CHIESE IN BREVE

Francia, Irlanda Polonia

Francia: incontro card. Vingt-Trois e presidente Hollande
Laicità, matrimoni gay, cure palliative ed eutanasia. Questi i temi trattati nel corso dell’incontro che il card. André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e presidente della Conferenza episcopale francese, ha avuto martedì 17 luglio all’Eliseo con il nuovo presidente della Repubblica François Hollande. “Abbiamo avuto uno scambio molto libero sulla situazione generale” – ha detto l’arcivescovo Vingt-Trois al quotidiano ‘La Croix’ – e il presidente Hollande si è dimostrato “ricettivo” nei confronti della riflessione cattolica. All’incontro si è parlato di cure palliative perché in mattinata il presidente era andato a visitare la Casa di cura “Notre Dame-du-Lac”, specializzata in medicina palliativa. “Mi ha detto la sua ammirazione per quello che ha visto – ha raccontato il cardinale – e come sia stato impressionato dalla intensità di ciò che si vive in queste case”. Riguardo poi ai matrimoni gay, il presidente della Conferenza episcopale di Francia ha tenuto a sottolineare al presidente Hollande che “il matrimonio non è un mezzo per riconoscere l’autenticità dei legami tra due persone che si amano. È un istituto sociale che assicura nel miglior modo possibile l’educazione dei bambini”. “Non bisogna pertanto confondere gli istituti”. Bilancio dunque positivo del colloquio. Il presidente, ha infatti concluso il card. Vingt-Trois, “conta sul fatto che noi, insieme agli altri (ebrei, musulmani, protestanti, ortodossi, buddisti) esprimiamo ciò che pensiamo e ciò che ci sembra importante per l’avvenire del Paese”.

Irlanda: ad un mese dal Congresso eucaristico
Numeri imponenti sulla partecipazione al 50° Congresso eucaristico internazionale (Iec 2012) che si è svolto a Dublino dal 10 al 17 giugno. A delinearli, ad un mese di distanza, è Anne Griffin, direttore generale che ha coordinato tutto il personale addetto allo svolgimento del Congresso. Un evento che ha richiesto una preparazione di tre anni e che ha visto una partecipazione di 95 mila persone iscritte al programma ufficiale alle quali però vanno aggiunti i milioni di telespettatori che hanno seguito l’evento tramite radio, tv e web broadcast, le migliaia di persone che si sono riversate a Dublino per assistere ai vari appuntamenti e quelle che invece hanno partecipato agli eventi locali promossi nelle parrocchie. Anche il sito web – www.iec2012.ie – ha avuto nei giorni del Congresso eucaristico più di 2.500.000 visite nelle 150 pagine in 7 lingue diverse messe a disposizione per i pellegrini virtuali. 9 sono stati poi i blogger che hanno raccontato l’evento catturando di giorno in giorno pareri, impressioni, esperienze, riflessioni e aneddoti. Ora sul sito si possono guardare immagini, video-interviste, riprese dei momenti principali nonché i testi dei relatori del Congresso. Rivolgendosi a quanti hanno partecipato all’Iec 2012, Anne Griffin conclude: “Grazie ai volontari, agli sponsor, e allo staff. Ma soprattutto grazie a quanti sono stati con noi ed hanno contribuito a fare del 50° Congresso eucaristico internazionale una così meravigliosa esperienza”.

Polonia: giovani europei ricordano la Shoah
“Noi, giovani europei dalla Spagna, dal Portogallo, dalla Germania, dal Belgio, dalla Francia, dall’Italia, dall’Olanda, dalla Svezia e dall’Inghilterra siamo riuniti qui ad Auschwitz con la comunità di Sant’Egidio per ricordare l’orrore della Shoah. Oggi, 16 luglio, ci troviamo davanti al monumento in ricordo delle vittime dello sterminio nazista di milioni di uomini e donne, ebrei, zingari ed altri, membri di gruppi non desiderati. Vogliamo fermarci, riflettere, ricordare”. Lo si legge nell’appello dei 400 giovani europei che hanno partecipato dal 14 al 18 luglio a un pellegrinaggio a Cracovia, in Polonia, con la Comunità di Sant’Egidio dal titolo “Per un mondo senza razzismo e violenza”. Il pellegrinaggio lunedì 16 luglio ha previsto una tappa nei campi di Auschwitz e Birkenau, dove i giovani europei hanno lanciato l’appello. Rispetto alla Shoah, i partecipanti al pellegrinaggio hanno sostenuto: “Questo non è un evento remoto di un passato che non ci riguarda, che non ci sfiora. No, pensiamo invece che questa tragedia ci tocca profondamente, perché tutto questo è successo in Europa”. Il timore è, dunque, che siccome “è accaduto”, “potrebbe accadere di nuovo”. “Ogni volta che nelle nostre città uno straniero subisce una violenza, ogni volta che qualcuno è disprezzato a causa della sua origine, della sua religione o perché è diverso, la via dell’odio e della violenza viene preparata nel cuore degli uomini”, evidenziano i giovani. Perciò, vogliono raccontare ai loro coetanei e alle generazioni future “quanto sia importante escludere ogni forma di razzismo, di discriminazione e di disprezzo verso le persone e la vita umana”. Ad Auschwitz, i giovani hanno ripercorso i passi dell'”ultimo viaggio” di tante persone “per onorare chi è stato vittima di violenza cieca ed a cui è stata tolta ogni dignità umana e la vita stessa”. “Siamo convinti – affermano – del valore assoluto della vita e della vittoria del perdono sulla vendetta. Noi vogliamo vincere il male con il bene. Per questo vogliamo impegnarci attivamente per un’Europa dove tutti possano vivere insieme: un mondo senza razzismo! Un mondo senza violenza!”. “Da Auschwitz – concludono i giovani europei – partiamo più uniti, con la determinazione di voler convincere i nostri coetanei con la forza dell’amore a diventare migliori ed a fare dei nostri Paesi un’Europa di pace”.