ILVA TARANTO

La dignità dei lavoratori” “

Una grande testimonianza che con quella della città ha scosso e fatto riflettere l’intero Paese

Alle luci dell’alba dell’ultimo sabato di questo luglio, le ansie dei lavoratori tarantini sembrano dipanarsi in un clima di momentanea distensione. L’interpretazione effettiva dell’ordinanza di sequestro e degli arresti, ha consentito di allentare la rivolta operaia nel capoluogo ionico, che i quotidiani nazionali hanno ormai bollato come città dell’acciaio.
Gli inquirenti, alla stampa, hanno asserito la necessità improrogabile di un tale passo e, al contempo, che lo spegnimento degli impianti non è imminente né tantomeno semplice. Così, con i nervi più saldi, è possibile addentrarsi con maggiore padronanza nel dedalo del caso Ilva. In buona sostanza non si potevano ignorare i morti di tumore, le vittime dell’inquinamento, né si poteva oscurare il disastro ambientale in sé, come le gravi accuse rivolte agli esponenti di spicco della dirigenza, delle quali dovranno rispondere. Ma la chiusura, se ci sarà, è comunque rimandata.
Di quello che è avvenuto in queste ore raccogliamo la dignità e la tenerezza dei lavoratori. Scesi a presidiare, sotto il sole cocente, per difendere lo stipendio. Senza eccessivi disordini, se si considerano le migliaia di persone coinvolte.
Un occhio attento però non può non notare la prudenza delle istituzioni e dei politici nel presentarsi ai manifestanti, il pudore dei sindacati, i rischi degli operatori della stampa per le vie di Taranto. La solidarietà arriva per lo più dal canale asettico dei comunicati stampa. Nel mucchio i coraggiosi sono pochi. È come se tutti temessero il linciaggio. Sì perché gli operai sono stufi di essere presi in giro. Non si sentono rappresentati. Anni di accuse, di polemiche e di promesse. Sono soli!
È improbabile ricavare adesso una ricetta salvagente per la città, si spera solo che chi ne ha facoltà abbia finalmente a cuore questa gente e questa terra senza mandare allo sbaraglio le vittime del dramma. Gli operai non potranno uscire fuori dal pantano tirandosi per i capelli.
Per questo, la magistratura ha oggi dei grandi meriti. In una Taranto che è lo specchio del Paese, dove tanta gente ormai non va più a votare, dove i più hanno smarrito l’orgoglio e l’appartenenza, dove i politici vengono indistintamente circoscritti nell’ombra del sospetto, si è risvegliato qualcosa, anche solo per paura, ma è un nuovo inizio. Per anni si è elemosinata l’attenzione nazionale sull’Ilva. Ma niente. Se ne sono visti di giornalisti e di troupe televisive a Taranto, ma per ben altri fatti di cronaca che non occorre menzionare.
Un inizio che non deve arenarsi. "Non vi lasceremo soli", ha detto l’arcivescovo Santoro ai dipendenti Ilva. Perché la voce di questi primi 12.000 potenziali disoccupati non si attenui nel tempo serve la voce e l’impegno delle loro mogli, dei loro figli, serve la voce degli ambientalisti, dei politici, degli ammalati di cancro, di tutti i tarantini, la voce delle parrocchie e delle associazioni. Serve la regione Puglia, serve l’Italia. Occorre una coscienza nuova per il bene comune. Serve di più! Profetiche ancora una volta le parole dell’arcivescovo alla celebrazione del precetto pasquale nello stabilimento siderurgico.
"Sarei felice – aveva detto – che dal livello più semplice delle nostre chiacchierate al bar, a quello più tecnico dei tavoli con la politica e sindacati, non si paventasse più lo scambio tra lavoro e salute; disoccupazione e difesa dell’ ambiente. Il Signore non ci chiede di scegliere tra lavoro e ambiente ma ci dona l’intelligenza e la creatività per difendere il lavoro e per custodire l’ambiente e la vita".
L’appuntamento è il 3 di agosto per il riesame.