UNIONE EUROPEA

Ostacoli da rimuovere

Politica, economia e diritto: quali risposte alla crisi?

Il già accidentato percorso della moneta unica e, più complessivamente, quello dell’integrazione europea, rischiano di complicarsi ulteriormente al rientro dalle ferie. Anche volendo sposare la tesi dell’ottimismo e della irreversibilità dell’euro – tante volte proclamata dalle istituzioni Ue, dalla Bce e da vari leader nazionali – si confermano alcuni scogli che dovranno essere superati a breve, ossia entro il 2012, pena il pericolo dell’implosione comunitaria.
Il primo problema è, ovviamente, quello politico. La crisi che da almeno quattro anni tiene sotto scacco l’Europa, la sua economia, le sue imprese, i suoi lavoratori e, dunque, le sue famiglie, richiederebbe anzitutto una ritrovata volontà dei governi degli Stati membri di "fare squadra" per perseguire congiuntamente quelle azioni che gli stessi Paesi dell’Unione hanno delineato in sede di Consiglio Ue, col sostegno parallelo di Commissione ed Europarlamento. Al Consiglio di fine giugno era scaturito un ampio accordo con diversi capisaldi: scudo anti-spread, fondo salva-Stati permanente, patto per la crescita, unione bancaria, unione economica e di bilancio. Grandi mete, verso le quali erano già stati intrapresi alcuni passi di rilievo nei mesi precedenti, che ora, messe nero su bianco, divenivano impegni da realizzare coerentemente.
Purtroppo però, passata l’euforia del summit, spenti i riflettori sulle roboanti dichiarazioni confezionate per le opinioni pubbliche di ciascun Paese, erano emersi, sin dai primi giorni di luglio, tanti distinguo, interpretazioni restrittive degli accordi raggiunti, mezzi ripensamenti, possibili rinvii. Non a caso l’Euroassemblea, riunita a Strasburgo all’inizio di luglio, aveva suonato la campanella d’allarme: una risoluzione approvata a larghissima maggioranza sottolineava i pericoli insiti nei tentennamenti e nei tempi diluiti decisi al summit, intimando alla Commissione di avanzare già da settembre proposte operative sugli argomenti trattati dal Consiglio del 28 e 29 giugno, senza attendere oltre. È possibile che il presidente dell’Esecutivo, José Manuel Barroso, raccolga la sfida e presenti in emiciclo, durante la plenaria di inizio settembre, qualche progetto definito.
Ma lo stillicidio di dichiarazioni provenienti dai politici europei sotto la calura estiva, talvolta contrastanti tra loro, non ha certo contribuito a chiarire se tra i Ventisette esista realmente la volontà di procedere, tutti uniti, verso una soluzione in primo luogo "politica" rispetto alla crisi. Qui le oggettive, generalizzate difficoltà economiche e finanziarie si aggiungono infatti ai legittimi interessi nazionali, al peso delle stesse opinioni pubbliche, alla tenuta dei governi in carica (Spagna e Grecia fanno i conti con possibili instabilità interne), all’imminenza di tornate elettorali (la Germania soprattutto ma anche l’Italia andranno al voto nel 2013). Una serie di incontri bilaterali tra i leader Ue, tra la fine di agosto e l’inizio del prossimo mese (che coinvolgeranno Merkel, Hollande, Rajoy, Samaras, Juncker, Monti, Draghi, Barroso, Van Rompuy…), potrebbe sciogliere una parte di questi interrogativi.
Gli indugi della politica si assommano però – ed è il secondo nodo da sciogliere – alla recezione in sede nazionale dei provvedimenti stabiliti in Europa. In questo senso il problema più grosso rimane il pronunciamento della Corte costituzionale tedesca sulla compatibilità del nuovo fondo salva-Stati (Esm) con l’ordinamento della Germania: il pronunciamento – rilevantissimo sia sul piano giuridico che politico – è atteso per il 12 settembre.
Nel frattempo – terzo elemento di tensione – proseguono le pressioni dei mercati finanziari, le preoccupazioni inerenti il debito sovrano e i dati dell’economia reale: Eurostat ha certificato nei giorni scorsi l’ennesima curva al ribasso del Prodotto interno lordo di vari Paesi, fra i quali l’Italia.
Risulta ancora una volta evidente che le strade della politica, del diritto e dell’economia devono tornare a incrociarsi in senso virtuoso, per plasmare quelle risposte che i mercati, ma prima ancora i cittadini Ue, si attendono dall’Europa.