ECUMENISMO

Fermare il degrado

Sull’etica sociale la 49ª sessione estiva del Sae

"Per crescere, non è sufficiente incontrare l’altro, ma occorre che si crei un’inderogabile armonia". Lo ha detto stamattina, il pastore avventista Daniele Pispisa, aprendo la seconda giornata della 49ª sessione estiva del Sae, in corso a Paderno del Grappa (Tv). "Talvolta – ha aggiunto -, quando stiamo insieme a chi non condivide le nostre idee, ci comportiamo come dei cantanti che, sebbene intonati, cantano contemporaneamente melodie diverse e inconciliabili; talvolta convergiamo sulla stessa melodia, ma la eseguiamo in tonalità differenti: il risultato è comunque sgradevole. Altre volte raggiungiamo il risultato di cantare all’unisono: riusciamo a mettere da parte i propri particolarismi essendo disposti a ‘perdersi’ nella melodia dell’altro, riconoscendo in lui una ricchezza di cui noi non siamo capaci". Ma "se l’orchestra è diretta dal grande Maestro, ognuno potrà permettersi di cantare contemporaneamente una melodia diversa, generando una piacevolissima armonia! Uniti nella diversità!".

La persona al centro. La giornata è proseguita con una tavola rotonda sul tema "L’etica sociale nelle Chiese". "La questione morale è avvertita come di particolare urgenza nel momento attuale, in cui sembra che non ci sia limite al degrado etico, sociale, culturale nel quale è sprofondata la nostra Italia. Un degrado che non riguarda solo il nostro popolo, ma che nel nostro Paese viene vissuto da molti con particolare sofferenza, anche perché esso viene spesso addebitato a una mancata formazione all’etica civile e sociale di cui grande responsabilità porterebbe la comunità cattolica". Lo ha sostenuto don Giovanni Cereti, teologo cattolico. Il teologo ha evidenziato che "la riflessione sull’etica civile e sociale è stata presente in tutti i secoli" nella Chiesa cattolica, ma è stata "particolarmente viva a partire dall’Ottocento, con lo sviluppo della dottrina sociale della Chiesa, ma anche con l’affermarsi di un impegno di solidarietà manifestato attraverso le società di mutuo soccorso, le cooperative, i sindacati e una presenza dei cattolici nella vita politica e civile". Don Cereti ha anche illustrato le "tematiche centrali dell’etica sociale come sono presenti nel Concilio Vaticano II e nella teologia contemporanea", che pongono "la persona umana al centro di tutto, nella sua dignità, nella sua libertà, e nel rispetto della sua coscienza". "Esiste – ha affermato – un’interdipendenza fra il singolo e la società, si deve riconoscere l’eguaglianza fondamentale fra le persone". In campo economico-sociale, è indispensabile "il primato del bene della persona e del suo lavoro". Il teologo ha sottolineato "la funzione sociale della proprietà e la necessità della condivisione, innanzitutto attraverso il pagamento delle imposte, perché si possa provvedere alle mille necessità della società attuale". "Tutto questo – ha sostenuto don Cereti – può essere realizzato attraverso un dialogo e una collaborazione fraterna fra i cristiani di tutte le Chiese, fra i credenti di tutte le religioni e fra tutti gli uomini di buona volontà, perché si possa raggiungere quel pieno sviluppo della persona e della comunità umana che i credenti riconoscono essere nel piano di Dio sulla nostra umanità".

La responsabilità dell’individuo. "L’etica luterana è basata sul concetto antropologico della Riforma che il peccatore è giustificato; non pretende di esprimere un valore definitivo rilevante per la salvezza, ma vuole dare spazio al più grande giudizio di Dio", ha spiegato Holger Milkau, decano della Chiesa evangelica luterana in Italia. "L’etica luterana – ha chiarito – è un’etica personale radicata nella chiamata alla responsabilità dell’individuo per il suo ambiente e per la sua società e non vuole guadagnare un merito per la salvezza attraverso il proprio impegno, ma esprime invece la consapevolezza del dono della salvezza ricevuta". "L’interdipendenza tra la legge e la libera risposta – ha continuato – condiziona il concetto dell’etica luterana. Due cose fondamentali restano: incentivare lo spirito dell’umanità alla luce della giustificazione del peccatore e insegnare l’amore come comportamento principale e più nobile del cristiano in tutti i campi dell’impegno etico".

Rispetto dei diritti. "Il grande nucleo del magistero sociale contemporaneo della Chiesa ortodossa – ha spiegato l’archimandrita Evangelos Yfantidis, vicario generale della diocesi ortodossa d’Italia e Malta del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli – è composto dai discorsi sociali dei vertici del mondo ortodosso, i patriarchi ecumenici di Costantinopoli, specialmente Bartolomeo". "Il Patriarcato ecumenico non smetterà di lottare per il rispetto dei diritti degli uomini e dei popoli. Per noi ortodossi – ha chiarito – la libertà, la giustizia, l’uguaglianza dei diritti politici, il diritto della diversa opinione, la possibilità di accesso all’informazione senza impedimento, la copertura dei bisogni necessari della vita, la possibilità dell’istruzione e della cultura spirituale, la libera comunicazione tra persone e popoli, la libera circolazione di beni sono importanti componenti della vita dalle quali nessun uomo possa essere escluso, indipendentemente da colore, nazionalità o lingua".