MEETING DI RIMINI

La strada della felicità

Passa attraverso una libertà totale che ha profonde radici nella fede

Sull’uomo nella sua compiutezza di essere vivente e come individuo cui spetta la libertà di esercitare i propri diritti fondamentali si è incentrata, ieri 24 agosto, la penultima giornata del Meeting di Comunione e Liberazione in corso a Rimini.

Una promessa di felicità. L’incontro su la "vita come esigenza di felicità" è stato introdotto da Andrea Simoncini, docente di Diritto costituzionale all’università di Firenze, che ha spiegato come "il valore di un essere umano" sia "nella sua potenzialità". L’esperienza umana "ci dice che non esiste oggetto capace di colmare il bene dell’uomo", "irriducibile ad una misura" in quanto "negli uomini c’è desiderio, c’è anima: la natura del bene umano è aspirare all’infinito". Della nascita come "promessa di felicità che si compie per chi guarda la realtà" ha parlato Elvira Parravicini, neonatologa alla Columbia University di New York. Nel corso dell’esperienza, "ho capito che potevo dare tutto di me come medico", ha detto Parravicini, ma che "la vita di quei piccoli bambini è nelle mani di un Altro, che decide vite, ore e minuti". La neonatologa ha ideato e portato avanti salvando, finora, cinquanta bambini che sarebbero stati abortiti a seguito di diagnosi prenatale, il metodo del "comfort care", che prevede l’accoglienza dei neonati e l’accompagnamento alle famiglie nella seppur breve vita dei piccoli pazienti affetti da malattie e malformazioni cosiddette "incompatibili con la vita".

Tra due infiniti. Breve o lunga che sia la loro vita, secondo Parravicini, "i bambini hanno diritto a essere accolti, tenuti al caldo, non patire fame e sete e non soffrire il dolore: non allunghiamo o accorciamo la loro vita a piacimento nostro, ma cerchiamo di farli stare bene. Loro ci sono, esistono, sono rapporto col mistero che li ha chiamati alla vita". Così come i genitori hanno il diritto di godere della loro compagnia: "è impossibile colmare il vuoto della morte di un bambino, ma possiamo stare accanto alle famiglie che vivono questo dolore. Il nostro lavoro è dialogo con mistero che ci parla attraverso la realtà e i nostri pazienti. Ogni nascita – ha concluso – rappresenta, comunque, la vittoria della bellezza e della verità sul limite, la menzogna e la morte". Sul neonato dal punto di vista biologico, ma anche morale, giuridico e umano, si è soffermato Orlando Carter Snead, direttore del Center for Ethics and Culture dell’università statunitense di Notredame. "Ogni neonato riflette la nostra umanità comune ma indica anche Colui che ha reso possibile tutto. In senso temporale, il neonato è tra due infiniti: il suo rapporto si estende a ritroso nel tempo, arrivando fino ai nostri antenati, ma si protende anche nel futuro. Un neonato ha una personalità giuridica completa davanti alla legge, può ereditare proprietà ed esercitare diritti".

Una dimensione piena. Di uno dei diritti umani universali, quello alla libertà religiosa, hanno discusso il card. Jean Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, Nassir Abdulaziz Al-Nasser, presidente dell’assemblea generale dell’Organizzazione delle nazioni unite, e il ministro degli affari esteri Giulio Terzi di Sant’Agata. A proposito del "diritto fondamentale più spesso violato", il card. Jean Louis Tauran ha sottolineato che alcuni diritti umani "sono diventati diritti internazionali solo dopo la seconda guerra mondiale". Rievocando che nel secolo scorso sono stati uccisi 45 milioni di cristiani, il presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso ha detto che "l’uomo è per natura religioso, un mondo senza Dio è un mondo disumano" e che "se le tutte le religioni rappresentano movimenti dell’uomo verso Dio", nel caso di giudaismo e cristianesimo "è Dio che ha fatto irruzione nella vita e nella storia dell’uomo". Il cardinale ha poi lanciato un invito a "perorare la causa dell’uomo integrale nella sua dimensione pienamente umana e pienamente trascendente: l’uomo è grande nella misura in cui fa della sua vita una risposta all’amore di Dio".

La via migliore per la pace. Certo del fatto che "la diversità può creare sinergie e forti legami che servono a sconfiggere sfide che ci accomunano e a trovare armonia" si è detto il presidente dell’assemblea generale Onu Nassir Abdulaziz Al-Nasser: "dobbiamo prendere atto dei vantaggi della diversità. Che devono unire nella creazione di una famiglia umana più pacifica e tollerante. La libertà di pensiero e il rispetto per gli altri favoriscono il rispetto. Le stesse Nazioni unite sono state create – ha spiegato – partendo dal presupposto che è il dialogo la via migliore per la pace. Senza armonia tra i gruppi sociali è impossibile garantire uno sviluppo economico sostenibile". Al-Nasser ha poi fatto un appello a "costruire ponti forti a sufficienza per sostenere il peso delle nostre differenze". Di valori fondamentali dell’uomo come "baricentro" ha parlato il ministro Giulio Terzi, evidenziando che in politica internazionale il tema della religione è stato "per troppo tempo emarginato". Se negli ultimi vent’anni in Bosnia Erzegovina i cattolici sono stati dimezzati, e nel mondo il 30% della popolazione non è libera di praticare la propria religione, convertirsi ad un altro credo o non credere affatto, lo spirito della libertà, ha concluso Terzi, "non può essere segmentato in libertà principali e altre di ‘serie b’: la libertà è un concetto onnicomprensivo e abbraccia anche la religione".

a cura di Lorena Leonardi, inviata Sir al Meeting di Rimini