POLITICI E STATISTI
In tempi difficili c’è un bisogno più forte di figure di grande statura
Anche il presidente del Consiglio Mario Monti ha ripreso (a Mosca, alla vigilia dell’ennesima tempesta finanziaria) una considerazione ormai famosa di Alcide De Gasperi: gli statisti guardano alla prossima generazione, i politici alle prossime elezioni. Strano rapporto quello degli italiani e dei politici italiani con De Gasperi. I primi a liquidarlo sono stati forse gli stessi democristiani della cosiddetta "seconda generazione", mentre perché gli antichi oppositori comunisti ne riconoscessero la grandezza è dovuto in sostanza crollare il muro di Berlino (e l’Urss). Ora, finalmente un po’ tutti concordano nell’assegnargli un posto d’onore tra i "padri della Patria".
E con questo riconoscimento, che data ormai da qualche anno, cresce la nostalgia per una generazione di politici che hanno saputo ricostruire l’Italia e arricchire il Paese prima che le loro famiglie. Vale un po’ la stessa legge delle imprese familiari: famiglia "povera", impresa ricca, o viceversa.
La frase di De Gasperi, che Monti ha citato, vale nella sua interezza. Non significa che abbiamo bisogno di statisti e non di politici, ma degli uni e degli altri.
E questo è il vero punto. A meno che non si decida di sospenderle per un turno, come fa il giudice sportivo con i calciatori "cattivi": le elezioni ci sono. Si dovrà arrivare, se vogliamo essere seri ed efficaci come Unione europea, a sincronizzare le elezioni politiche nazionali, cercando di concentrarle in anni alterni con quelle per il Parlamento europeo. Le elezioni (nazionali) ci sono e servono buoni politici per vincerle e così fare legittimare buone politiche pubbliche, dato che le scelte strategiche sembrano obbligate. Se poi ci sono anche statisti, che sanno vedere lontano e costruire consenso in modo lungimirante, meglio.
Questo vale in particolare per l’Italia, con il suo dibattito spesso sopra le righe.
Molto semplicemente e schematicamente, in vista della scadenza della legislatura e di fronte alla conclamata necessità di una riforma elettorale, il problema italiano è articolare proposte politiche adeguate e di conseguenza aggregazioni coerenti. La questione è aperta e si intreccia con quella del futuro politico dell’Unione europea, l’una e l’altra alla base appunto del tormento dello spread, che in buona sostanza definisce il differenziale tra due Europe.
Mentre ci auguriamo che spunti lo statista, i buoni politici di cui abbiamo bisogno si possono misurare dalla capacità di istruire e di rispondere alla questione di un’offerta politica adeguata alle molteplici sfide di oggi e dell’immediato futuro.
Certo De Gasperi e quelli della sua generazione, che ha attraversato l’Europa e tanti regimi politici, può aiutare. Nel senso della sobrietà, prima di tutto, e poi della capacità di mirare all’essenziale, e infine nel senso di responsabilità: De Gasperi e tanti come lui, hanno saputo pagare di persona. E andarsene, anche quando, come all’indomani del controverso esito delle elezioni del 1953, avrebbero potuto resistere, vincolati alla poltrona.