RIO+20

Fuori dal tempo

Un bilancio a pochi giorni dalla chiusura della Conferenza internazionale

Un giudizio molto fermo sulle grandi Conferenze internazionali come quella di Rio+20 appena conclusa – "sono fuori dal tempo" –, ma anche una visione ottimista del futuro in materia di sostenibilità ambientale perché "il mondo sta già cambiando". A parlare a Michele Luppi, per il Sir e per il settimanale della diocesi di Como, è Eric Ezechieli, valtellinese, tra i principali esperti in Italia di tematiche legate alla sostenibilità ambientale. Ezechieli è rappresentante in Italia del "The Natural Step", organizzazione internazionale di ricerca e consulenza strategica per la sostenibilità e membro del Comitato scientifico della "Planet Life Economy Foundation" (Milano) e della "Society for Organizational Learning" (Cambridge).

Il documento conclusivo della Conferenza Rio+20 è stato definito "debole" da più parti, tanto che alcuni hanno addirittura parlato di un vero e proprio "fallimento" dell’incontro. Che idea si è fatto?
"Sono d’accordo e dirò di più: la cosa non mi stupisce. Ho avuto modo di seguire per anni questo tipo d’incontri e sono convinto che sono strumenti ormai fuori dal tempo, inadeguati a rispondere alle sfide di oggi. Non è una questione di cattiva volontà, ma di strumenti e approcci che non possono produrre risultati. Credo anzi che sia stata dedicata troppa attenzione e aspettative a un incontro che si sapeva non avrebbe prodotto risultati. Come dimostra proprio la debolezza del documento finale".

Questa incapacità operativa è la conseguenza di un sistema internazionale, in cui tutto è bloccato al confronto/scontro tra nuove e vecchie potenze, o della mancanza di volontà politica dei governi?
"Credo che entrambe le cose siano collegate. Non bisogna dimenticare che, chi rappresenta i governi, rappresenta interessi consolidati e le conseguenti rendite di posizione. Per questo è difficile che dai governi arrivi una spinta per il cambiamento. Pur essendoci una grande vitalità di organizzazioni no profit e della società civile, il peso delle corporazioni (penso, in particolare, a quelle delle energie fossili) è ancora troppo forte. Da questo punto di vista l’esempio delle rinnovabili è indicativo: negli ultimi mesi c’è stato un grande dibattito, anche in Italia, sul tema degli incentivi all’energia solare, ma poco o niente si dice sui sussidi all’industria delle risorse fossili. Basterebbe togliere questi sussidi e destinarli alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica per cambiare il quadro energetico del pianeta nel giro di pochi decenni".

Crede sia realmente possibile?
"Di fatto sta già accadendo. Ci sono piccole e medie imprese che stanno portando avanti progetti interessanti. Basta guardare all’Italia dove la produzione di energia con i pannelli fotovoltaici è passata da 5 a 13 gigawatt nel giro di un anno. Una crescita che sta sconvolgendo il mercato dell’elettricità".

Quindi pensare a un futuro più sostenibile non è utopia?
"Credo che tra la gente stia maturando la consapevolezza che il problema non è se andare o non andare verso un futuro sostenibile, bensì come e quando andarci. Se pensiamo a quanto consumano in termini di risorse Paesi come Cina e India e a quanto ne avranno bisogno nei prossimi decenni, diventa chiaro che è necessario un cambio di prospettiva. Altrimenti non ci sarà futuro".

Ma in questa situazione non crede che il divario tra Paesi ricchi e tecnologicamente avanzati e Paesi poveri possa aumentare?
"Penso sia esattamente il contrario. Faccio un esempio: è più semplice ristrutturare e rendere energeticamente efficiente un palazzo del Seicento o una casa costruita da zero? La diffusione esponenziale di Smartphone nei Paesi africani e il conseguente accesso in crescita della popolazione a internet è la dimostrazione di come proprio le nuove tecnologie possano ridurre questo divario tra Nord e Sud. Le popolazioni di tanti Paesi possono così entrare nel circuito della conoscenza e della circolazione delle informazioni da cui prima erano tagliate fuori. In Bangladesh, ad esempio, sono stati installati milioni di impianti fotovoltaici, garantendo la corrente elettrica ad altrettante abitazioni scollegate dalla Rete e proprio questa e le telecomunicazioni hanno permesso la diffusione di buone prassi".

Nonostante la Conferenza di Rio e i suoi esiti, lei guarda con speranza al futuro?
"Assolutamente sì. Come ho già detto credo sia una perdita di tempo dedicare energie e speranze a eventi di quel genere in cui il rapporto tra costi e benefici è spropositato. Ma è in atto una trasformazione che parte dalla gente e che andrà inevitabilmente a ridefinire le scelte dei governi, anche se i governanti ora non se ne rendono conto".