LIBRI E NEW MEDIA
Premio Strega 2012: la tenuta della narrazione cartacea
Anche quest’anno polemiche su polemiche, con la succulenta emozione del testa a testa e del sorpasso, il che non è male per rinnovare il maquillage di un’istituzione, il premio Strega (5 luglio), iniziata nel salotto buono di casa Bellonci nel 1947, e che ogni anno viene dichiarata vecchia bacucca. Come se l’anzianità o la giovinezza fossero di per sé elementi di valore. Ma sorvoliamo sugli umori e andiamo al sodo, ai libri, che non solo sono ancora vivi e vegeti a dispetto del Bradbury di "Fahrenheit 451"- ma si presentano sotto forma scandalosamente cartacea, nonostante le cassandre piangenti sul trionfo del net e dell’E-book.
Ha vinto Alessandro Piperno con "Inseparabili", con 126 voti, dunque, ma già qualcuno perfidamente commenta che in realtà ha vinto la capacità di fuoco (mediatico) della Mondadori, che si è messa in tasca 6 premi Strega su 10 nelle ultime edizioni. Ha vinto anche una concessione ai tempi, e cioè la tendenza al sequel, perché qui continua la storia della famiglia Pontecorvo iniziata con "Persecuzione", Le storie famigliari sono un trend in positivo per la storia della letteratura e anche per lo Strega, perché anche ultimamente, con Pennacchi e Nesi, socialisti, vetero-fascisti, imprenditori penalizzati dalla globalizzazione, intellettuali, hanno sempre parlato e parlano ancora ora del nucleo che bene o male permette all’uomo di esistere e dunque di narrarsi.
Dietro di sole due lunghezze, ecco il romanzo di uno studioso, Emanuele Trevi, che con "Qualcosa di scritto" (Ponte alle Grazie, 124 voti) narra una storia che inizia nel fondo Pasolini creato da una delle icone di un passato irreversibile, Laura Betti e messo a disposizione di un giovane studioso per fare luce sulla morte dello scrittore. C’è da dire che i fondi di documentazione stanno conoscendo una rinnovata importanza mediatica: è notizia di queste ore l’emersione di cento disegni attribuiti al Caravaggio giovane dal fondo Peterzano al castello sforzesco di Milano, che pure era stato rovistato da cima a fondo. Come si vede, il tanto bistrattato spirito del tempo esiste ed è sempre vegeto, ha i suoi ritmi e le sue preferenze. Ma d’altronde anche ai primi del Novecento dava chiari segni di vitalità, perché si assisteva contemporaneamente alla nascita dei dubbi quantistici e della relatività in fisica, della frammentazione relativistica nel cubismo e dell’astrattismo, della scomposizione dell’io nella letteratura. Ma nel romanzo di Trevi non torna in superficie solo un’esistenza privata, perché l’enigma Pasolini e il mistero dell’idroscalo gettano inquietanti ombre anche sul pubblico, sulla politica e su un’intera civiltà che lo scrittore di "Ragazzi di vita" stigmatizzava nei suoi interventi. Tinto di giallo è poi il romanzo terzo classificato, "Il silenzio dell’onda", di Gianrico Carofiglio (Rizzoli, 119 voti), storia di un carabiniere alla ricerca della verità e dell’identità, perché il contatto con il rovente tentacolo della medusa lascia comunque il suo doloroso segno.
La grande tradizione narrativa sarda è invece al centro di "Nel tempo di mezzo", di Marcello Fois (Einaudi, 48 voti), che ha una sua precisa collocazione nella nostra narrativa, con le sue innegabili capacità di legare scansione del tempo e del mito all’interno della scrittura. E, dulcis in fundo, l’unica donna della cinquina, Lorenza Ghinelli, con "La colpa" (Newton Compton, 16 voti) che scava nel dolore della crescita all’interno di una società che non fa sconti, soprattutto ai bambini. Già la presenza di una sola donna e per di più relegata in fondo ha causato malumori, ma a fare da leit-motiv è stata la solita tiritera dell’invadenza senza confini dei grandi editori, per quanto indipendenti possano essere i 400 "amici della Domenica" (all’interno dei quali ci sono anche i precedenti vincitori) e i sessanta lettori scelti dalle librerie. A dirla tutta, sembra la scoperta dell’acqua calda: in un Paese in cui il lobbismo non è dichiarato ma c’è, tutto può fare scandalo e nello stesso tempo sembrare del tutto scontato. Certo che gli editori fanno pressing: la vittoria allo Strega ha fatto sempre vendere molto, ma molto di più, e in un Paese dove si legge poco, piove sul bagnato. Una guerra tra poveri (per numero di lettori)-ricchi (i grandi editori), ma pur sempre una guerra, la cui complessità è aumentata a causa delle fusioni e degli accorpamenti editoriali avvenuti in questi ultimi anni.