MISSIONI

La bellezza dei doni

Il valore della cooperazione tra le ”Chiese antiche” e le ”Chiese giovani”

"Fede, Parola, Missione. Ho creduto, perciò ho parlato" è il tema della 10ª Settimana nazionale di formazione e spiritualità missionaria, in programma a Loreto dal 26 al 31 agosto. Promossa dall’Ufficio nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese, l’iniziativa è rivolta a direttori degli uffici missionari diocesani e alle loro équipe; ai religiosi e religiose degli istituti missionari; alle ong e associazioni missionarie laicali oltre che a tutti i religiosi e religiose stranieri presenti in Italia e che vogliono comprendere come la Chiesa italiana si approccia all’attività missionaria. Sul piano numerico, sono circa 10 mila i missionari italiani, tra religiosi e religiose in missione, insieme a preti fidei donum e laici dei vari organismi impegnati in "terra di missione". L’Ufficio nazionale ha in cantiere anche un altro evento: si tratta di "Missio Edu", l’esperienza estiva di formazione missionaria rivolta ai giovani variamente impegnati nelle diocesi e parrocchie per la pastorale giovanile e missionaria, oltre che per la Caritas e la Migrantes. Sempre nell’ambito delle proprie attività di promozione missionaria, l’Ufficio ha diffuso all’inizio della settimana lo "Schema di regolamento per i Centri missionari diocesani", che sostituisce il precedente Statuto per i Centri missionari diocesani del 1969. Tale documento è stato approvato dalla Presidenza della Cei il 13 giugno e ora viene affidato alle Chiese locali che potranno organizzare il loro servizio di cooperazione, animazione e formazione missionaria adattando lo Schema alla specifica realtà locale. Luigi Crimella, per il Sir, ha intervistato don Giovanni Cesena sulla 10ª settimana formativa in rapporto alla nuova evangelizzazione e all’"Anno della Fede" che prenderà il via a ottobre.

Su cosa si fonda oggi l’animazione missionaria?
"Il valore odierno dell’animazione missionaria si basa sulla crescita della relazione tra le Chiese, quindi è un ‘valore di scambio’ dove ciascuno dà ciò che ha e ciascuno riceve ciò di cui ha bisogno. Le giovani Chiese hanno molto da dare ma chiedono sostegno, basti considerare le richieste di personale apostolico che formulano, come pure l’esigenza di sostegno materiale. Le ‘nostre’ Chiese hanno invece bisogno di una professione di fede più fresca e coinvolgente".

C’è ancora spazio e disponibilità per le "missioni"?
"Anzitutto bisogna uscire dalla logica del fortino assediato. Non siamo l’ultimo bastione del cristianesimo, ma anzi – al contrario – esso si sta espandendo moltissimo: basterebbe guardare i numeri assoluti di quanti sono i cristiani in Paesi quali Messico, Nigeria, Brasile, nella stessa Cina. Si tratta di cifre superiori alle nostre, in valore assoluto se non sempre in percentuale sul totale della popolazione. Questo sguardo ai ‘numeri’ dovrebbe servire per acquisire una maggiore serenità di valutazione da cui poi far discendere una convinzione: che la nostra Chiesa per essere evangelizzatrice deve continuamente essere evangelizzata. Non possiamo mettere tra parentesi il fatto di essere noi stessi coloro che chiedono e continuamente ricevono il dono della fede".

Questa "serenità" ha delle condizioni per essere acquisita?
"La prima è che gli animatori missionari debbono puntare a una vera profondità spirituale e teologica. Non basta la personale generosità ed esperienza, occorre invece ascolto della Parola, meditazione, riflessione critica e azione. Occorrono anche metodi e tecniche adeguati, che però competono alla valutazione di chi sta sul ‘terreno’ perché debbono essere scelti leggendo la situazione concreta".

Che attinenza c’è tra l’"Anno della fede" voluto dal Papa e la missionarietà?
"La Settimana vuole essere un contributo del mondo missionario a questo ‘Anno della Fede’, e quindi alla nuova evangelizzazione, oltre che all’attualizzazione degli orientamenti decennali sull’educazione. Riteniamo che ci sia una forte connessione, come dice chiaramente il titolo, tra fede-parola-missione. Se la fede c’è non può che farsi parola e annuncio. Si tratta di una risposta all’intuizione di Giovanni Paolo II che la fede si rafforza donandola. Se la doni vuol dire che c’è. Se invece rimane chiusa in te stesso vuol dire che è una fede fragile e che ha bisogno di essere rafforzata".

Quali i contenuti fondamentali della Settimana nazionale di formazione?
"Anzitutto offrire dei contributi significativi sul piano spirituale e motivazionale per educare alla fede educando alla missione, e ciò sia per i religiosi e presbiteri, sia per i laici. In Italia abbiamo molti fedeli laici e molte coppie che fanno esperienze significative di qualche anno proprio per il servizio missionario, e proprio come risposta a una vocazione. La parola di Gesù, ‘andate in tutto il mondo’, trova ancora oggi la disponibilità di persone per le partenze, i progetti, il sostegno. La nostra gente quando si parla di missioni è ancora generosa".