CHIESE CRISTIANE

Russia, Grecia, Anglicani

Russia: il Patriarca Kirill sulle relazioni con Roma
Negli ultimi anni c’è stato un significativo miglioramento nei rapporti tra la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica romana ma “ciò non significa che i tradizionali problemi teologici che abbiamo ereditato dal passato, non siano significativi. Vuol dire che come ortodossi e cattolici, la nostra attenzione è focalizzata su temi d’attualità che interessano l’esistenza del cristiano moderno”. Lo ha detto il patriarca Kirill di Mosca e di tutte le Russie incontrando il 22 luglio a Mosca, nella sua residenza ufficiale presso il Monastero San Daniele, il presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica d’Italia, Mario Monti, nella sua prima visita ufficiale in Russia. Uno dei temi che cattolici e ortodossi avvertono cruciali – si legge in un lungo resoconto del Patriarcato sull’incontro – è “la crisi spirituale causata dalla erosione dei valori morali tradizionali”. Da qui l’impegno di entrambe le Chiese per “difendere la posizione cristiana nello spazio pubblico”. Il patriarca Kirill ha ricordato che un luminoso esempio di tale collaborazione è stata la questione “Lautsi contro Italia” sulla presenza del crocifisso nelle scuole italiane. La Chiesa ortodossa russa e il governo russo hanno partecipato attivamente al processo di revisione della decisione iniziale della Corte europea dei diritti dell’uomo contro la presenza dei crocifissi nelle scuole. “Siamo molto lieti che la Grande Camera della Corte europea di Strasburgo ha respinto la richiesta della signora Lautsi, che ha toccato i sentimenti religiosi di un vasto numero di persone”, ha detto il patriarca Kirill. Al premier Monti il patriarca ha anche parlato di crisi economica: “Siamo preoccupati per la situazione economica che si è sviluppata nel vostro Paese. Ci auguriamo che, come economista di fama, capo del governo italiano, farà tutto il possibile per alleviare le sofferenze del suo popolo e migliorare la situazione economica”. Ed ha aggiunto: “Siamo convinti che, oltre a motivi puramente tecnici, che portano ad una crisi, ci sono alcune ragioni fondamentali, e, naturalmente, oggi siamo più preoccupati per la dimensione spirituale e morale della crisi”.

Grecia: la Chiesa paga le tasse
Una lunga e dettagliata lettera per chiarire l’entità del pagamento delle tasse, il sistema di remunerazione del clero e la diffusione nel Paese di opere sociali e caritative. È stata inviata dall’arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, Geronimo, al primo ministro greco, Antonis Samaras, ai leader dei partiti in Parlamento, agli ambasciatori greci presso i Paesi dell’Unione europea, ai direttori delle agenzie europee e a tutti i gerarchi della Chiesa di Grecia per “inquadrare le cose nelle loro dimensioni reali e fermare la diffusione irresponsabile di informazioni erronee e stereotipate così come la creazione di impressioni distorte contro la Chiesa ortodossa di Grecia”. Non è la prima volta che la Chiesa ortodossa di Grecia scende in campo per fare luce sulla sua situazione fiscale e rispondere alle critiche che appaiono spesso sui media europei, a fronte di una crisi economica senza precedenti che sta colpendo il Paese. Riguardo alle imposizioni fiscali, nel comunicato si legge che “le esenzioni fiscali più recenti della Chiesa ortodossa, come tutte le religioni riconosciute in Grecia, sono state definite” da una legge del 2010. Dopo quindi aver precisato le entità delle varie imposizioni, nel comunicato la Chiesa greca fa sapere di aver versato nel 2011 un totale di oltre 12 milioni di euro di tasse. Riguardo poi alla remunerazione del clero da parte dello Stato, la Chiesa precisa che si tratta di un obbligo definito dallo Stato stesso nel 1833 quando il 65% dei beni posseduti dalla Chiesa furono ceduti allo Stato. Nella lettera, si ricorda anche che la Chiesa di Grecia, nell’ottobre del 2010, ha partecipato alla ricapitalizzazione della Banca nazionale di Grecia con un importo di 27 milioni di euro. E si precisa che la Chiesa di Grecia non ha entrate finanziarie di provenienza commerciale e di imprese commerciali. La lettera poi dedica un intero paragrafo ad elencare tutte le opere sociali sostenute dalla Chiesa in Grecia, sottolineando come nel 2011 hanno potuto beneficiare dei diversi aiuti circa 6 mila persone e che nel 2010 le varie agenzie della Chiesa ortodossa di Grecia hanno dispensato aiuti caritativi e sociali per un totale di 96 milioni di euro.

Anglicani: la prima donna vescovo in Africa
Mentre in Inghilterra il dibattito sull’episcopato femminile all’interno della Chiesa anglicana è in una fase di stallo dopo il nulla di fatto all’ultimo Sinodo, la Chiesa anglicana del Sud Africa (Acsa) ha compiuto lo storico gesto nominando il primo vescovo donna anglicano del continente. Si tratta del reverendo Ellinah Ntombi Wamukoya, 61 anni, eletta vescovo di Swaziland. La sua elezione avviene nel momento in cui la Chiesa anglicana del Sud Africa – che comprende anche Angola, Mozambico, Namibia, Sudafrica e Lesotho – celebra i 20 anni della ordinazione delle donne al sacerdozio come presbiteri e vescovi deciso dal Sinodo nel 1992. Quando la sua elezione sarà confermata dai membri del Sinodo dei vescovi, il reverendo Wambukoya diventerà la 24a vescovo donna della Comunione anglicana. Le Chiese membro che hanno designato o eletto donne vescovo ad oggi sono: Nuova Zelanda e Polinesia, Australia, Canada, la Chiesa episcopale, Cuba e ora Sud Africa.