PARROCCHIE E TERRITORIO
A 20 anni dalle prime forme di comunità pastorali
"A che punto sono le nuove forme di comunità fra parrocchie, in particolare le unità pastorali? Sono riuscite a diventare il motore di una pastorale ispirata dalla nuova evangelizzazione?". Sono alcuni degli interrogativi cui si cercherà di dare risposta nel corso del seminario "Unità pastorali a confronto", organizzato dal Centro di orientamento pastorale (www.centroorientamentopastorale.org) e dal Centro studi e documentazione della diocesi di Torino, domani e sabato 30 giugno a Villa Lascaris – Pianezza (Torino). Gabriele Guccione, per il Sir, ne ha parlato con don Giovanni Villata, responsabile del Centro studi e documentazione della diocesi di Torino.
Le esperienze di comunità fra parrocchie, in particolare di unità pastorali, sono nate a partire dal 1992. Finora hanno coinvolto circa un centinaio di diocesi italiane. A vent’anni dalla loro nascita qual è la situazione di queste forme di aggregazione?
"L’esperienza delle unità pastorali è in crescita, sia dal punto di vista della quantità che della qualità, cioè della ricerca di forme nuove di aggregazione tra parrocchie che hanno lo scopo di mettere in comune le loro risorse per degli obbiettivi comuni".
Le unità pastorali sono riuscite in questi anni a diventare il motore della nuova evangelizzazione?
"Le forme di aggregazione tra parrocchie sono state e sono tutt’ora un motore della nuova evangelizzazione, soprattutto dove si è riusciti a superare quella mentalità del clero legata a una concezione tridentina, che ha visto nella parrocchia un organismo autarchico. L’unità pastorale nasce invece per essere comunione di valori, non solo di persone. E questo è un tratto della nuova evangelizzazione molto importante, poiché chi agisce da solo non ha futuro".
Il seminario di domani tenterà un primo bilancio dell’esperienza delle unità pastorali, a partire dai dati raccolti da una ricerca promossa dal Cop nel 2010. Quali sono state in questi anni le criticità maggiori?
"Prima di tutto, come ho già accennato, la difficoltà che emerge con più insistenza riguarda la mentalità del clero, restio a volte ad accettare fino in fondo nuove forme di cooperazione reciproca. Ma anche l’assunto di partenza che le esperienze di aggregazione pastorale partano dalla necessità di porre un rimedio alla mancanza di sacerdoti: non è un input positivo, questo; perché l’aspetto centrale delle unità pastorali è la comunione tra il clero e il protagonismo dei laici, in vista della missione sul territorio, non primariamente la scarsità di risorse. C’è poi una difficoltà che riguarda l’elaborazione di progettualità globali e comuni. Nel seminario metteremo assieme le esperienze più significative in questo senso, per cercare un confronto su quanto è avvenuto sinora ed elaborare una riflessione sulla via da percorrere in futuro".
L’aggregazione in unità pastorali continua ad essere una sfida per le parrocchie anche in futuro?
"Lo è senz’altro; una sfida importante ed entusiasmante, perché si basa su tre elementi cardine della pastorale: la progettualità, la comunione e la missione, che ogni diocesi e comunità locale può realizzare a partire dalle proprie risorse".