EUROPA E CRISI
Meeting di Rimini: un confronto su fragilità e potenzialità dell’Ue
Maggiore unità politica, integrazione "non come necessità indotta dalle circostanze ma come scelta" e solidarietà finanziaria: è questa, in sintesi, la ricetta proposta da Luis Miguel Poiares Maduro, direttore del Global Governance programme (Ggp) dell’European University Institute (Eui), affinché l’Europa possa uscire dalla crisi che l’attanaglia. Ex avvocato generale presso la Corte di Giustizia europea a Lussemburgo (tra il 2003 e il 2009), Maduro è intervenuto oggi al Meeting in corso a Rimini, parlando sul tema "Europa: una nessuna e centomila".
Per l’esperto la domanda cui rispondere oggi è: "perché è così difficile per l’Europa reagire alla crisi?". Diverse le risposte che non sono solo legate alla crisi del debito ma anche, e soprattutto, ad una crisi di identità dell’Europa e delle sue democrazie. "La crisi del debito ha spiegato Maduro nasce dal fatto che alcuni Stati hanno peccato di disciplina fiscale ed economica che ha generato un debito pubblico insostenibile con conseguenze negative anche per altri Stati. La responsabilità della crisi ha aggiunto -, che ha legami coi mercati finanziari, viene attribuita a flussi di capitali senza restrizione che hanno, prima promosso un eccessivo credito in alcuni Stati, e poi, con la fuga da quegli stessi Stati, una corsa al debito". Tutto ciò sta a dimostrare che "le politiche fiscali di uno Stato provocano un impatto negativo su altri Paesi e che i flussi di capitali non sono più controllati dalle democrazie nazionali e ciò rende difficile l’assunzione di scelte politiche". Il punto debole dell’Europa è, ha sottolineato il direttore del Ggp, "l’esistenza di un’autorità politica troppo diffusa – le politiche dell’Unione, infatti, dipendono dalle politiche nazionali – che non ha compreso a pieno le conseguenze della interdipendenza europea e globale". Come uscire, allora, dalla crisi? Esiste una roadmap che indichi la giusta direzione? Lungi dal puntare solo sulla "proposta di unione fiscale con regole più severe, applicazioni precise e più controllo o sull’urgenza di una maggiore integrazione" l’esperto ha ravvisato come indispensabile "la solidarietà finanziaria collegata al benessere generato dai processi di integrazione europea. Una maggiore unione politica che usi non solo il bastone, cioè regole severe, ma anche la carota, ovvero incentivi positivi. Si torni è stato l’auspicio di Maduro – a idee comuni non basate sulle identità nazionali. L’Europa non deve essere percepita dai cittadini come dittatura ma come idea di passione".
Il rischio del vuoto e del buio. E di mancanza di fiducia e di passione ha parlato Mario Mauro, capo delegazione Pdl al Parlamento europeo che, nel suo intervento, ha opposto "il sogno degli Stati Uniti di Europa dei padri fondatori e il senso di responsabilità da avere in questo tempo drammatico alla mancanza di fiducia che nella storia passata dell’Europa ha provocato scontri epocali". "Fuori di una visione politica comune non può esserci che il vuoto ed il buio" ha dichiarato Mauro per il quale "un’Europa priva di passione è destinata al conflitto come testimonia la nostra storia". A farne le spese oggi sarebbero i 500 milioni di europei, dei quali ben 75 milioni sono giovani. "Per costoro ha detto il capo delegazione – siamo obbligati ad avere una visione comune e a battere i pugni sul tavolo non a favore di interessi nazionali ma dell’Europa". A preoccupare il politico è il crescente populismo in molti Paesi dell’Ue. "Ci sono partiti che potrebbero prendere le redini di Stati membri con tripla A, non segnati quindi dalla crisi, che potrebbero chiamarsi fuori dall’Europa impedendole il ritorno alla competitività. Serve una prospettiva di bene. L’Europa sarebbe l’economia più solida del mondo se non avesse tutte queste contraddizioni e se fosse stata una federazione. Superare i nazionalismi è possibile attraverso la cessione di governabilità e l’innovazione istituzionale". Da qui un forte appello al mondo della politica: "sono coscienti i partiti che si nascondono dietro la foglia di fico di governi tecnici della necessità di fare riforme strutturali per evitare il bagno di sangue? E’ tempo di sostenere imprenditori e famiglie per fronteggiare il nazionalismo crescente. La paura genera lo scontro, l’incontro genera fiducia. Ciò che ci unisce deve essere più grande di ciò che ci divide". Le parole di Mauro sono state riprese da Antonio Tajani, vice presidente della Commissione europea e commissario responsabile per l’industria e l’imprenditoria, che ha invocato "l’Europa politica e non della burocrazia. La diversità delle anime europee non sono elementi di divisione ma di ricchezza. Le nostre radici sono comuni" ha concluso ribadendo quanto detto in apertura dei lavori dal moderatore Marco Bardazzi, caporedattore centrale de La Stampa: "ripartire dalla storia europea che non è solo Euro, spread e fondi salvastati. L’Europa è un’orchestra citazione della cancelliera tedesca Angela Merkel – che deve suonare insieme ancora oggi e far sentire la sua musica nel mondo infondendo fiducia – quella che ogni Paese è disposto ad accordare ad altri Stati membri e speranza".
a cura di Daniele Rocchi, inviato Sir al Meeting di Rimini