POLITICA E ISTITUZIONI
Dalle ”torbide manovre” e dalle polemiche ai molti e gravi problemi del Paese
Con un comunicato ufficiale durissimo il Quirinale ha fermamente denunciato le "torbide manovre" che ormai da settimane s’intrecciano sulle intercettazioni telefoniche della procura di Palermo. Tutto il caravanserraglio di una certa politica, infatti, sta ormai da settimane speculando su una vicenda che formalmente non avrebbe dovuto neppure esistere, come ha ricordato a suo tempo lo stesso capo dello Stato sollevando conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale. Siamo così ai presupposti di quello che sempre il Quirinale ha denunciato come un vero e proprio, pur "risibile", tentativo di "ricatto".
La politica italiana e, soprattutto, il cosiddetto dibattito politico italiano è una cosa da sempre molto particolare. Da sempre si nutre più che dei fatti, delle idee, dei programmi e della responsabilità di metterli in atto, di retroscena, complotti veri o presunti, dossier, trame più o meno oscure. In tempi tranquilli è semplicemente folklore latino e la conseguenza è semplicemente una cronica instabilità politica sia pure nella stabilità degli assetti di fondo. In tempi più complicati porta al rischio di collasso. Oggi ci siamo vicini. Per questo bisogna fare molta attenzione.
In questi giorni è scomparso un personaggio poco noto al grande pubblico, Reginald Bartholomew, che ha raccontato dei contatti Usa ai tempi di Mani Pulite. Nonostante siano passati vent’anni e tutti stiano decretando la fine della cosiddetta Seconda Repubblica nata proprio da quei fatti, in realtà siamo sempre alle prese con la questione del riordinamento istituzionale e dell’equilibrio tra i poteri dello Stato. Per usare una parola alla moda lo "spread", il differenziale che si rileva tra questi deve essere ricondotto alla fisiologia costituzionale.
Grande impresa, si dirà. Ma al fondo della crisi e delle persistenti anomalie italiane, al fondo del fatto che, anche dopo la caduta del Muro di Berlino il sistema politico non possa essere ricondotto a una classica polarizzazione di tipo medio-europeo, affonda forse qui le sue radici.
È allora il tempo di andare oltre, di andare avanti. Bene ha fatto il capo dello Stato ad appellarsi alla Corte Costituzionale.
Abbiamo bisogno di chiarezza nei rapporti tra le istituzioni. Questo certamente non significa assenza di conflitti. Il conflitto politico, il conflitto di potere è fisiologico, se si svolge in un quadro chiaro e se non mette a repentaglio il sistema.
Per questo bisogna guardare avanti, voltando pagina.
A questo esercizio necessario per non impantanarci nelle nostre contraddizioni nazionali ha spronato nei giorni scorsi il cardinale Bagnasco. "È necessario stringere i ranghi dell’amore al Paese – ha detto alla festa della Madonna della Guardia -. È l’ora di una solidarietà lungimirante, della assoluta concentrazione sui problemi prioritari dell’economia e del lavoro, della rifondazione della politica e delle procedure partecipative, della riforma dello Stato".