CRISI E POLITICA
Una grande scuola di responsabilità, solidarietà, libertà e democrazia
Bisogna mettere mano alla legge elettorale: lo ha sollecitato ancora una volta il presidente Napolitano. Vedremo cosa riescono a fare le Camere, che stanno calendarizzando il tema.
Intanto può essere utile sollecitare tutti ad un bagno di realtà.
A partire da una semplice constatazione: la crisi ormai morde anche sulle situazioni normali.
Aumentano gli sfratti, crollano i mutui, mentre in pochi minuti il caravanserraglio della finanza mondializzata brucia cifre incommensurabili. Apparentemente la giostra sfugge ad ogni possibile logica. Ci sfugge la logica, che poi è quella semplicissima del sistema finanziario che (pretende) di autoregolarsi, ma ne vediamo gli effetti, spesso silenziosi, a volte clamorosi, come in questi giorni: insolvenze, caduta del tenore di vita, per cui basta poco per passare dal benessere alla marginalità.
Ovviamente sono necessarie ed urgenti le iniziative degli Stati e degli organi internazionali, anche se complicate, come dimostra il dibattito in corso ormai da più di un anno in Italia come in Europa.
C’è però un’altra dimensione, che è sempre stata decisiva, in particolare proprio nelle nostre terre. Se ne è sempre parlato poco, perché in qualche modo era pacifica, automatica, veniva data per scontata. È la dimensione della solidarietà orizzontale, breve, vicina, delle famiglie e tra le famiglie. È quel tessuto per cui ti accorgi del disagio, del problema e lo inserisci in una rete, in una relazione, in un quadro. In questo modo anche se non si riesce a risolverlo immediatamente, il disagio, quantomeno lo si può padroneggiare. È un tessuto che nello stesso tempo fornisce a tutti degli elementi di valutazione, per cui nessuno si trova ad essere spaesato e tutti sono investiti della propria responsabilità, a partire da chi più ha.
Lo possiamo chiamare in tanti modi: il tessuto delle famiglie, della comunità, della cittadinanza, che è anche una grande scuola di libertà, di iniziativa, e nello stesso tempo di giustizia e di solidarietà. In una parola di democrazia, quella democrazia non strillata o ideologizzata, ma praticata davvero, superando le tante storture ideologiche e culturali che si sono accumulate come tossine nel corpo sociale. E di cui dobbiamo in fretta liberarci.
Esaurito il ciclo dei macchinoni politici si consumerà in breve anche quello della protesta reattiva, fatta di pulsioni immediate, che pure può sedurre a breve una platea disorientata e per di più giustamente adirata per sprechi e privilegi di vario tenore.