ATENAGORA
Domani ricorrono 40 anni della morte del Patriarca di Costantinopoli
Nelle prime ore del 7 luglio 1972 in una clinica di Istanbul, all’età di 86 anni, si spegneva il Patriarca della Chiesa ortodossa Atenagora I. Era stato ricoverato in seguito a un caduta che gli aveva procurato la rottura del femore destro. Il cuore non aveva retto.
Con la morte di Atenagora scompariva un grande protagonista del dialogo ecumenico nel XX secolo, fautore convinto della riconciliazione di tutti i cristiani, insieme a Giovanni XXIII e Paolo VI. Tre protagonisti – ha ricordato Benedetto XVI lo scorso 28 giugno nella tradizionale udienza alla delegazione della Chiesa ortodossa di Istanbul – i quali "si fecero promotori di coraggiose iniziative che aprirono la strada a rinnovate relazioni tra il Patriarcato ecumenico e la Chiesa cattolica".
Memorabili gli incontri tra Atenagora e Papa Montini. Il primo storico abbraccio tra il Pontefice romano e il Patriarca degli ortodossi era avvenuto la sera del 5 gennaio 1964 nella sede della delegazione apostolica a Gerusalemme, durante il viaggio (il primo del pontificato) di Paolo VI in Terra Santa. Il secondo incontro a Istanbul, il 25 luglio 1967, nella cattedrale ortodossa di San Giorgio al Fanar, in occasione del viaggio di Paolo VI in Turchia con tappe anche a Efeso e a Smirne. La terza volta a Roma nello stesso anno 1967, nel corso della visita di tre giorni, dal 26 al 28 ottobre, di Atenagora (la prima ufficiale e solenne di un Patriarca di Costantinopoli al Vescovo di Roma), durante la quale il capo della Chiesa ortodossa e Paolo VI si abbracciarono e pregarono insieme nella basilica di San Pietro, alla presenza dei Padri sinodali partecipanti alla prima assemblea generale del Sinodo dei vescovi.
Tre giorni densi di avvenimenti – Atenagora si recò nelle altre tre basiliche patriarcali romane, visitò le catacombe di Priscilla e le Grotte vaticane, sostando in preghiera davanti alla tomba di Giovanni XXIII, ebbe vari colloqui tra gli altri con il card. Agostino Bea, presidente del Segretariato per l’unione dei cristiani – passati alla storia del cammino di avvicinamento delle due Chiese verso l’unità. Tre giorni di grazia ecumenica ai quali contribuì non poco l’entusiasmo del popolo romano, rimasto affascinato dalla figura imponente del Patriarca (quasi due metri di altezza), entusiasmo che si manifestò più volte con largo tributo di applausi "a scena aperta", anche nella basilica di San Pietro, ancora poco avvezza a questo tipo di "esuberanza", allora permessa, se non tollerata, solo nei confronti del Pontefice.
Atenagora era stato nominato Patriarca di Costantinopoli nel 1948. Figlio di un medico greco, aveva studiato teologia in Grecia. Era stato diacono, sacerdote, vescovo ausiliare, quindi nel 1923 metropolita di Corfù, dal 1931 esarca dei greci-ortodossi del Nordamerica e del Sudamerica. Come Patriarca di Costantinopoli era in teoria il capo dei cristiani ortodossi, allora circa 200 milioni, anche se in realtà la sua autorità si esercitava su un’area geografica e umana meno vasta. Tuttavia i fedeli delle altre Chiese ortodosse, pur dipendendo dai propri Patriarchi nazionali, gli riconoscevano un primato onorario e lo consideravano il più importante tra i capi delle Chiese che si separarono da Roma novecentocinquanta e passa anni fa.
Chiesero una volta ad Atenagora che cosa separava ancora la Chiesa ortodossa dalla Chiesa cattolica romana ed egli diede una riposta profonda anche se apparentemente lapalissiana: "Ciò che separa ancora le nostre due Chiese sono nove secoli di separazione". Si prodigò perché le due Chiese fossero sempre più "sorelle". Commentò l’elezione di Giovanni XXIII citando l’Evangelista: "Ci fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni". L’annuncio del Concilio del 25 gennaio 1959 trovò eco favorevole presso il Patriarca che il 17 marzo dello stesso anno inviò il metropolita Jakovos a fare visita a Giovanni XXIII per ringraziare il Papa ed esprimere voti di speranza per la grande iniziativa ecumenica. Vi furono altri contatti tra Roma e Costantinopoli durante la fase preparatoria del Concilio, specialmente dopo che nel 1960 fu creato il Segretariato per l’unione dei cristiani, ma solo nella terza e nella quarta sessione dell’assemblea il Patriarcato poté inviare degli osservatori. Un’altra tappa importante sulla via del dialogo fu l’annullamento il 7 dicembre 1965 delle rispettive scomuniche. Il 29 giugno del 1967, giorno di inizio dell’anno della fede proclamato da Paolo VI, una delegazione inviata dal Patriarca di Costantinopoli prese parte alle solenni funzioni nelle basiliche di San Pietro e San Paolo. Gli incontri poi di Gerusalemme, di Istanbul e di Roma avevano cementato sempre di più la fraternità tra le due Chiese tanto che Atenagora poté affermare nel suo incontro romano con Paolo VI, che salutò come "Fratello santo in Cristo": "Ciò che ci unisce è molto più di ciò che ci separa".