hanno le loro radici nell’ideologia del comunismo, che, purtroppo, ha influenzato il pensiero di tanti durante i 40 anni del regime”.Qual è la situazione attuale nella gestione della crisi economica nelle regioni dell’Europa centrale?”L’Ue è un progetto internazionale che ha portato la pace e la stabilità in Europa. Purtroppo, le regole economiche e finanziarie comuni sono state spesso valutate in due modi. I Paesi più piccoli sono stati costretti ad aderire in modo molto stretto al regime fiscale e di bilancio, mentre è stato tollerato lo spreco delle risorse pubbliche nei grandi Stati. I cittadini di alcuni Paesi si sono abituati a una bella vita sopra le loro possibilità e intere generazioni hanno vissuto a credito. La pace e la stabilità, così come il supporto dell’Ue nella lotta contro i regimi comunisti, hanno conquistato un forte sostegno politico e sentimenti positivi nei confronti del progetto di integrazione europea. In passato, gli abitanti dell’Europa centrale erano abituati a vivere più modestamente e responsabilmente. Gli attuali problemi economici dell’Unione europea e, in particolare, la riluttanza a diventare consapevoli delle conseguenze dei comportamenti in alcuni Paesi, ad ammettere le responsabilità personali e iniziare una vita più modesta, sono la causa del fatto che i cittadini dell’Europa centrale stanno perdendo fiducia nel sostegno dell’Unione e nelle soluzioni efficaci da essa proposte”.” “