OLIMPIADI

La più bella medaglia

Quella di sentirci tutti fratelli non solo per qualche giorno di spettacolo e di euforia sportiva

Alla fine, come era lecito aspettarsi, le sorprese non sono mancate in questa inaugurazione dei Giochi londinesi. L’evento di apertura, sempre meno parata sportiva, sempre piu’ show musicale dai mille effetti speciali, anche stavolta ha lasciato ammutoliti gli ottantamila dello stadio Olimpico. Tanto humor english, condito da un esercito di star di ieri e di oggi, sotto il protettivo sguardo della Regina Elisabetta, il cui Giubileo per i 60 anni di regno (non è un record sportivo anche questo?) coincide con i Giochi più tecnologici della storia. E a proposito di storia, ci sono spot legati all’immaginario collettivo dell’Impero britannico, sapientemente mixati dalla regìa dal premio Oscar Danny Boyle. Così le immagini dell’ultimo 007 Daniel Craig si confondono con le suggestioni geniali di Charlie Chaplin, il "sacro" Shakespeare ha preceduto il "profano" Harry Potter, mentre per celebrare l’era dei social network alla fine fa la sua comparsa anche Tim Berners-Lee, padre del web.
Dopo un’ora e mezza di spettacolo, ecco sfilare gli atleti, 205 nazioni con la nostra orgogliosissima Valentina Vezzali che sventola il tricolore, ormai vicina alla mezzanotte, e con la cerimonia che si chiude con i 7 giovanissimi atleti britannici invece dell’ultimo tedoforo e la leggendaria voce di Paul McCartney che manda tutti a casa con il suo "HeyJude".
Tutto bello, tutto perfetto in questa Londra blindata, che celebra la sua festa ma allo stesso tempo tiene una capitale sotto assedio, per timore di attentati terroristici. Poi però cominciano le gare e con esse ci si augura cominci ad aleggiare per il villaggio a Cinque Cerchi ultrasponsorizzato, ma anche un po’ in tutto il mondo grazie a tv e web, quello spirito olimpico che fatalmente si mischia con una crisi globale e brutale, che toglie il respiro, che sta lasciando senza lavoro una generazione e ne strappa intere porzioni a quella precedente, che continua, lei sì, a stabilire record su record al ribasso, scuotendo i mercati finanziari e cambiando il corso della storia.
Saranno fatalmente le Olimpiadi dello spread, della voglia del riscatto da cui qualcuno si augura si possa ripartire, per guardare di nuovo in faccia l’economia reale, per provare a vivere in rimonta, per non farci annichilire dal disastro globale. Da una parte vorremmo vedere, infatti, ancora quel messaggio che il barone De Coubertin amava tanto: lealtà, partecipazione, spirito di squadra e un pizzico di cavalleria. Dall’altra, speriamo tutti che questo enorme carrozzone ci regali una sferzata di ottimismo, che le imprese degli atleti possano servirci per vivere meglio la nostra olimpiade quotidiana, piena zeppa di ostacoli, di penalità e di asticelle da superare.
La più bella medaglia sarebbe quella di riscoprirci ancora fratelli, almeno nello sport, allontanando quelle continue divisioni legate alla legge della convenienza e del profitto che continuano a creare muri invisibili eppure sempre più impenetrabili.
Buona Olimpiade a tutti!