COMECE

Banche, Rio+20, Africa

Il numero di luglio-agosto di ”Europe Infos”

“Europe Infos” nella versione estiva raccoglie una serie di notizie dal segretariato Comece già ospitati nelle edizioni passate di Sir Europa: una riflessione ecumenica sulla politica di coesione europea, la recente pubblicazione del gruppo di studio Comece sulla Bioetica, un commento di Stefan Lunte sul Consiglio europeo di giugno. Accanto a questi compaiono contributi in ambito banche, Rio+20 e Africa, le elezioni presidenziali in Egitto e la sintesi di un intervento del presidente Herman Van Rompuy sul tema dell’Europa unita. L’editoriale è a firma del segretario Piotr Mazurkiewicz “Dalla crisi della zona dell’Euro alla crisi europea?”.

Gestire le banche che non si sanno gestire. Il gesuita Frank Turner analizza il documento che il commissario Barnier ha presentato il 6 giugno sulle prospettive “verso una possibile e futura unione bancaria”: ‘Proposta per una direttiva per definire un contesto per il recupero e la risoluzione degli istituti di credito e di investimento’ è il titolo del “sommario esecutivo – lucido e chiaro – di un documento tecnico di 246 astruse pagine”, spiega Turner. Uno dei nodi da sciogliere è che il principio della sovranità nazionale non permette regimi regolativi capaci di controllare istituzioni attive globalmente interconnesse. Le misure proposte dalla Commissione sono tre: più centralizzazione, vale a dire meglio un livello minimo di sussidiarietà imposto dall’Ue, dove però regolatori nazionali possono intervenire per prendere misure aggiuntive di protezione. Inoltre si introdurrebbe un maggiore controllo reciproco, esercitato da autorità che possono richiedere cambiamenti alle banche, nel senso di una maggiore prudenza, di limitazioni dell’esposizione al rischio, per esempio richiedendo disinvestimenti da certe attività. Si andrebbe anche nella direzione per cui i maggiori azionisti delle banche dovrebbero essere i primi ad sottoporsi al rischio, essendo loro sessi i primi a godere dei profitti. ‘Mutualizzazione del debito’ è la terza proposta, rivolta agli istituti appartenenti a un medesimo gruppo bancario. “L’attuale crisi bancaria”, commenta Turner, “è causata primariamente da una avversione al rischio: non si ha fiducia nell’altrui solidità, ed è quindi logico che si riceva ancora meno fiducia dai consumatori. Le misure intendono ridurre il rischio e quindi ricostruire la fiducia”. La proposta, che è stata discussa al summit di giugno, dovrebbe condurre se non a una unione bancaria, quanto meno a una pur sempre utile “unione di regolatori bancari”.

Rio+20, non esattamente “il futuro che vogliamo”. È a firma del gesuita José Ignacio García un commento all’indomani della conferenza Onu di giugno a Rio sullo sviluppo sostenibile. “Il futuro che vogliamo” è il poco entusiasmante documento conclusivo di un evento che, come il documento stesso, ha catturato poco l’attenzione dei media. Guardando ai vent’anni trascorsi dalla passata conferenza, se “il bilancio è positivo in termini di attenuazione della povertà, esso è certamente negativo sul lato dell’ambiente (in termini relativi)”. Purtroppo le politiche sociali non hanno condizionato l’agenda negoziale, anche perché molti stati membri sono ancora al di sotto della soglia di “trasparenza, buon governo e rispetto dei diritti umani”. Il concetto di “green economy”, che unisce la preoccupazione per l’impatto ambientale dell’attività umana al diritto degli stati a combattere la povertà, a Rio +20 “non è stato ulteriormente sviluppato, non ha messo in moto meccanismi di implementazione, non è stato calendarizzato e non ha ottenuto un budget”. Esso potrebbe invece rappresentare un percorso verso le energie rinnovabili, sistemi di produzione più efficienti e stili di consumi più responsabili. L’UE provata dalla crisi economica, gli USA in clima pre-elettorale, hanno fatto sì che il Brasile conducesse bene la leadership diplomatica “segno di ulteriori cambiamenti nel contesto della leadership globale”.

L’Africa e la salute sessuale e riproduttiva. Theresa Okafor è direttore della Fondazione per l’eredità culturale Africana (Fach), una coalizione nigeriana di 20 Ong della società civile impegnate in attività a favore della vita e della famiglia. In un’intervista rilasciata a José Ramos-Ascensão (segretariato Comece), denuncia come dall’Europa arrivi in questi anni “una visione della cultura, dei valori della morale che ridefinisce radicalmente valori che erano cari agli africani”. Per esempio “a una donna si dice adesso che ha il diritto di decidere che fare del suo corpo, negando l’esistenza di una vita. La libertà e i diritti sono crudelmente male interpretati per cui i diritti di un bimbo non nato sono nelle mani di una donna”. I bisogni reali sono “lo sradicamento di piaghe come la fame, o l’incoraggiamento dell’autonomia attraverso investimenti massicci in sviluppo del capitale umano”. In un Paese in cui il 13% della mortalità materna è dovuta agli aborti illegali, “che senso ha distribuire contraccettivi a donne malnutrite?”. È indicativo il fatto che la Nigeria e l’Etiopia, che hanno un alto tasso di fertilità, rientrano tra le economiche in più rapida crescita, secondo uno studio del Fondo Monetario Internazionale del 2011.