UNIONE EUROPEA

Occhi puntati su Bruxelles

L’opinione pubblica ha colto la drammaticità del summit a 27

I leader dei 27 Paesi aderenti all’Unione europea sono seduti allo stesso tavolo, per due giorni, per confezionare contromisure credibili ed efficaci alla crisi che attanaglia il continente. Il Consiglio europeo del 28 e 29 giugno (che ne segue un’altra dozzina centrati sugli stessi temi) è stato caricato da grandissime aspettative dagli stessi protagonisti. La recessione – riconoscono tutti i politici Ue – non cede il passo alla ripresa e occorre intervenire a sostegno di tante economie e bilanci nazionali a rischio default. Le proposte più o meno risolutive si sono moltiplicate fino all’incontro di Bruxelles, ma ora si profila il rischio di rimandare ancora una volta decisioni capaci d’invertire la rotta.
Per questa ragione sono risuonate come appropriate le parole di Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, che ha aperto i lavori: "I cittadini dell’Europa intera guardano oggi a Bruxelles, a questo vertice, con grande apprensione, preoccupati che il progetto europeo sia sull’orlo del baratro. Oggi dobbiamo dimostrare che crediamo al progetto dell’Europa". Il politico tedesco ha aggiunto, con la consueta verve: "L’elaborazione di visioni per il nostro futuro comune è indubbiamente un progetto nobile, e a lungo termine abbiamo bisogno dell’unione bancaria, dell’unione fiscale e dell’unione politica. Ma i progetti per il futuro, per dopodomani, per quanto possano essere necessari, non debbono impedirci di vedere le pressanti sfide di oggi". Secondo Schulz, "la capacità di trovare una risposta convincente alla crisi del debito e di puntare sullo sviluppo è divenuta la questione cruciale per le sorti dell’Europa. Nell’asprezza dei negoziati sui dettagli tecnici – ha ricordato – c’è un aspetto che non dobbiamo perdere di vista: è in gioco il nostro futuro comune". Il presidente dell’Eurocamera ha aggiunto: "Nei prossimi 6-12 mesi dobbiamo attivare insieme tutte le misure realizzabili a breve termine per stimolare la crescita, creare occupazione, superare la stretta creditizia e rendere la fiscalità più giusta".
Ecco, dunque, il problema: agire presto e bene per arrestare la "caduta libera" e, quindi, far ripartire il sistema produttivo e finanziario europeo, nonché evitare fallimenti a catena dei bilanci pubblici, con la conseguenza di rendere instabile l’euro e con esso l’Europa comunitaria. Allo stesso tempo, bisogna muoversi con sguardo lungimirante, e con azione coordinata sotto l’insegna delle 12 stelle in campo blu, per varare quegli strumenti che potrebbero evitare in futuro altre recessioni della stessa portata: si richiedono, perciò, passi prudenti ma decisi per puntellare il rigore nei budget nazionali e per promuovere il Patto per la crescita, un fondo salva-Stati adeguato, project bond ed eurobond, senza trascurare – ancora più ampiamente – l’unione bancaria, quella di bilancio e quella politica che, prima ancora delle altre, può fare da garanzia al cammino dell’Unione.
Schulz ha inoltre ribadito un elemento incontrovertibile. "L’Ue istituisce un’unione economica e monetaria la cui moneta è l’euro": il presidente ha citato, dinanzi ai 27 leader, l’articolo 3, paragrafo 4, del Trattato di Lisbona (che i Paesi membri hanno sottoscritto), per ricordare loro che "l’euro è la moneta della Comunità" e che occorre unire le forze per difendere tale valuta, in spirito di responsabilità e di solidarietà.
Le scelte che emergeranno dal summit potrebbero dare la scossa tanto attesa all’Europa, agli Stati aderenti, ai mercati. Potrebbero aiutare famiglie e imprese a risollevarsi. L’opinione pubblica questa volta sembra aver colto la sfida che passa per Bruxelles. E anche i leader devono aver intuito che, mai come oggi, gli sguardi dei cittadini sono puntati su di loro.