FEDE E CITTÀ

Al cuore del rinnovamento

Il valore dell’Eucaristia alla Settimana Cop (Orvieto, 25-28 giugno)

Adorare e celebrare l’Eucaristia, per i cristiani, non è solo una "questione di fede", ma elemento centrale nella vita dei singoli e delle comunità: è "sorgente di vita cristiana" ed essenziale per la "vita della parrocchia", è il cuore del "rinnovamento culturale e sociale". Su questo si è sviluppata la 62ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale (Orvieto, 25-28 giugno). A tema dell’iniziativa il Centro di orientamento pastorale (Cop), che l’ha organizzata, ha posto "L’Eucaristia per la vita del mondo. La comunità cristiana contempla e testimonia". La Settimana si è collocata tra gli affreschi della cappella del Corporale, nel duomo di Orvieto, Bolsena con il miracolo eucaristico di cui a breve si celebra l’anniversario, come pure della bolla per l’indizione della festa del Corpus Domini. A tal riguardo, ha ricordato l’amministratore apostolico, mons. Giovanni Marra, "la Santa Sede ha concesso alla diocesi di Orvieto-Todi di celebrare un Giubileo eucaristico a Bolsena e a Orvieto, negli anni 2013 e 2014, per commemorare i 750 anni dei menzionati eventi eucaristici", con l’auspicio che questo evento sia per tutta la Chiesa "un’occasione per un’evangelizzazione nuova".

Una Chiesa in transizione. La "presenza reale" dell’Eucaristia, ha affermato mons. Domenico Sigalini (vescovo di Palestrina, presidente Cop e Commissione episcopale per il laicato), "diventa fondamento della presenza della Chiesa nella società e dice di un amore, quello del cristiano, che si preoccupa di esserci", assumendo "i tratti del sale, del lievito e del seme". La Chiesa, ha riconosciuto il vescovo, "vive una situazione di transizione", "da un lato è consapevole di dover abbandonare le forme tradizionali della sua azione pastorale e, dall’altro, percepisce con chiarezza di non essere ancora riuscita a individuare forme nuove che intercettino le domande della postmodernità in una rinnovata fedeltà al messaggio da trasmettere". E se "la qualità della pratica religiosa appare più vera fra i credenti che hanno raggiunto un livello più adeguato di consapevolezza dei contenuti della propria vocazione cristiana e tentano di tradurli nella vita quotidiana", d’altra parte "far parte di una Chiesa che celebra l’Eucaristia non deve mai farci pensare a una famiglia chiusa". Le parole di mons. Sigalini hanno ripreso un’indagine condotta da don Giovanni Villata (responsabile Centro studi e documentazione della diocesi di Torino), che ha invitato a "svincolarsi dai modelli pastorali desueti e piuttosto maschilisti, rigenerare alla luce della fede la propria vita e l’offerta, progettare una pastorale aperta al futuro, nella prospettiva dell’unità e sulla base della fede".

Presenza unica e necessaria. Al termine dei lavori, la diffusione di una "Lettera ai parrocchiani che non vivono l’Eucaristia" (il cui testo integrale è on line su www.centroorientamentopastorale.org/snap/62). "Se alla farina manca il lievito il pane non si forma e se a voi stessi e alla società nostra manca il sale di adoratori in spirito e verità saremo tutti più soli, poveri, chiusi nei nostri profili di Facebook", provoca il testo, riconoscendo che "la presenza di Gesù nell’Eucaristia è unica e necessaria". "Come i fratelli e le sorelle colpiti in questo periodo dal terremoto al fianco dei loro pastori, sentiamoci sempre pellegrini di quel Dio che vuole farsi Eucaristia con noi, per noi, in noi", chiede la lettera, rimarcando che "una parrocchia senza Messa non è povera solo perché non c’è un prete che celebra, ma è privata di quella comunione che Dio Padre sa offrire". "La parrocchia si spegne e muore quando progetta senza contemplare l’agire di Dio; troverà sempre la sua vitalità quando si porrà in ginocchio per adagiare davanti all’Eucaristia la vita a tutto tondo".

Sorgente di vita e motore per il rinnovamento. Approfondendo la dimensione dell’Eucaristia come "sorgente di vita cristiana", don Erio Castellucci, teologo e docente all’Istituto teologico marchigiano, ha sottolineato come spesso questa venga "intesa solo come frutto della Chiesa che celebra", mentre in realtà – al contrario – "è l’Eucaristia che fa la Chiesa". Don Castellucci ne ha quindi messo in evidenza tre aspetti. "L’Eucaristia come banchetto fa la ‘Chiesa condivisione’, comunità di fratelli"; "come sacrificio rende la Chiesa una comunità che ama attraverso l’offerta di sé"; "come presenza reale" richiama la Chiesa "presente nel mondo". D’altra parte, l’Eucaristia è pure motore per il "rinnovamento culturale e sociale", ha evidenziato mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, invocando "un’etica della comunione e della solidarietà". Che a pagare le tasse, ad esempio, siano tutti, a partire da chi ha di più, "non è un questione politica, ma di etica". Viceversa, "lì dove prevalesse la logica dell’interesse ‘particulare’ – ha messo in guardia l’arcivescovo –, lì dove si dimenticasse l’esigenza morale di servire e promuovere tutto l’uomo in ogni uomo, specialmente nelle fasce sociali più deboli, il rinnovamento si limiterebbe a operazione di facciata, senza fondamento e credibilità".

a cura dell’inviato Sir a Orvieto