TERZO SETTORE
Oggi a Roma un convegno sui 15 anni di attività
Il Terzo settore è molto preoccupato per la crisi economica e finanziaria in cui siamo immersi. Il grido d’allarme da parte degli esponenti del variegato mondo del volontariato, dell’associazionismo, della cooperazione sociale, della solidarietà internazionale, della finanza etica, del commercio equo e solidale è stato lanciato oggi a Roma, nel convegno dal titolo "Non ci salveranno i mercati. Equità, responsabilità e solidarietà per un altro sviluppo", in occasione dei 15 anni di fondazione, avvenuta il 19 giugno 1997. Insieme ai vertici del Forum Terzo settore erano presenti un centinaio tra presidenti, dirigenti ed esperti delle 80 maggiori realtà italiane aderenti, che aggregano oltre 94 mila sedi territoriali. Il sociale organizzato che fa capo al Forum dà lavoro a circa 800 mila addetti e raccoglie un universo di 4,3 milioni di volontari con entrate per circa 40 miliardi di euro. Tra gli aderenti, in ambito cattolico, ci sono ad esempio Acli, Age, Agesci, Cdo, Capodarco, Csi, Ctg, Cts, Cnos, Focsiv, Mcl, Pgs e altri.
Non smantellare il welfare. Secondo Andrea Olivero, presidente nazionale delle Acli e portavoce del Forum, che durante il convegno ha presentato l’appello rivolto a Governo e Parlamento per il rilancio del settore e per un nuovo modello di sviluppo basato sulla "coesione sociale, sullo sviluppo dei territori, sulla cura dei beni comuni", la situazione odierna è "estremamente preoccupante", "drammatica", "tragica". Termini così forti, ha spiegato, "derivano da una condizione, di giorno in giorno, più precaria per un numero crescente di persone, segnate da insicurezza, da paura del domani, talvolta persino dalla disperazione". La politica, ha proseguito, "ha puntato con decisione alla sola riduzione della spesa pubblica" ma "ci si illude di poter uscire dalla crisi uguali a come ci si è entrati, ancora con un modello iperliberista, forse solo un poco più controllato dagli Stati". Il Forum, nel suo appello, candida pertanto il vasto mondo del sociale organizzato, e i milioni di cittadini che vi ripongono fiducia, a divenire parte attiva di "una ripresa che ha aggiunto Olivero punti a ridurre la povertà e disuguaglianza, a riformare e non smantellare il welfare, ad attuare il principio di sussidiarietà permettendo ai cittadini una più ampia partecipazione allo ‘spazio pubblico’ per far crescere i valori civici e di solidarietà collettiva".
I "tagli" degli ultimi anni. Nell’appello si fanno, tuttavia, presenti alcuni fattori di seria preoccupazione per l’attività concreta degli organismi associati: anzitutto il taglio dei fondi per le politiche sociali, passati da 2,5 miliardi del 2008 a soli 179 milioni del 2011, "unica vera risorsa per il welfare sussidiario" dice l’appello. In secondo luogo, la chiusura dell’Agenzia per il Terzo settore rappresenta un "duro colpo", si è detto, in quanto era l’"unico soggetto istituzionale che aveva nella propria mission la promozione dell’associazionismo". Un terzo fattore è "il mancato sostegno all’impresa sociale, vera possibilità di rinnovamento dell’economia, insieme alla contestuale riduzione di agevolazioni alla cooperazione". Infine, "la mancata stabilizzazione del 5×1000, "unico strumento di sussidiarietà fiscale, e l’assenza di provvedimenti per garantire il Terzo settore, a fronte delle gravi inadempienze nel saldare il dovuto da parte delle pubbliche amministrazioni".
Una democrazia "operante". I politici ed esponenti delle istituzioni presenti all’incontro hanno risposto a questo appello con varie sottolineature. Il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, ha riconosciuto la gravità della "crisi dello Stato sociale in Europa". "Non torneremo più indietro ha affermato allo Stato paternalista e, quindi, occorre che il Terzo settore contribuisca al dibattito su come incrementare l’offerta di servizi da parte di erogatori privati, collettivi e pubblici, con un metodo di azione che sia nuovo ed efficace". Lorena Rambaudi, coordinatrice della Commissione politiche sociali della Conferenza delle Regioni, ha riconosciuto le difficoltà che le Regioni vivono e ha assicurato che "si farà di tutto per non smantellare il sistema dei servizi". Il presidente della 6ª Commissione del Senato Finanza e Tesoro, Mario Baldassarri, ha affermato che "è falso che le risorse non ci siano. La realtà è che le nostre finanze pubbliche sono colpite da 60 miliardi di corruzione, come dichiarato dalla Corte dei Conti, e da circa 120 miliardi di evasione fiscale. Contrastando progressivamente queste due voci, si potrebbe arrivare a una situazione sostenibile. Ma il tempo rimasto è poco". Dal canto suo, Gregorio Arena, docente di diritto amministrativo a Trento e presidente di Labsus, il "Laboratorio per la sussidiarietà", ha parlato di un contributo del Terzo settore per rafforzare la democrazia e favorire la ripresa, basato da un lato sull’impegno a "rafforzare la democrazia rappresentativa"; in secondo luogo, favorendo una "maggiore presenza del Terzo settore ai livelli deliberativi"; in terzo luogo, sostenendo la "democrazia ‘operante’, cioè quella partecipazione alla vita pubblica che passa attraverso la cura dei beni comuni da parte dei cittadini, insieme con le amministrazioni, sulla base del principio di sussidiarietà".