L'AQUILA
Il 50° di sacerdozio dell’arcivescovo mons. Giuseppe Molinari
Un "grazie" e la richiesta di continuare a essere sostenuto con la "preghiera". E’ il messaggio trasmesso ieri sera da mons. Giuseppe Molinari, arcivescovo di L’Aquila, nella Messa di ringraziamento per il cinquantesimo di sacerdozio celebrata ieri sera nella basilica di S. Maria di Collemaggio. L’arcivescovo ha detto "grazie" al Signore e ai "tanti ‘angeli’ che mi hanno voluto bene, che mi hanno protetto, difeso, liberato, sostenuto, consigliato, confortato, guidato". "Vorrei ringraziare, in questo momento, in modo particolare il Signore per l’esperienza della visita pastorale qui a L’Aquila. L’avevo iniziata nel 2001. Il sisma ha ricordato l’ha drammaticamente interrotta. Ho potuto riprenderla nel marzo dell’anno scorso. E oggi si conclude ufficialmente".
Il "bisogno" della preghiera. Mons. Molinari ha esordito ricordando "il segreto di questo anniversario di sacerdozio", ovvero "Cristo, Figlio del Dio vivente". "Il mistero del prete ha evidenziato è nella sua povera umanità che continua il mistero dell’umanità di Cristo. Il prete presta a Gesù le parole, le mani, la voce, i piedi, il respiro… perché gli uomini possano continuare a sentire Cristo presente, vicino alla storia di ognuno. E capace di portare luce, grazia, perdono, gioia e salvezza a tutti". È "la certezza dell’amore di Dio per noi come si è rivelato in Gesù Cristo" che "vince ogni paura". Certo, la preghiera è importante, "ed è sempre bella ogni comunità che prega per i suoi pastori, dal papa al vescovo fino all’ultimo dei sacerdoti". "In questi miei cinquant’anni di sacerdozio ha rivelato l’arcivescovo solo il Signore sa quante volte ho chiesto a tutti il dono di una preghiera. E sono certo che è questa preghiera che mi ha sostenuto nel cammino di questi cinquant’anni". Da qui la richiesta ai fedeli convenuti per la Messa di ringraziamento: "Voi, che con la vostra semplice presenza questa sera mi dimostrate tanto affetto (e ciò mi commuove immensamente), continuate a sostenermi con la vostra preghiera. Ne ho un immenso bisogno, oggi più che mai".
"Angeli" per trovare la via. Il presule ha quindi ricordato i volti degli "angeli" che lo hanno accompagnato, a partire dai genitori, dal fratello e dalle sorelle, poi "tutti gli educatori e i sacerdoti, che hanno accompagnato la mia piccola storia e soprattutto la storia della mia vocazione e della mia missione sacerdotale"; i vescovi "che il Signore mi ha fatto incontrare, proprio qui, in questa amata Chiesa dell’Aquila"; i "tanti fratelli e sorelle, giovani e ragazzi", incontrati nel ministero sacerdotale e, poi, in quello episcopale a Rieti e L’Aquila. "Sì, anche i fratelli e le sorelle conosciuti nelle varie parrocchie e i ragazzi e i giovani, ora diventati ‘adulti’ ha riconosciuto mons. Molinari sono stati per me meravigliosi compagni di viaggio e, ognuno a modo suo, ‘angeli’ che mi hanno aiutato a trovare il sentiero giusto e a seguirlo".
Una storia nuova. Infine, un pensiero al terremoto del 2009 e una preghiera "perché dall’immane tragedia del 6 aprile 2009 nasca anche per noi e la nostra città e arcidiocesi una storia nuova. Una storia di solidarietà, di amore e di speranza che sia promessa feconda per la nostra rinascita più vera". "Conoscevo molti di questi fratelli e sorelle: sono stati anch’essi parte viva di questi cinquant’anni della mia storia sacerdotale", ha affermato l’arcivescovo pensando alle 309 vittime del sisma. "Ma mentre prego per loro e per i loro parenti, il pensiero corre alla nostra città e al nostro territorio", ha aggiunto, elevando appunto la preghiera per "una storia nuova" della città e della Chiesa aquilana, partendo dalla "morte di Gesù" che "ha prodotto e continua a produrre attraverso i secoli tanti inaspettati frutti di salvezza". "I miei cinquant’anni di sacerdozio ha concluso portano ormai, per sempre, le stimmate di questa grande tragedia. Io so che queste stimmate ci rendono tutti misteriosamente partecipi del mistero di Cristo, un mistero di morte e di risurrezione".