FUGA DOCUMENTI VATICANO
Rinvio a giudizio per Paolo Gabriele e Claudio Sciarpelletti
Rinvio a giudizio per Paolo Gabriele, l’ex aiutante di camera di Benedetto XVI, e per un tecnico informatico in forza alla segreteria di Stato vaticana, Claudio Sciarpelletti. Questa la decisione del giudice istruttore Pietro Antonio Bonnet, che ha accolto le richieste del promotore di giustizia vaticano Nicola Picardi dichiarando la "parziale chiusura dell’istruttoria". L’accusa, per il primo, è furto aggravato, mentre il tecnico informatico è accusato di favoreggiamento. La sentenza di rinvio a giudizio è stata pubblicata questa mattina, assieme alla requisitoria del promotore di giustizia. "Nella sentenza e nella requisitoria è scritto con chiarezza che l’indagine continua sia nei confronti dei due imputati sia per altre persone, e per una serie di altri reati”, ha precisato il portavoce vaticano, p. Federico Lombardi, in un briefing con i media, riprendendo la sentenza, nella quale Bonnet riconosce come "le indagini, che non hanno ancora portato piena luce su tutte le articolate e intricate vicende", si siano "dispiegate in varie direzioni".
Capace d’intendere e di volere. Paolo Gabriele era stato arrestato lo scorso 24 maggio, nel corso dell’indagine per la fuga di documenti riservati, che aveva portato a una trasmissione televisiva e alla pubblicazione di un volume ad opera del giornalista Gianluigi Nuzzi. All’aiutante di camera del Papa, che tuttora si trova agli arresti domiciliari, erano state trovate diverse copie di documenti coincidenti con quelli pubblicati dal giornalista, e lui stesso dopo aver negato tutto, nei giorni precedenti all’arresto, durante un incontro della Famiglia pontificia aveva ammesso di essere la fonte di Nuzzi, pur senza aver "mai ricevuto denaro o altri benefici". Nelle deposizioni riportate nella requisitoria Gabriele ha affermato di sapere che "il possesso di tali documenti è cosa illecita", ma pure di sentirsi "infiltrato" dello Spirito Santo, "sicuro che uno shock, anche mediatico, avrebbe potuto essere salutare per riportare la Chiesa nel suo giusto binario". Il "maggiordomo", nel corso delle indagini, è stato sottoposto a due perizie psichiatriche una d’ufficio guidata da Roberto Tatarelli dell’Università "La Sapienza" di Roma e l’altra, chiesta dai difensori, affidata a Tonino Cantelmi che sono giunte a opposte conclusioni circa la sua capacità d’intendere e di volere. Per Tatarelli il cui giudizio è stato fatto proprio dal promotore di giustizia e dal giudice istruttore Gabriele ha "elementi marcatamente distonici della personalità", con "un profondo bisogno di ricevere attenzione e affetto da parte degli altri" e "può essere soggetto a manipolazioni". Ciononostante, la sua condizione, ad avviso dello psichiatra, "non configura un disturbo di mente tale da abolire la coscienza e la liberà dei propri atti": da qui il rinvio a giudizio.
Per l’informatico ruolo "marginale". Dalla requisitoria emerge che nel corso delle perquisizioni nell’abitazione di Gabriele sono stati rinvenuti anche un assegno di centomila euro intestato al Papa per le sue opere di carità, una pepita presunta d’oro e una traduzione dell’Eneide stampata nel 1581, appropriazioni che egli ha attribuito alla "degenerazione" del suo disordine. "Marginale" come l’ha definito p. Lombardi appare invece il ruolo del tecnico informatico, arrestato il 25 maggio e posto in libertà provvisoria il giorno dopo: l’accusa è di favoreggiamento per "le differenti, contraddittorie dichiarazioni rese", che hanno recato intralcio alle indagini. Oltre ai contatti con Gabriele, nella sua scrivania è stata rinvenuta una busta con documenti utilizzati dal giornalista, ma non vi sono prove circa il suo diretto coinvolgimento nella vicenda.