OLIMPIADI

Il sorriso e la grinta

Lo sport è anche per la promozione della donna in una società in cui ha difficoltà a esprimersi

Siamo ormai giunti alle ultime battute dei Giochi Olimpici di Londra 2012, che si concluderanno domenica 12 agosto. Tanti i temi che si vanno proponendo. Massimo Lavena, per il Sir, ne ha parlato con Elio Trifari, giornalista tra i massimi esperti mondiali di storia delle Olimpiadi e del Movimento olimpico.

Come si tanno rivelando i Giochi della XXX Olimpiade?
"Il ritorno in Europa per il Movimento olimpico favorisce sia la partecipazione sia la qualità rispetto a Pechino e probabilmente anche rispetto alle future gare di Rio 2016. Sul piano organizzativo Londra ha sforato un po’ il budget ma ha incanalato le gare secondo linee abbastanza soddisfacenti: sia dal punto di vista della qualità che per tutto lo sport mondiale. Tutto sommato il livello partecipativo è elevato senza essere becero, la presenza britannica ha fatto esplodere un senso ed un orgoglio notevole anche laddove non ci sono prospettive di vittoria, c’è una predisposizione alla buona qualità anche sull’interazione con il pubblico, compresa la vastissima presenza di tifosi esteri a Londra. Forse c’è stato un problema iniziale per la dissennata politica di distribuzione dei biglietti agli sponsor, corretto in corsa dall’organizzazione che ha risolto in fretta i vuoti sugli spalti, ma non è il problema principale di Londra".

La partecipazione della prima atleta dell’Arabia Saudita che risvolti ha a livello sia sociale sia per il movimento Olimpico in generale?
"L’impatto è anche dovuto ad una significativa politica del Cio di promozione dello sport femminile: continua a mantenere l’anomala posizione rispetto alle federazioni internazionali, di riequilibrare il numero di gare maschili rispetto a quelle femminili a favore di queste ultime bloccando al contempo il numero di partecipanti a diecimila, diecimila cinquecento, e le donne stanno arrivando al 50% dei partecipanti. È un risultato straordinario se si pensa che agli albori il Comitato olimpico internazionale le donne non le voleva nemmeno. Il problema dell’emancipazione è forse un po’ ghettizzante e settario, ma dal loro punto di vista, della donna araba che partecipa ai Giochi (ma già nel 1984 Nawal el Mouttawakel, marocchina vinse i 400 hs a Los Angeles, una vera rivoluzione), questo tentativo coerente di emanciparsi rispetto alle proprie condizioni di vita, alla stratificazione sociale locale si può realizzare anche attraverso lo sport. Quanto si realizzi effettivamente, quanto sia significativo in loco, non muta il problema che resta quello della riqualificazione del ruolo della donna in tutte le società nelle quali la donna è in ritardo, e direi che anche nella nostra Italia non è così tanto avanti. E quindi lo sport è molto importante come mezzo di promozione della donna, in una società nella quale ella abbia difficoltà ad esprimersi a tutti i livelli".

Resta anche a Londra 2012 il problema del doping…
"Tralasciando il personaggio Schwarzer, non credo siamo davanti ad una chimera: il doping è sempre un passo più avanti rispetto a coloro che lo combattono. Questo per definizione: io prima scopro il sistema per imbrogliare, poi c’è chi trova il sistema per scoprire come ho imbrogliato. Ora ci sono anche tesi estreme, anche di alto livello, che dicono che visto che in determinati sport si dopano tutti, facciamo quegli sport senza antidoping, ma lo sport ha tante caratteristiche, una di esse, oltre l’universalità del linguaggio e la semplicità delle regole, è quella della certezza del risultato. Lo sport ha senso perché io vinco perché sono il più forte. Se una squadra ha vinto perché ha fatto più punti di un’altra non ci vuole un tribunale per decidere che la seconda debba rigiocare la partita. Se queste consuetudini di fondo che sono norme di attuazione delle regole sportive vengono meno, viene meno la certezza e la credibilità dello sport. Questa battaglia deve essere condotta e vinta, al di là che sia Schwarzer il dopato o l’ultimo dei qualificati per i Giochi olimpici".