L'AQUILA

Simbolo di rinascita

La messa alla riapertura e consacrazione della chiesa di San Giuseppe artigiano

Riapre, nel centro storico di L’Aquila, la "chiesa degli universitari", a poco più di tre anni dal terremoto del 6 aprile 2009. La trecentesca chiesa di San Biagio d’Amiterno, dal 2008 divenuta parrocchia universitaria con il nuovo nome di San Giuseppe artigiano, in seguito al sisma era stata seriamente danneggiata, con uno squarcio nel soffitto, danni al timpano e alle parti interne. "Adottata" da una fondazione privata che ne ha curato le operazioni di ricostruzione e restauro, dopo 18 mesi di lavori questa sera la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo metropolita ne ha ufficialmente decretato la riapertura.

Tutta la città aspetta di poter risorgere. "La chiesa di San Giuseppe, la parrocchia universitaria che risorge, ci richiama alla mente, in modo prepotente, tutta la nostra città che aspetta di poter risorgere", ha affermato l’arcivescovo di L’Aquila, mons. Giuseppe Molinari, nell’omelia della messa per la riapertura e consacrazione della chiesa. "Noi – ha aggiunto – ci auguriamo che questa chiesa universitaria, che riapre le sue porte e torna a pulsare di vita nuova in questo angolo del centro storico della nostra città, sia un simbolo, un auspicio per la rinascita di tutta l’Aquila". Un auspicio accompagnato, tuttavia, dalla domanda: "Perché la ricostruzione tarda così tanto a realizzarsi?". "Perché non ci sono soldi; perché le leggi sono complicate, eccessive e difficili da interpretare; perché l’egoismo dei gruppi e dei singoli uccide ogni doverosa e prioritaria ricerca del bene comune" sono alcune delle risposte ipotizzate dall’arcivescovo. "Ma una risposta in particolare – ha precisato – appare chiara agli occhi di tutti: la ricostruzione non riparte innanzitutto perché siamo divisi, perché tra gli aquilani le contrapposizioni di ogni genere hanno avuto la meglio su ogni altro progetto di rinascita. E allora viene spontaneo augurare a questa parrocchia universitaria di San Giuseppe artigiano di essere un centro d’iniziative religiose, culturali e pastorali per tutti i giovani universitari che vivono nella nostra città". L’augurio di mons. Molinari è che questa parrocchia diventi "sempre di più il centro propulsore dal quale possa irradiare una cultura nuova, una cultura di pace, di dialogo, di rispetto reciproco, di confronto sereno".

Un’avventura straordinaria. Il presule ha ripercorso il cammino che ha portato all’"adozione" della chiesa dopo il terremoto e, prima ancora, quello che l’ha resa parrocchia universitaria. Quando la Fondazione Roma "prospettò la possibilità di un intervento di restauro che interessasse una Chiesa del centro storico, particolarmente visibile per storia e significatività pastorale, e soprattutto che si configurasse come intervento esclusivo", la scelta dell’arcivescovo cadde sull’edificio "più prossimo alla cattedrale di San Massimo", ovvero l’antica chiesa di San Biagio, divenuta parrocchia universitaria il 20 luglio 2008. E qui il secondo ricordo, quello dell’istituzione del luogo di culto, appunto, come "parrocchia universitaria". "I padri gesuiti, ai quali va tutta la riconoscenza della nostra comunità diocesana – ha detto mons. Molinari –, avevano deciso di lasciare L’Aquila. E chiudendo definitivamente la loro casa si concludeva anche la storia della benemerita ‘Cappella universitaria’. In quel momento ho avvertito, certo illuminato dall’alto e guidato da Gesù Buon Pastore, che come vescovo dovevo, a nome di tutta la Chiesa aquilana, prendermi in prima persona la responsabilità della pastorale universitaria, perché – come ebbi a dire il giorno dell’apertura di questa chiesa – è una paternità che non posso delegare ad altri". Circa 30 mila erano i giovani universitari presenti in città, con i quali "cominciò un’avventura straordinaria, ricca di abbondanti e meravigliosi frutti sul piano spirituale", interrotta tragicamente la notte del 6 aprile 2009. "Il 5 aprile 2009 alla sera, nella messa solenne della Domenica delle Palme, erano presenti tanti giovani. E fu, per alcuni di loro, l’ultima messa, l’ultima Eucarestia", ha sottolineato l’arcivescovo. "In questo momento vogliamo pensare anche a loro, ricordarli, sentirli vicini, dire loro che non li abbiamo dimenticati. Ricordiamo la loro gioia, la loro fede, la loro goliardica spensieratezza, il loro incredibile amore alla vita. E a loro – ha concluso – raccomandiamo questa chiesa, questa parrocchia universitaria che risorge".