DISABILI
”Falsi invalidi”: Inps e media chiamati a maggior responsabilità nei controlli e nell’informazione
Alla fine del 2012 saranno 800 mila le posizioni controllate dall’Inps nell’ambito delle verifiche straordinarie sulla permanenza dei requisiti sanitari nei confronti delle persone titolari d’invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità avviate nel 2009. A dispetto delle intenzioni, però, il piano sembra non avere raggiunto gli obiettivi preventivati: secondo le stime più accurate, infatti, il risparmio si attesterà all’1% della spesa per le prestazioni d’invalidità civile rispetto ad un tasso annuo d’incremento del 3,5%. Chi sembra avere pagato lo scotto maggiore sono invece le migliaia di persone disabili chiamate a controllo, come testimoniano anche le segnalazioni che ci sono giunte: richieste di documentazione risalente a decenni addietro, visite fissate a ridosso delle lettere di convocazione, spostamenti richiesti a persone in grave stato di disabilità, sospensioni delle indennità senza motivazioni univoche. Per fare il punto della situazione, a pochi mesi dalla chiusura delle verifiche, Riccardo Benotti per il Sir ha intervistato Cristiano Gori, docente di politica sociale all’Università Cattolica e consulente scientifico dell’Istituto per la ricerca sociale.
Si può tracciare un bilancio del piano di verifica dell’Inps?
"La percentuale di ‘falsi invalidi’ individuata è stata scarsa. Le difficoltà a cui sono stati sottoposti i ‘veri’ disabili, invece, sono state significative anche se di questo aspetto non si parla. In realtà, il vero impatto di questa campagna è a livello di lascito culturale. Se dovessimo sintetizzare i risultati numerici ottenuti ci troveremmo di fronte ad un basso numero di revoche rispetto all’elevato costo organizzativo di una verifica spesso condotta contro ogni logica, come nel caso delle persone disabili gravi che sono state chiamate a dimostrare la loro condizione. D’altra parte, mai come in questi ultimi tre anni si è parlato di disabilità sui media italiani. Tuttavia il racconto mediatico non ha evidenziato le difficoltà che incontrano le persone disabili nella società italiana e la necessità di operare per una vera parità di diritti, piuttosto è sembrato che il solo problema riguardante la disabilità sia riconducibile alle frodi".
Lo stereotipo del "falso invalido", sbandierato da molti mezzi di informazione, può avere degli effetti negativi nella rappresentazione sociale della disabilità?
"In Italia, se si gira per le strade, non si vedono persone disabili o se ne incontrano pochissime. Ma basta andare a Londra, ad esempio, per trovarne invece molte. In realtà, non è che ci siano meno persone disabili in Italia: da un lato, girare in sedia a rotelle nel nostro Paese è un’impresa ardua; dall’altro, culturalmente, si tende ancora oggi a relegare le persone disabili in casa. In Italia è difficile parlare di persone con disabilità e dei loro diritti. Se poi, su questo substrato, s’innesta una simile campagna informativa, che non è interessata allo scarso riconoscimento dei diritti delle persone disabili ma al caso dei ‘falsi invalidi’, allora la situazione degenera ulteriormente. La collettività, infatti, non sarà più interessata alla condizione di vita delle persone disabili e si formerà l’idea che la disabilità è collegata alla truffa ai danni dello Stato. Paradossalmente le persone disabili, oggi, non possono più rivendicare i propri diritti di cittadini ma devono limitarsi a dimostrare di essere davvero disabili. È un cambio radicale di prospettiva il vero lascito di questa campagna".
Perché è difficile affrontare il tema della disabilità in Italia?
"Nella società di oggi, con gli ausili e la tecnologia a disposizione, anche la persona con una grave disabilità può fare tante cose e compiere un numero considerevole di azioni quotidiane. Il problema, nel nostro Paese, è l’eredità culturale e la visione politica al di là dello schieramento di partito. La prima campagna di verifiche, senza questa aggressività verbale ma condotta in modo simile, risale infatti al 1996 con il governo Prodi. Sarebbe scorretto affermare che non esistono ‘falsi invalidi’ ma la loro presenza è il sintomo dell’assenza di adeguati meccanismi di accertamento. In particolare l’indennità di accompagnamento, per via dei criteri poco definiti, si presta ad essere assegnata a interpretazione della Commissione medica. Mettere in campo questa campagna agendo sul sintomo, senza andare alla causa, non ha molto senso".
In quest’ultimo periodo si è sviluppato un acceso dibattito legato alla riforma dell’Isee, che rischiava di andare a colpire anche le persone che percepiscono un’indennità di accompagnamento…
"Secondo la delega del precedente Governo, si sarebbe dovuta erogare l’indennità di accompagnamento non soltanto in base all’esigenza ma anche in relazione alle condizioni economiche. L’attuale Governo ha escluso però questo punto. In linea di principio, il Governo e le associazioni delle persone disabili si muovono nella stessa direzione rispetto al tema dell’indennità di accompagnamento e dei parametri Isee. Bisognerà soltanto capire come verranno tradotte in pratica queste intenzioni comuni".
Se guardiamo i numeri, si scopre che circa 3 indennità di accompagnamento su 4 sono percepite da persone anziane. Si può rispondere in altri modi all’invecchiamento della popolazione?
"Una misura simile all’indennità di accompagnamento è prevista in tutti i Paesi europei, sebbene con differenti modalità di erogazione. È necessario stabilire criteri più chiari legati al bisogno e non al reddito, perché si tratta di un diritto di cittadinanza. Poi si potrebbe pensare ad un importo graduato in base alle esigenze, alla possibilità di ricevere dei servizi e di assumere badanti regolari e formate. In tal senso, sarebbe necessario riformare questa misura di assistenza. Se ci si limita a controllare le persone che già la ricevono, con i meccanismi attuali, non migliorerà di certo la situazione".
Il welfare italiano è capace di rispondere davvero ai bisogni delle persone con disabilità?
"Le difficoltà sono tante, in particolare per i disabili adulti. Sono numerosi i temi che andrebbero affrontati ed è per questo che spiace la lotta ai ‘falsi invalidi’: la stessa mobilitazione e la stessa energia profusa sarebbero potute essere impiegate per dare il via a riforme sostanziali, che avrebbero permesso di migliorare l’erogazione delle misure di sostegno e di evitare utilizzi impropri".